Natalino Balasso e la sua 'Giovanna dei disoccupati', "un falso scritto sotto dettatura" di Bertold Brecht in scena al Teatro sociale
Il racconto di un mondo economico contemporaneo dove gli imprenditori "squali" che operano nella gig economy, ripercuotono le crisi delle alte sfere sugli strati più bassi della popolazione, proprio quella dei disoccupati. Una drammaturgia che rimescola le carte dell'universo di Bertold Brecht, dove i personaggi, riemersi dalla sua penna si ritrovano in un presente grottescamente contemporaneo

TRENTO. Natalino Balasso torna a sorprendere con un’irriverenza lucida e tagliente nel suo nuovo lavoro teatrale "Giovanna dei disoccupati" firmando una drammaturgia originale che rimescola le carte dell’universo brechtiano, in scena al teatro sociale di Trento l'11 e il 12 dicembre alle 20.30, il 13 dicembre alle 18 e il 14 dicembre alle 16.
Le figure di Mauler e dei suoi sottoposti, di Cridle, Slift, della spietata Graham e della visionaria Giovanna Dark – insieme a Puntila e al suo servo Matti – riemergono dalla penna di Bertolt Brecht per ritrovarsi catapultate in un presente grottescamente contemporaneo. Ne nasce un apocrifo della Giovanna dei macelli e non solo, che Balasso definisce "un falso scritto sotto dettatura", un gioco teatrale di spiazzante fedeltà e tradimento.
"Nella nostra Giovanna dei disoccupati – racconta Balasso – abbiamo fatto agire i personaggi immaginati da Brecht in nuovi ambiti e con nuove parole, ma ancora immersi nel terreno della dominanza e della sudditanza. Con tutta l’umiltà del caso presentiamo a voi questo apocrifo, immaginando di averlo scritto sotto dettatura. È possibile solo grazie all’arte immutabile del teatro che, mentre diverte, come diceva Gramsci, tenta di gettare bombe nei cervelli". Un terreno fertile, dunque, per addentrarsi con l’autore in questa operazione ardita, ironica e profondamente politica.
Balasso, partiamo dallo spettacolo: cosa deve aspettarsi il pubblico?
Lo spettacolo è una drammaturgia originale basata su un plot di Santa Giovanna dei Macelli di Bertold Brecht: racconta di un mondo economico contemporaneo dove ci sono degli imprenditori "squali" che operano nel mondo delle telecomunicazioni, del web e della gig economy in generale. Le crisi di queste alte sfere si ripercuotono sugli strati più bassi della popolazione, ecco perché un argomento trattato è proprio quello dei dei disoccupati.
Facciamo un gioco di fantasia: se Brecht fosse tra di noi oggi, cosa scriverebbe a suo avviso sul capitalismo digitale e sulle disuguaglianze?
Sono sincero, ho provato a immaginare dove avrebbe appoggiato lo sguardo se si fosse guardato attorno, e da lì sono partito. Santa Giovanna dei Macelli parla dell'economia del mondo della finanza, ma è ambientato negli anni venti, mentre noi parliamo del nostro presente, ho quindi tentato lanciare uno sguardo come se lo avesse fatto Brecht stesso.
Analizzando la "sua" Giovanna, è un personaggio "che fa quello che dice e dice quello che fa": si è sentito un po'anche lei così nel suo percorso artistico?
Ma guardi, alla fine se uno è per la verità è evidente che in un tipo di società come la nostra finisce sempre che alla fine qualcosa deve pagare, però sono convinto che sono cose da mettere in conto, e che poi si affrontano.
Torniamo allo spettacolo. Cosa l'ha spinta a confrontarsi con Brecht in un periodo storico che è sì distante, ma con delle similitudini con il nostro presente.
Ho letto molte volte Santa Giovanna dei Macelli proprio perché è un lavoro che mi ha colpito molto. L'argomento è trattato in un'epoca nella quale questi temi non si trattavano in teatro, o forse si cominciava a farlo ma non in maniera diretta, parlando di borsa economia o finanza. Ovviamente il fatto di riscrivere l'opera è nata dall'idea che ho io del teatro, che non è sicuramente archeologia, non mi piacciono le messe in scena paro paro dei classici, perché non parlano al pubblico di oggi, ecco perché ho pensato che questa storia andasse riscritta.
Chi è Giovanna d'Arco e cosa rappresenta nel mondo di oggi? è un personaggio che si può paragonare con quelli di Brecht? Come sono stati interpretati?
Oggi Giovanna rappresenta chi spesso viene tacciato di ingenuità perché crede nella verità, e nel dialogo tra gli essere umani. La mia, nello specifico, è un'umanista e non ha i connotati mistici religiosi della Giovanna di Brecht.
Centrali nello spettacolo sono gli individui isolati e le comunità disgregate, ci spiega questo conflitto?
