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Trento
12 ottobre | 13:35

"L'Ia non potrà mai scrivere e cantare come Franco Battiato". Il produttore Stefano Senardi su musica, intelligenza artificiale e 'band fantasma': "Serve urgente regolamentazione"

L'intervento "a gamba tesa" dell'Intelligenza artificiale nel mondo della musica rischia di rivoluzionare sia il lato artistico che quello commerciale della produzione musicale: l'analisi, cono uno sguardo alle potenzialità ma anche ai rischi, del produttore discografico e presidente onorario del Club Tenco Stefano Senardi

TRENTO. "Intelligenza artificiale e musica? Da un lato un'opportunità, come tutte le forme di progresso, e dall'altro una potenziale fucina di rischi e pericoli: su tutti quello di minare l'autenticità e l'animo umano racchiuso nella canzoni".

 

Questa, in estrema sintesi, l'analisi di Stefano Senardi - tra i più noti produttori discografici italiani, già direttore della CGD East West (Warner Music Group), presidente della PolyGram Italia e fondatore dell’etichetta NuN Entertainment, ma anche presidente onorario del Club Tenco – che intervistato da il Dolomiti riflette su una delle questioni più spinose e, bisogna dirlo, anche affascinanti: l'intervento "a gamba tesa" dell'intelligenza artificiale nel mondo della produzione musicale.

 

Attraverso piattaforme dedicate infatti, e senza particolari competenze informatiche, è possibile generare canzoni con voci e sonorità "perfette" e che potrebbero finire direttamente in un album. Ma anche testi, arrangiamenti, colonne sonore, e a scendere fino alla copertina dell'album. A far scalpore, di recente, il caso dei "Velvet Sundown": una band che nella realtà non esiste ma che ha collezionato più di un milione di ascoltatori mensili su Spotify grazie a brani composti "artificialmente".

 

Al di là dei singoli casi sempre più numerosi, come vedremo poi, il dibattito generato dal tema è ampio, e tocca questioni creative, etiche ma anche legali su cui riflette Senardi, con lo sguardo di chi, nel corso della sua carriera, ha avuto a che fare con la "vera musica", collaborando con veri e propri "mostri sacri" tra cui Franco Battiato, Paolo Conte, Madonna, Pino Daniele, fino a Vinicio Capossela, Zucchero e Jovanotti.

 

“Quando ci troviamo a confrontarci con progressi tecnologici in linea generale - inizia a spiegare Senardi - credo ci siano sempre due facce della medaglia: indubbiamente vantaggi enormi, ma anche rischi altrettanto grandi. È evidente che da un lato oggi, anche chi non è musicista talentuoso, ma ha una certa dimestichezza con la tecnologia, può generare canzoni d’impatto, e che lo strumento è anche un'opportunità per chi ha talento ma non dispone di grandi mezzi: basta infatti un computer per ottenere sonorità e arrangiamenti che richiederebbero risorse importanti. Dall'altro lato c'è il rischio di minare l'autenticità e l'originalità dei prodotti, togliendo quel respiro umano indispensabile nelle canzoni”.

 

Il produttore spiega infatti come anche l'errore, nella musica, sia qualcosa di fondamentale dal momento che è spesso proprio dalle imperfezioni che si generano quelle “combinazioni fortunate” che fanno nascere brani in grado di regalare emozioni all'ascoltatore. Sacrificando questo margine sull'altare della perfezione “artificiale”, osserva il produttore, si rischia di perdere un aspetto fondamentale della musica.

 

“Il vero pericolo, dome dicevo, è minare l’autenticità della produzione musicale. Il rischio – prosegue – è quello di andare incontro ad un appiattimento totale della musica, questo a maggior ragione se ogni dinamica viene corretta e portata alla perfezione. Penso poi che quando anche ispirazione e interpretazione vengono delegate a un algoritmo, si perda quella componente più umana dell’arte. L’emozione è propria dell'essere umano, infatti. Le faccio una battuta: credo che l'Ia non potrà mai scrivere e cantare come Franco Battiato, per citare uno dei grandi con cui ho collaborato. Insomma, non si può pensare di rinunciare a quei fattori che danno un’anima ai dischi e alle canzoni”.

 

Sull'onda di questa riflessione, chiediamo a Senardi un commento sul fenomeno delle “band fantasma”, ossia di quei gruppi ascoltabili sulle piattaforme digitali, ma dietro cui si cela solo l'intelligenza artificiale.

 

Alcuni spunti di riflessione? Secondo un'analisi fatta dalla piattaforma Deezer, ogni giorno vengono caricati sulla piattaforma circa 30 mila brani realizzati interamente o parzialmente con L'Ia: parliamo del del 28% del totale delle tracce pubblicate quotidianamente. E ad agire è stata anche la piattaforma Spotify che il mese scorso, stando a quanto comunicato, ha eliminato 75 milioni di canzoni composte con l’Ia, annunciando l'introduzione di un filtro per regolare l'uso delle voci clonate e un sistema per informare gli utenti sul ruolo dell'Ia nelle canzoni e garantire una maggiora trasparenza.

