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Trento
28 agosto | 17:26

"La musica? Unisce le persone", il coro Le Mystère des Voix Bulgare a I Suoni delle Dolomiti. La solista Krastanova: "Arriviamo in ogni Paese al cuore della gente"

Il coro femminile conosciuto in tutto il mondo e che intreccia le tradizioni bulgare con la contemporaneità  si esibirà venerdì 20 agosto  nell'ambito de I Suoni delle Dolomiti. La solista Elichka Krastanova: "Il folklore bulgaro è così vario che non definisce un'identità nazionale, ma contiene un sistema di valori così forte e una bellezza che non possono che avere proiezioni culturali positive a livello globale"

CAVALESE. "Penso che la musica unisca le persone, e le porti ad apprezzarsi a vicenda, preservando inoltre un insieme di valori positivi per il mondo intero". Così Elichka Krastanova, solista e tra le principali interpreti da 35 anni del coro femminile bulgaro "Le Mystère des Voix Bulgare", che intervistata da il Dolomiti presenta l'evento che vedrà protagonista l'ensemble venerdì 29 agosto alle 17.30 al Palafiemme di Cavalese nell'ambito della 30esima esibizione de I Suoni delle Dolomiti (evento inizialmente previsto in Località Tresca, spostato a causa del maltempo, ndr).

 

E proprio il concetto di unione sta infatti alla base del progetto artistico de Le Mystère des Voix Bulgare: unico nel suo genere e capace di fondere il repertorio popolare bulgaro con sonorità senza tempo, il coro nasce negli anni Cinquanta quando furono selezionate nei villaggi di campagna cantanti prive di formazione accademica, ma dotate di voci potenti e fuori dal comune. E da allora, sotto la guida di grandi maestri, il coro ha dato vita a un repertorio antico, mistico e arcano, che attraversa i secoli e le culture dell’area danubiana e mediterranea. E poi la storia è di quelle da raccontare: riscoperto negli anni ’80 da Peter Murphy, frontman dei Bauhaus, il coro riesce nell'impresa di vendere oltre 100 mila copie nel Regno Unito e 500 mila negli Stati Uniti, vero e proprio record per un gruppo non anglofono. E poi le grandi collaborazioni internazionali: a spiccare sono quelle con artisti del calibro di Kate Bush, Paul Simon, ma anche gli italiani Elio e le Storie Tese. Il filo rosso? Il desiderio di portare la potenza e la spiritualità del canto tradizionale bulgaro in contesti musicali diversi, attraverso quello che si delinea come un vero e proprio intreccio culturale.

 

E partendo dal live trentino, Krastanova ripercorre la storia dell'ensemble, da lei vissuta in prima persona per decenni, svelando inoltre alcune curiosità sui metodi di insegnamento e apprendimento di determinate tecniche vocali, ma anche di un repertorio che, pur affondando le radici nella tradizione orale, riesce a conciliarsi perfettamente con la modernità. E poi gli anni di successi ad ogni latitudine, il brano che più la emoziona e un pensiero a come il loro progetto possa veicolare anche una riflessione sull'identità culturale dei Balcani, sospesa da sempre sul crinale tra oriente e occidente.

 

Elichka Krastanova, partendo dalla vostra esibizione: cosa dovrà aspettarsi il pubblico?

 

Eseguiremo brani tratti dal repertorio di successo del coro, ancora una volta arrangiati da Krasimir Kyurkchiyiski, ma includeremo anche brani dal nostro nuovo album “BooCheeMish”, arrangiati questa volta dal giovane compositore Petar Dundakov: naturalmente la speranza è di riuscire a colpire il pubblico. Venendo alle "particolarità" nell'esibirsi nel cuore delle Dolomiti in un ambiente, come dice lei, se vogliamo insolito, queste riguardano principalmente l'acustica, ma la concentrazione, l'esperienza e la voglia di arrivare agli ascoltatori italiani renderà tutto più facile e, se arriverà come spesso capita un ovazione, sarà ancora più bello.

 

Venendo alla storia del coro, ci racconta la nascita e la sua evoluzione artistica nel corso degli anni?

 

Il coro è in attività dal 1952 e fu creato per promuovere la musica popolare bulgara in forma nuova e riarrangiata, con i compositori che hanno attinto da un vasto repertorio: tutto partì dalla Radio Nazionale Bulgara e le cantanti furono selezionate in tutto il Paese e formate, nell'ottica di arrivare con quel tipo di prodotto ad un vasto pubblico, con le canzoni incise che sono state conservate negli archivi radio televisivi. Bisogna sottolineare che la Bulgaria conta 10 regioni folcloristiche, ciascuna proprie caratteristiche musicali, ed è proprio questo a conferire alla musica un'eccezionale ricchezza. Nel corso degli anni, l'obiettivo è stato non solo quello di preservare questo repertorio popolare, ma anche di diffonderlo in tutto il mondo. Negli anni 80 è partito infatti il primo tour mondiale, che ci ha portato nelle più prestigiose sale da concerto, ad ogni latitudine. Negli anni abbiamo accompagnato anche le mutevoli esigenze degli ascoltatori e ora, al fine di attirare il pubblico più giovane con le nostre tradizioni, assieme ai nostri compositori stiamo cercando di aprirci a forme contemporanee dove si incrociano, oltre vari artisti, numerosi generi, dalla world music all'etno e al jazz.