Sono storie che riguardano gli affari e gli scambi tra certi magnati dell'alta tecnologia, intersecate alla vita privata di queste persone. Ci sono storie che si intersecano, e si alternano, sul palcoscenico è possibile cogliere sia le storie delle aziende e degli scambi finanziari tra queste persone, ma anche storie d'amore e quotidiane sulle quali vanno a ricadere le scelte di questi imprenditori.
Prima di salutarla, torniamo a lei: molti la ricordano per "Zelig", ma da tempo ha deciso di lasciare la televisione. Perchè lo ha fatto per dedicarsi al teatro e al web, cosa rappresentano per lei queste tre dimensioni?
La televisione per me è stata solo una piccola parentesi: il mio mestiere è il teatro, e una volta che ho esaurito tutto quello che potevo fare in televisione, 25 anni fa, l'ho abbandonata per dedicarmi al teatro. Il web è stata invece una scoperta interessante: ho aperto un canale YouTube quando, in Italia, personaggi come me nemmeno lo usavano. L'ho visto fare da Beppe Grillo e ho aperto il mio canale: mi sembrava interessante avere un rapporto diretto con un pubblico molto diverso rispetto a quello televisivo, senza capistruttura o direttori di rete che si intromettono nelle creazioni artistiche. Ho proposto, insomma, le mie scelte direttamente al pubblico. Poi quando anche YouTube si è trasformata in un'immensa piattaforma generalista e popolata di merci ho abbandonato anche quella dimensione, visto che era diventata uguale alle televisione. Ora lavoro solo sulla piattaforma "Circolo Balasso", dove le persone attraverso abbonamenti vedono le nostre produzioni.
Parlando di piattaforme generaliste, non si può non lanciare uno sguardo ai social network sempre più totalizzanti. Dove pensa che andremo a finire?
Non credo che si vada a finire da qualche parte, però non so bene descrivere questo fenomeno. Certo che oggi siamo molto coinvolti da questi mezzi, e ne siamo schiavi. Penso che quando l'essere umano diventerà un po' più padrone di questi mezzi probabilmente capirà anche quanto questi siano marginali rispetto alla vita reale. Io me ne rendo conto dal fatto che i teatri sono pieni, questo perché la gente ha e avrà sempre bisogno di una matericità, di una vita vera, e di sentire il respiro delle altre persone.
Una curiosità, c'è un uomo di teatro che l'ha segnata particolarmente?
Ne ho molti, e tutti ci insegnano qualcosa, ma non ho un modello: se devo dire un nome che mi ha aperto gli occhi sul teatro questo è il regista Gabriele Vacis. Con lui ho fatto “Libera Nos a Malo” tratto dal testo di Luigi Meneghello, una persona che mi ha aperto gli occhi sul fatto che il teatro può essere molto di più rispetto a quello che prima immaginavo.
Lei da anni ci fa sorridere, spesso amaramente: che valore ha, a suo avviso, la risata per far riflettere?
Gli esperti dicono che una cosa raccontata in modo ironico viene memorizzata meglio rispetto a una cosa raccontata normalmente, per cui probabilmente ha il valore di catalizzare l'attenzione di più su determinati temi. Poi bisogna vedere come uno insegue la risata, "Giovanna dei Macelli" ad esempio non è uno spettacolo comico e spero che il pubblico si sia abituato al fatto che io non scrivo per fare ridere, ma per raccontare delle storie. Poi ovviamente la comicità mi piace molto, l'ironia mi piace molto, la uso, e anche in Giovanna dei Disoccupati, alla fine, c'è un sottile lato ironico.
Una curiosità, è vero che un giorno si presentò a casa di Guccini con un disco?
Sì, è vero, mi presentai a casa di Guccini con una cassetta per fargli sentire le mie canzoni e inaspettatamente lui mi fece entrare. Andai in Via Paolo Fabbri 43, perché il suo indirizzo era anche il titolo del famoso disco. Lui ascoltò le mie canzoni e io gli dissi che non sapevo se fare il cantautore o il comico e lui mi disse: “Fai il comico”. In quell'occasione si è rivelata una persona molto disponibile, anche se non mi conosceva.
Capitolo discorso di capodanno: ci svela qualcosa sui “mali assoluti” che le passano per la testa guardando al 2025?
Assolutamente no (ride, ndr), mi toccherebbe fare qui il discorso.
Ci proviamo ad estorcerle un'ultima confessione. Lei da anni, oltre a farci riflettere, ci fa sorridere e ridere. Ma chi ha fatto ridere davvero Balasso?
La risata è un meccanismo molto soggettivi: la persona che mi ha fatto ridere di più in assoluto? Mio zio, però nessuno lo conosce (ride, ndr).












