"Basta col turismo dei panorami, occorre valorizzare i luoghi", l'associazione: "Inquietante silenzio sull'abbandono della chiesetta di Santa Maria Maddalena"
Elvio Pederzolli, presidente dell'Associazione Culturale Trentino Storia Territorio: "Ora è tutto silenzio, ma quel silenzio pericoloso, che sa solo di abbandono: vivere di soli panorami, per quanto bellissimi, vuol dire promuovere futilità, mentalità da mordi e fuggi, poca attenzione e poco rispetto. Al contrario, raccontare i territori vuol dire valorizzare, coinvolgere, e inserire nel racconto non solo i panorami, ma luoghi e persone"

RIVA DEL GARDA. Il comunicato firmato da Elvio Pederzolli, presidente dell'Associazione Culturale Trentino Storia Territorio, è carico di preoccupazione: oggetto del contendere, la zona di santa Maria Maddalena a Riva del Garda dove si trovano l’antichissima chiesetta dedicata alla santa, l'eremo di San Brizio, il torrione trasformato in chiesetta dedicata a San Giovanni, e resti di antichi villaggi e ulteriori fortificazioni che si spingono sino alla roccia della Rocchettina e che vanno almeno dal tardo antico alla Prima Guerra mondiale.
"Insomma - scrive Pederzolli - un vero e proprio patrimonio, con quella caratteristica, che poi è una costante dell'Alto Garda, di avere luoghi che raccontano più periodi e più racconti in simultanea".
Ma anche una zona sulla quale, secondo l'associazione, regna "un inquietante silenzio" messo in contrasto con le frotte di turisti che a due passi di distanza "salgono al Bastione a farsi i selfie con l'ascensore, quando funziona".
"Della chiesetta di santa Maria Maddalena abbiamo notizie già nel Medioevo, ma la sua sacralità, e della intera zona, è ben più antica. Tre luoghi sacri e fortificazioni in stretta connessione, in uno spazio ristretto, evocano una “forza” e un interesse incredibile e secolare per questi luoghi. Che abbiamo dimenticato in pochi decenni".
"Il vicino ex albergo, che forse nasce sui resti di un antico convento, tace. Ma in molti ancora si ricordano la sua piscina, o la teleferica che vi portava i rifornimenti da via Ardaro. Ora è tutto silenzio, ma quel silenzio pericoloso, che sa solo di abbandono", aggiunge Trentino Storia Territorio.
"E la chiesetta è preda di vandali e ladri, gli antichissimi affreschi sempre più deteriorati. Il luogo è privato, e da tanti anni ci risulta che la proprietà stia cercando una trattativa con il pubblico per far sì che questo patrimonio torni a risplendere. Noi di Trentino Storia Territorio abbiamo fatto alcuni eventi per raccontare questi luoghi, ci abbiamo condotto troupe televisive e accompagnato finanche Vittorio Sgarbi. Tutti, tutti quelli che hanno visto e potuto comprendere il fascino profondo di questa fascia di terreno attraversata dalla secolare strada della Pinza, ne sono tornati meravigliati e increduli sul come sia possibile che di questi tesori la nostra comunità si sia persa pure la mappa".
"E mentre si parla solo di Bike Festival e della nuova ciclabile, noi non possiamo che tornare a sottolineare la differenza nel muoversi, anche col turismo, tra panorama e territorio. Le due cose non sono sinonimi. Vivere di soli panorami, per quanto bellissimi, vuol dire promuovere futilità, mentalità da mordi e fuggi, poca attenzione e poco rispetto. Al contrario, raccontare i territori vuol dire valorizzare, coinvolgere, e inserire nel racconto non solo i panorami, ma luoghi e persone".
"Intanto, a due passi dai selfie - conclude Pederzolli -, il silenzio permea il tutto e chi sa ascoltarlo non potrà che sentire in realtà un profondo eco di dolore di questa terra che offre molto, ma molto di più di quanto siamo abituati a pensare".












