Larcher, il mosaico come riciclo spirituale
Venerdì 30 gennaio si inaugura a Trento, a Torre Mirana, la mostra dell'artista di Sarnonico che ha formato generazioni di studenti al liceo Vittoria. Dai materiali da discarica lavori certosini che esprimono messaggi di forte valore sociale e culturale

TRENTO. "Alberto Larcher è un artista errante del mosaico. Per procurarsi la materia prima pellegrina di luogo in luogo, dalle buie e labirintiche botteghe dei mosaicisti ravennati ai depositi di rifiuti, cercando frammenti di materiali, gocce di vita dimenticata, schegge di memoria e di ricordi abbandonati a un loro triste destino”. Così il critico d’arte Fiorenzo Degasperi, introduce con la sua acuta analisi l’esposizione di Mosaici “Restituzioni” che si inaugura venerdì 30 gennaio alle ore 17 presso gli spazi di Torre Mirana a Trento.
Un artista, Larcher, che per un quarantennio ha trasferito a generazioni di studenti dell’Istituto d’arte “A. Vittoria” di Trento la propria passione per le varie tecniche artistiche ed in particolare per quella antica e nobile del mosaico. Nei lavori esposti, selezioni di vari cicli ideati e realizzati negli anni: assieme alle tessere smaltate di pasta vetrosa e oro, troviamo cocci di ceramiche, piastrelle, stoviglie (tazzine, piatti, etc.), inserti di lamiere e metalli, marmi, vetro, orologi, biglie, perle (vere e sintetiche), bottoni, legni, scarti di giocattoli ed altre tipologie di resti naturali e artificiali che, come un alchimista l’artista individua, recupera nei Centri di Raccolta o accoglie in dono dagli amici, e affida a un processo di raffinazione che purifica lo scarto inserendolo in un “opus collectivum” di rinascita
spirituale.

Come ricorda Degasperi il laboratorio di Larcher a Sarnonico (Val di Non) è una stazione di riciclo spirituale, dove gli oggetti dismessi attendono il loro giudizio finale: l’artista “non lavora solo con la perfezione del vetro industriale prodotto a Venezia o a Spilimbergo, ma con oggetti che hanno conosciuto la vita, l’uso, l’affetto e, infine, il trauma della rottura”. Fra i materiali di riciclo troviamo tasti del computer, diventati geroglifici digitali, come i tasti A, Invio, Spazio, Fine, “geroglifici della nostra era digitale e automatizzata. Larcher li estrae dalla loro funzione meccanica e li eleva a simboli totemici.
Il mosaico non è più un’immagine, ma una matrice concettuale dove i tasti non digitano, ma meditano sulla velocità perduta del mondo. Così come i fantasmi delle tazzine e le ombre dei fondi bottiglia, le ossa e i bottoni e gli scarti di piastrelle sussurrano all’artista la loro collocazione ideale, guidando la composizione ben oltre la sua volontà cosciente”. L’esposizione presenta anche alcune opere della serie “Sempre amore”, dedicate ai poeti e ai musicisti da lui amati. La mostra è allestita dagli architetti Luca Beltrami e Claudio Dalri, le foto in catalogo sono di Emma Ragozzino e Paolo Crocetta, le poesie (nel catalogo e in mostra) di Massimo Parolini.












