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Belluno
06 maggio | 15:50

Scrittrice, insegnante, alpinista e partigiana: 115 opere di Giovanna Zangrandi donate alla Biblioteca Civica: "Patrimonio che andava valorizzato e reso fruibile"

La donazione da parte della famiglia De Bernardin, il direttore della Biblioteca Giovanni Grazioli: "Entrare in possesso di questo fondo è una cosa molto importante perché, unito agli altri che già abbiamo, ci consente di essere un vero e proprio centro di ricerca anche della letteratura del Novecento, oltre che un fornito polo bibliotecario"

BELLUNO. Si è concluso in questi giorni l’iter che ha visto la comeliana Irene De Bernardin, e i suoi familiari, donare ben 115 tra libri, manoscritti, bozze dattiloscritte e fotografie di Giovanna Zangrandi alla Biblioteca Civica di Belluno. L’operazione è stata frutto di un incontro fortuito tra il direttore della Biblioteca Civica di Belluno Giovanni Grazioli e la signora De Bernardin avvenuto nell’autunno 2023 nella biblioteca di Borca di Cadore, paese che Zangrandi ha sempre definito come la sua casa.

 

“Un giorno, mentre facevo ricerche alla biblioteca di Borca di Cadore, così come avevo già fatto negli anni precedenti anche presso il municipio, ho incontrato la signora De Bernardin che ha iniziato a raccontarmi di questo legame tra la sua famiglia e Giovanna Zangrandi, evidenziando la necessità di valorizzare i documenti e i materiali della stessa, che sua madre aveva conservato dal 1988, anno in cui era morta la scrittrice” commenta Grazioli, che ha prosegue: “Per noi entrare in possesso di questo fondo è una cosa molto importante perché, unito agli altri che già abbiamo quali quello di Beniamino Dal Fabbro, ci consente di essere un vero e proprio centro di ricerca anche della letteratura del Novecento oltre che un fornito polo bibliotecario".

 

Durante la presentazione è stata la stessa De Bernardin che ha spiegato come il fondo in oggetto sia finito a casa sua: “Mia madre ha accudito la signora Zangrandi negli ultimi suoi 5 anni di vita in quanto, affetta dal Parkinson, aveva bisogno di assistenza” commenta De Bernardin: "Quando è mancata, la sua casa è stata liberata e quindi mia madre ha pensato di custodire questo prezioso materiale che abbiamo deciso di donare ora alla biblioteca di Belluno per dare seguito a quello che ci diceva sempre, e cioè che il patrimonio di questa scrittrice locale andava valorizzato e reso fruibile al pubblico”.

 

Andando a visionare il materiale acquisito emerge chiaramente che Alma Bevilacqua, vero nome di Giovanna Zangrandi, nata a Galliera nel 1910, non è stata solo una scrittrice ma anche una alpinista, una sciatrice, un’insegnante di scienze naturali all'Istituto "Antonelli" di Cortina d’Ampezzo, paese dove si trasferì nel 1937 dopo la morte dei genitori lasciando Bologna, città dove aveva conseguito il diploma al prestigioso liceo classico "L. Galvani", la laurea in chimica e le specializzazioni in farmacia e in geologia.

 

Dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Resistenza, contro il fascismo e l'occupazione nazista, nella Brigata garibaldina "P. F. Calvi" con il nome di "Anna", adoperandosi prima come staffetta e poi in qualità di partigiana combattente svolgendo anche attività pericolose quali il trasporto di armi ed esplosivi, o la progettazione di sabotaggi sui ponti della viabilità locale stradale e ferroviaria, per ostacolare spostamenti e rastrellamenti delle forze armate tedesche.

 

Ricercata dagli occupanti, e oggetto di una taglia di 50 mila lire, visse gran parte di quegli anni in clandestinità svolgendo sempre il suo ruolo e adempiendo agli incarichi assegnati a rischio della vita. L'amore per la montagna, lo sci e l'alpinismo, diventa l'elemento costante della sua vita, insieme alla passione per la scrittura, che poi coltiverà come principale occupazione, pubblicando 10 libri, tutti tranne uno con Mondadori, e oltre 400 racconti per i quali ha conseguito vari premi letterari tra i quali il Premio Deledda nel 1954 per il romanzo "I Brusaz", il Premio Bagutta Tre signore nel 1958 per il romanzo "Il campo rosso", il Premio Resistenza-Venezia per il diario "I giorni veri 1943-45" nel 1963 e il Premio Puccini Senigallia nel 1966 per la raccolta di racconti "Anni con Attila".

 

Finita la guerra, per realizzare un sogno condiviso a suo tempo con Severino Rizzardi, comandante partigiano ucciso dai tedeschi negli ultimi giorni della guerra, progetta e costruisce tra il 1946 e il 1947 il rifugio Antelao sulla sella di Pradonego a Pieve di Cadore, gestendolo fino al 1951. Curioso sottolineare che costituì una squadra di manovali, muratori, falegnami e squadratori che diresse direttamente.

 

Dal 1957 si trasferisce a Borca di Cadore dove costruisce una casa nella frazione di Villanova, nei pressi del bosco tra il monte Antelao e il monte Pelmo, e qui trova un ambiente amichevole e favorevole alla sua persona e al suo lavoro di scrittrice, ben diverso dal clima che descriveva di aver subito a Cortina. Ben accetta dalla comunità locale, dove rimane per più di trent'anni, vi svolge anche incarichi politici di consigliera e assessora comunale e di consigliera della Magnifica Comunità di Cadore negli anni 1960-64.

 

Intellettuale colta e raffinata sia dal punto di vista umanistico che scientifico, dopo avere abbandonato l'insegnamento che non le piaceva, non disdegna di svolgere varie attività lavorative quali affittacamere, spaccalegna, guida alpina, lavapiatti e venditrice porta a porta. Proprio in quegli anni le fu diagnosticato il morbo di Parkinson, che lentamente le tolse energie e lucidità, tanto da dover essere accudita e seguita costantemente fino alla morte avvenuta all'ospedale di Pieve di Cadore il 20 gennaio 1988.

 

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