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Aquafil, stato di agitazione. ''La nuova politica di Bonazzi è quella di non parlare né con lavoratori né con sindacati"

Un fronte unico di tutte le sigle sindacali contro il presidente di Confindustria: "Contratto fermo da due anni, fiducia tradita e molta preoccupazione tra i dipendenti". Nei prossimi giorni iniziative di contrasto: "Ultima carta lo sciopero"

Di Donatello Baldo - 28 ottobre 2017 - 19:38

ARCO. “E pensare che è il capo di Confindustria, dovrebbe dare l'esempio...”. Mario Cerutti della Cgil del Trentino ci pensa un attimo: “Ma forse è proprio questo l'esempio che Giulio Bonazzi vuole dare a tutti gli imprenditori, che senza sindacati in azienda è molto meglio”.
 

Il sindacalista commenta così lo stato di agitazione che da giovedì scorso è stato indetto all'Aquafil di Arco. “Da due anni c'è una pressoché totale incomunicabilità con l'azienda, quello che sappiamo del gruppo lo apprendiamo dai giornali, nessun rapporto, niente di niente”.
 

E' questo che porta Cerruti a queste considerazioni. “Sembra che questa sia una nuova politica: con i sindacati non parlo, di loro non c'è necessità”. Nemmeno se le cose da dire sono importanti, come la quotazione in Borsa che partirà dal prossimo 13 novembre, come le decisioni di delocalizzare.
 

“Il silenzio tenuto dall'azienda fa arrabbiare gli operai ma soprattutto li fa preoccupare”. Perché le voci corrono e il timore di rimanere senza lavoro, se non ci si parla, diventa paura. “Il nuovo filato si produce in Slovenia, negli Usa, in Cina: l'azienda vuole puntare su questo prodotto innovativo ma lo stabilimento di Arco non è all'altezza tecnologica per produrlo”.
 

Poi si sa che uno stabilimento gemello a quello arcense ha sede in Germania, e il dubbio che uno dei due possa un giorno saltare è una sensazione che aleggia nei reparti. “Vorremmo vedere il piano industriale, capire quali sono le prospettive per il futuro. Così non si può andare avanti, i lavoratori hanno diritto di sapere e l'azienda il dovere di confrontarsi”.
 

Di mezzo c'è anche il contratto aziendale da rinnovare. “E qui c'è anche il tradimento della fiducia di sindacati e lavoratori. Tre anni fa accettammo un contratto che in qualche modo faceva pagare ai dipendenti la crisi che il gruppo stava attraversando. Per far fronte all'aumento dei costi di produzione si agiva sull'aumento della forza lavoro”.
 

Non fu facile accettare questo ma in ballo c'erano 80 esuberi. Ora – spiega Cerutti – apprendiamo dai giornali che il gruppo è in netta ripresa, che i conti sono floridi, che le assunzioni addirittura aumentano. Per questo abbiamo presentato una piattaforma su cui ragionare del rinnovo che era in rialzo. Chiusura totale”.
 

“Ne abbiamo presentata un'altra su cui c'è stata apertura – afferma – ma poi il silenzio. Anzi, una controproposta che era peggiore di quella di tre anni fa quando c'era la crisi e ci chiedevano sacrifici. Ma la questione – spiega il sindacalista – non è solo economica: veramente, qui l'importante sono i rapporti che dovrebbero essere sereni e diretti, come sempre è avvenuto nel settore chimico”.
 

Da qui la proclamazione dello stato di agitazione. Nella notte sono state posizionate le bandiere dei sindacati sui cancelli: “Possiamo dire che Bonazzi ci ha fatto i regalo dell'unità sindacale: tutte le sigle sono in comune accordo, nessuna spaccatura, tutti i sindacati trattati a pesci in faccia. Questo – osserva Cerutti – unisce anche i lavoratori". 

 

Lavoratori che nelle prossime ore decideranno quali forme di contrasto mettere in atto. Toccherà infatti alla Rsu capire come meglio organizzare lo stato di agitazione. “L'Aquafil (600 dipendenti) è uno stabilimento complesso, a ciclo continuo, con reparti che lavorano su ritmi diversi. Non è semplice nemmeno fare sciopero, anche se questo strumento lo teniamo come ultima carta da giocare”.
 

“L'obiettivo è quello di far sedere l'azienda al tavolo del confronto, perché capisca che il confronto è fondamentale, anche se dialettico e a volte di scontro. La nostra preoccupazione è per il futuro di questa azienda, per le delocalizzazioni e le chiusure che anche in passato l'azienda ha deciso senza nemmeno comunicarlo ai lavoratori e ai sindacati”.

 

E' successo a Bargolon in provincia di Novara. Macchinari spenti, stabilimento chiuso. Una sindacalista della Uil, che seguiva da vicino le sorti dei lavoratori lombardi, aveva accusato Giulio Bonazzi di comportamento antisindacale: “E' inaccettabile che questo succeda a un'azienda che fa capo al presidente di Confindustria Trento".

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