Brie con un Re Lear Yiddish tra Chagall, Shakespeare, Stalin e la voglia di libertà
Va in scena domani sera, 19 novembre, a Pergine uno spettacolo "chicca" del grande regista che porta sul palco parole, musica e suggestioni con un gruppo di giovani attori. La domanda? Cosa accade quando l'arte diventa bersaglio del potere

PERGINE. Una chicca da non perdere lo spettacolo in scena domani sera, 19 novembre, nella stagione di prosa organizzata da Aria Teatro a Pergine. Va in scena, infatti, il lavoro di Cesar Brie, regista e autore di “Re Lear è morto a Mosca". Una nuova compagnia di giovani neoprofessionisti. Un maestro della regia, un attore virtuoso, un pedagogo che ha formato moltissimi interpreti oggi attivi in numerosi teatri italiani. Un uomo di teatro che dedica parte del suo tempo alla formazione nelle arti sceniche di tanti giovani attori.
Lo spettacolo – vincitore lo scorso anno del Premio del Pubblico Krapp’s Last Post e del premio Theatrical Mass 2023 – ripercorre la carriera di due attori russi, Salomon Michoels e Venjamin Zuskin, giustiziati da Stalin nel 1948 per la loro arte. I due lavoravano al GOSET, il Teatro Ebraico di Mosca, e furono autori e protagonisti del primo e unico “Re Lear” in lingua yiddish, spettacolo che non andò mai in scena perché il regime stalinista non poteva tollerare un teatro libero e autonomo. I due artisti furono prima torturati e poi condannati a morte per aver “volato troppo in alto”, per aver immaginato un teatro d’arte fatto di canti, danza e poesia in lingua yiddish.
César Brie racconta questa drammatica storia con uno spettacolo corale, ispirandosi ai dipinti di Chagall, alle lettere di Gordon Craig e ai personaggi dell’opera Re Lear di W. Shakespeare. Una storia vera che ritorna in luce con la sua potenza storica e politica. Una creazione teatrale collettiva: nove artisti in scena, nove corpi che ricreano, con parole, canti, danze e immagini, una storia di libertà e amore per l’arte. Un’avventura umana e artistica esemplare e poco conosciuta, ma ancora attuale: uno spettacolo di memorie da riscoprire, custodite al di là del palcoscenico.
Re Lear è morto a Mosca Isola del Teatro crediti foto Mau And.
Al di là della vicenda storica, è il messaggio universale che Re Lear è morto a Mosca porta con sé a renderlo così attuale. È un richiamo alla fragilità della libertà creativa, al bisogno incessante di preservare gli spazi di espressione e di resistenza artistica, anche in tempi di silenzi forzati e poteri oppressivi. In un’epoca in cui i confini della libertà di espressione vengono messi alla prova in modi sempre più insidiosi, César Brie ci invita a guardare oltre il passato e a chiederci cosa accade quando l’arte diventa bersaglio del potere.
Ecco un passaggio delle critica allo spettacolo di Marianna Masselli su TeatroeCritica "Perché a differenza dei due personaggi shakespeariani, questi non aspettano la fine per trapassare, anzi in scena sono vivissimi anche da morti: raccontano di sé, ricostruiscono l’attività dell’ensemble insieme ai propri compagni, usano la voce definendo uno spazio acustico che alterna a tratti canto e contro-canto e si impasta alla voce del detto e al contrappunto delle sottolineature della musica fuori campo, si muovono e si riuniscono in schiere ricomponendo quadri di coreografie e colori dalla trasognata ispirazione estetica espressionista, scrivono così che il ticchettio dei tasti sulla macchina solfeggi drammaturgie di adattamenti e testi originali, fanno sarcasmo e si trasformano persino nei propri carnefici, siano essi guardie, spie o burattini di governanti (Stalin, Molotov e Beria), si spogliano e si vestono cambiando i costumi ma anche sfilandosi e infilandosi i cappotti scuri su cui rimangono i segni chiari dei pneumatici che li hanno investiti o della polvere delle celle in cui sono stati buttati, pestati, zittiti, loro insieme ad altri che citeranno prima di congedarsi, ci raccontano in accenni più o meno poetici come si siano innamorati o come si siano incontrati e abbiano iniziato a lavorare ma anche come abbiano avuto paura e siano morti, come si siano nascoste e conservate le fonti a riferire le loro gesta… Senza mai smettere di essere, anzi continuando a resistere ed esistere in scena per la scena, i personaggi e con essi gli attori vivono di un equilibrio calibrato per cui la qualità della presenza sembra non sbilanciarsi né sull’interpretazione né sulla performance cosicché lo spettacolo di Brie si consegni come un tributo implacabile e delicatissimo alla messinscena, una crasi in cui i tempi si dilatano all’infinito per poi comprimersi e divenire Tempo teatrale. «E non devi recedere d’un solo briciolo dalla tua persona umana, ma essere vivo, nient’altro che vivo, vivo e nient’altro sino alla fine», si legge non a caso nell’ultima battuta del testo".