 

“Oggi vedo una produzione pericolosissima di brani realizzati con l’intelligenza artificiale: cresce di giorno in giorno – prosegue il produttore – perché è uno strumento che tutti possono usare, senza regolamentazioni. Il risultato è la diffusione di milioni di brani che finiscono per oscurare quelli nati dal vero talento. Riguardo alle band fantasma, a perderci sono proprio i musicisti e gli artisti di talento, quelli che lavorano davvero nella musica. Mi faccia tornare al tema della composizione: molti ritornelli passati alla storia sono nati casualmente, da un momento d’ispirazione umano, spesso dal vivo. Penso che l’Ia potrà forse imitare quei processi, ma non sarà mai la stessa cosa dal punto di vista emotivo”.

 

Al di là dell'analisi del fenomeno, scegliamo di portare “a terra” la questione, chiedendo a Senardi quali a suo avviso possano essere le conseguenze concrete di questa deriva sulla produzione musicale, e di conseguenza sul lavoro degli artisti e delle persone operative nell'ambito.

 

“Personalmente credo che, per quanto riguarda i grandi artisti, il pericolo sia relativo dal momento che la loro originalità e valore rimarrà intatto. Chi rischia davvero – osserva – sono però i musicisti di talento che lavorano, ad esempio, per la realizzazione delle colonne sonore per il cinema, la tv, o per i documentari. Per risparmiare, infatti, si potrebbe scegliere di affidarsi all’intelligenza artificiale, sacrificando però la ricchezza e la varietà del risultato artistico. E il pubblico stesso, abituandosi a un suono standardizzato, finirà per accettare l’appiattimento come normalità”.

Raccogliendo l'assist, e rovesciando quindi il paradigma, invitiamo Senardi a riflettere proprio sugli ascoltatori e sull'effetto che l'inflazione di canzoni “artificiali” può avere su di loro.

 

“È chiaro che il pericolo di abituarsi all'appiattimento e all'omologazione è alto e per questo motivo serve una regolamentazione urgente, seria e molto rigida sull'utilizzo dell'Ia nella musica. Se accettiamo la coabitazione – riflette il produttore – tra musica umana e artificiale, allora è indispensabile che debba essere dichiarato quando un brano non è creato da un artista reale, in modo che l'ascoltatore sappia cosa sta ascoltando, mettendolo a confronto con la musica prodotta da esseri umani. Un'altra cosa che voglio sottolineare è questa: è giusto anche prevedere delle ricompense per le fonti da cui l'intelligenza artificiale attinge per creare. Tutto questo si riassume in una questione di rispetto, sia nei confronti di chi produce musica, sia di chi la fruisce”.

 

Alla luce del suo ruolo di presidente onorario del Club Tenco – fondato a Sanremo nel 1972 da un gruppo di appassionati per promuovere e sostenere la “canzone d’autore, ossia la canzone di qualità”, con il Premio Tenco che andrà in scena al Teatro Ariston dal 23 al 25 ottobre prossimi – chiediamo a Stefano Senardi quale sia la linea assunta dal Club per confrontarsi con questo fenomeno, sempre più impattante e diffuso.

 

“Posso darle il mio punto di vista personale, dal momento che siamo in molti. Dobbiamo chiederci – spiega – come tutelare la grande musica d’autore, e come trasmetterla anche a livello didattico. Ma non possiamo neppure restare indietro: i tempi cambiano, e serve il coraggio di abbattere certi muri. Il mio auspicio è che il Club Tenco continui a custodire la memoria storica, ma resti anche aperto alle nuove tendenze e alle generazioni future”.

 

Un ultima battuta Senardi la dedica al suo impegno costante nella promozione della cultura musicale: dopo numerosi appuntamenti nel corso dell'estate, il produttore sarà infatti protagonista di altre tre tappe: il 20 ottobre nel piacentino a Roveleto per presentare il suo libro La musica è un lampo, il 20 ottobre  ad Imperia dell'incontro 50 anni di storie e di musica in cui Eugenio Finardi si esibirà in duo acustico con il chitarrista Giuvazza, il 23 ottobre alla sede del Club Tenco a Sanremo quando parteciperà all'Incontro nazionale delle rassegne e dei premi della musica d’autore contemporanea e il 20 novembre al  Théâtre des Variétés del Principato di Monaco quando presenterà il documentario Pino Daniele. Nero a metà

 

"Non mi fermo mai, quest'impegno per me è come una medicina (sorride, ndr) sia personale ma anche per il prossimo. Non c'è niente di meglio – conclude il produttore –  della musica per unire e condividere la memoria delle cose belle, soprattutto in un momento così delicato e drammatico. Vedo quest'attività come una passione necessaria, ma anche incontrollabile, e questa appunto si proietta in incontri diversi ma uniti dallo stesso spirito".

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