 

Ci troviamo di fronte ad uno stile vocale molto particolare, con armonie dissonanti e timbri arcaici: come viene tramandata e insegnata questa tecnica?

 

Il nostro Paese ha una grande tradizione per quanto riguarda l'insegnamento del canto popolare ed è quindi naturale per noi istituire scuole di musica specializzate, sia a livello vocale che strumentale. L'arte viene insegnata non solo attraverso gli spartiti, ma anche attraverso il principio dell'imitazione: l'insegnante canta la canzone che l'allieva deve imparare e mostra anche gli "ornamenti" caratteristici, spiegando anche a livello fisico come produrre determinate sonorità. Un aspetto da sottolineare è come sempre, tra insegnante e allieva, l'obiettivo sia quello di creare un particolare legame all'insegna della fiducia e del desiderio di preservare la tradizione bulgara. Credo sia proprio per questo che negli anni abbiamo raggiunto standard così elevati.

 

Gran parte del vostro repertorio affonda le sue radici nella tradizione orale: come si concilia questa dimensione ancestrale con gli ensemble corali moderni?

 

In tal senso il lavoro del direttore è fondamentale: conoscendo bene le voci, la tradizione della musica popolare bulgara e, naturalmente, le regole del canto corale, questo colloca ogni cantante in una posizione tale che la sua voce riesce a fondersi "naturalmente" con il timbro di tutte quelle che la circondano, in modo che le rispettive parti si completino a vicenda. Un lavoro, possiamo dirlo, non certo semplice anche pensando al repertorio: deve essere sì aderente alla tradizione, ma stare anche al passo con i tempi in modo da garantire alla tradizione un futuro, intercettando anche i giovani.

 

A livello "tecnico" si può parlare di una divisione a tre voci.

 

Esattamente. Il coro popolare bulgaro è composto principalmente da tre voci: soprani, mezzosoprani e contralti. I soprani, i mezzosoprani e i contralti si dividono a loro volta in "primi" e "secondi" e questa varietà di timbri permette ai nostri compositori di creare e arrangiare armonie e dissonanze che, a volte, soprattutto nel caso di Krasimir Kyurkchiyiski, raggiungono 6-8 parti vocali. E la maestria del compositore è rendere questi brani piacevoli sia da eseguire, sia da ascoltare.

 

Allargando lo sguardo, pensa che quest'operazione culturale possa indurre una più ampia riflessione sull'identità culturale dei Balcani, spesso compressa tra Oriente e Occidente?

 

Penso che la musica unisca le persone, e le porti ad apprezzarsi a vicenda, preservando inoltre un insieme di valori positivi per il mondo intero. Il folklore bulgaro è così particolareggiato, così diverso da qualsiasi altra musica popolare nel mondo, compresa quella dei Balcani, che non definisce un'identità nazionale, ma contiene nella sua essenza profonda un sistema di valori così forte, e una bellezza, che non può che avere proiezioni culturali positive a livello globale, anche in ottica futura.

 

Raccogliamo l'assist. Come percepite la risposta internazionale alle vostre esibizioni, rispetto a quella del pubblico bulgaro?

 

Faccio parte del coro da 35 anni e posso dire che il nostro repertorio è stato accolto sempre con grande entusiasmo in tutto il mondo, arrivando al cuore delle persone in ogni Paese e, al di là dei riconoscimenti, è questo il nostro grande premio. Venendo alla Bulgaria, la musica popolare è molto amata e sempre più giovani vi si accostano, così come anche tanti musicisti provenienti da altri generi, e di conseguenza il loro pubblico. Naturalmente, così come avviene in molti altri territori, il rischio è quello di "dare per scontato" questo patrimonio artistico, e penso quindi che il nostro compito sia proprio quello di farlo rivivere per proiettarlo nel futuro.

 

Una curiosità, c'è un brano che negli anni l'ha emozionata particolarmente?

 

In qualità di interprete di musica popolare bulgara, sono particolarmente affascina dalle canzoni dei Ròdopi, proprio perché appartengono anche alla mia storia famigliare. Amo il loro respiro, la loro libertà la loro ampiezza e queste caratteristiche, ne sono consapevole, possono anche un po' intimidire, un po' come i Monti Ròdopi stessi, dove nascono. Un pezzo in particolare? Tra quelli che eseguiamo le dico “Stand Up, Mother”, arrangiata da Krasimir Kyurkchiyiski.

 

Un'ultima battuta, nel corso degli anni avete collaborato con numerosi artisti internazionali: da Kate Bush a Paul Simon a Elio e le Storie Tese. Come avete intrecciato culture musicali così diverse?

 

In questi 35 anni ho avuto la fortuna di partecipare ai progetti del coro con vari musicisti di fama mondiale, principalmente jazz, disco e pop. Penso che la chiave si stato riuscire ad intrecciare i generi musicali, approfondendoli e analizzando le loro specificità con un approccio molto "responsabile" e "intelligente", e soprattutto mettendoci il cuore. Sottolineo come queste collaborazioni ci rendano in primis felici, perché ci permettono di aprirci sempre a qualcosa di nuovo, cercando sempre di creare musiche in grado di toccare il cuore di ogni persona, di ogni generazione, indipendentemente dall'età. Guardando al futuro, l'intenzione è quella continuare su questa linea, e penso alle collaborazioni con il cantautore e polistrumentista britannico Jacob Collier o con vari musicisti bulgari, principalmente di genere pop/rock o rap.

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