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| 27 ago 2025 | 19:25

La Mostra del cinema di Venezia si apre con Paolo Sorrentino e la sua iconica "La grazia" tra dubbio, amore e responsabilità

Al via il primo giorno della Mostra del Cinema di Venezia, la pellicola con Toni Servillo e Anna Ferzetti, "La grazia" del regista Paolo Sorrentino, apre l'82esima edizione

di Nereo Pederzolli

VENEZIA. Mostra del Cinema e dubbi quirinaleschi. Si apre con Paolo Sorrentino e la sua iconica "La grazia", con richiami anche al ruolo degli Alpini.

 

Gaza rimane lontana dal Lido, e il cinema d’autore apre con un film che mette seri dubbi sul modo d’intendere la vita e sulla metafora della fine. A partire dal ruolo di un presidente della Repubblica a fine mandato, chiamato a dirimere intime questioni personali oltre che decidere sul come e perché concedere la ‘sua grazia’ a due omicidi, mentre è travagliato dalla legge sull’eutanasia.

 

Paolo Sorrentino non stupisce, neppure il suo attore-totem Toni Servillo. Il ruolo di capo dello Stato è perfettamente in sintonia con la ritualità quirinalesca. Cambia - o meglio - viene stravolto il ritmo dei cerimoniali, riti ripetitivi, tra dubbi e altrettanta attenzione legislativa.

 

Regia e interpreti assolutamente impeccabili seppur nella loro dovuta staticità. Nessun riferimento all’attuale presidente, ma tanti riferimenti alla Prima Repubblica, alla Balena Bianca.

 

Toni Servillo è icona del garante costituzionale. Stesso abbinamento con il ruolo della figlia - ottima interpretazione di Anna Ferzetti - con non a caso si chiama Dorotea. La Dc da recuperare

 

Per ambientare "La Grazia" sono state sfruttate diverse ‘location’, con una Torino assurta a Capitale. Fotografia leziosa, maestria con un tocco di rara grazia - è il caso di dire - merito dell’autorevolezza maturata da Daria D’Antonio, napoletana Doc, allieva di Luca Bigazzi, la più promettente direttrice della fotografia del cinema italiano, già a fianco di Sorrentino nei suoi ultimi film. 

 

Nel film, una serie decisamente inaspettata di richiami all’iter quirinalizio. Dalla passione per le melodie di un rapper, ma anche la mancata ostentazione del piacere, specialmente quello del cibo. Altrettanto provocatoria è la presenza di un Papa di colore, etnia pseudo rasta, che dopo il colloquio con il presidente s’allontana inforcando una potente motocicletta. Pure stramba è la figura del generale degli Alpini che affianca il Capo dello Stato. Alpini che vengono ostentati con un coro d’ordinanza, canto ritmato da una brigata di reduci, penne nere dell’ipotetico Battaglione Valpolicella.

 

Nessuna concessione però ad un finale scontato. Che si potrà scoprire solo dopo la meta del prossimo gennaio, quando il film sarà nelle sale. Non resta che fidarsi di quanto dichiarato dal regista: "La grazia" è soprattutto un film sul dubbio, amore e responsabilità. E sulla necessità di praticarlo, il dubbio, soprattutto in politica, soprattutto oggi, in un mondo dove i politici si presentano troppo spesso col loro ottuso pacchetto di certezze che provocano solo danni, attriti e risentimenti, minando il benessere collettivo, il dialogo e la tranquillità generale”. 

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