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Bilanci industria 2016, trend positivo, ma giù il settore chimico. Occupazione stabile. Franco Ianeselli: "L'obiettivo deve essere la qualità dei posti di lavoro"

Un comparto costretto sulla difensiva, preoccupato maggiormente a non perdere terreno e posti di lavoro, anche se il fatturato l'anno scorso è cresciuto del +1,9% attestandosi intorno ai 5 miliardi di euro. Il segretario della Cgil: "Puntare sulla formazione, sulla partecipazione dei lavoratori e sull'inserimento dei giovani sul mercato del lavoro"

Pubblicato il - 20 ottobre 2017 - 16:04

TRENTO. "Un quadro di sostanziale tenuta del manifatturiero trentino, ma siamo consapevoli che l'aumento dell'occupazione non può arrivare dall'industria. In questo momento è, infatti, importante che il comparto non perda posti di lavoro", queste le parole di Franco Ianeselli, segretario generale della Cgil del Trentino, nel commentare il bilancio del settore nel 2016.

 

Un comparto costretto sulla difensiva, preoccupato maggiormente a non perdere terreno e posti di lavoro, anche se il fatturato l'anno scorso è cresciuto del +1,9% attestandosi intorno ai 5 miliardi di euro. "E' chiaro, però, che a questo punto l'obiettivo è la qualità del lavoro - aggiunge il segretario - che si ottiene investendo in sapere e innovazione, ma anche coinvolgendo i lavoratori e le lavoratrici nella gestione delle imprese".

 

Un andamento positivo che dura da circa tre anni, il campione 2015 aveva visto, infatti, una crescita del 2,6% rispetto all'anno precedente, mentre l'indagine 2014 aveva visto una crescita del 4,4% rispetto al 2013.

 

La crescita nel 2016 è stata soddisfacente in tutti i settori, tranne che nel chimico. In particolare l'aumento è buono nel settore metalmeccanico al +3,9% e in quello agroalimentare a +4%, mentre nel tessile l'incremento è stato del 3,1%. Stabile il cartario con +0,6%, e in calo il chimico con una riduzione del 3,2%.

 

Investire sulla formazione, incentivare la partecipazione dei lavoratori nelle aziende e creare una maggiore integrazione tra le politiche per l'inserimento dei giovani sul mercato del lavoro. Questo il vademecum del sindacato dopo l'analisi di un campione di 115 tra le maggiori realtà industriali trentine di medio-grande dimensione tra i settori meccanico (51), tessile (8), chimico (17), agroalimentare (16), cartario (11) e gruppi industriali (12). 

 

Nell'indagine, condotta da Franco Ischia dell'ufficio studi del sindacato, emerge che tutti i settori considerati sembrano in crescita, tranne quello chimico che insegue. "Trend positivo - analizza Ianeselli - anche per utile (+5,1%) e Roe (+12,5%), mentre il margine operativo loro si attesta intorno al 7% del fatturato e il costo del lavoro incide per il 15% sul fatturato. Indici quest'ultimi rispettivamente in crescita e stabili rispetto al confronto con l'anno scorso".  

(Da sinistra Franco Ianeselli e Franco Ischia)

Un andamento in positivo che non si riflette però sul piano occupazionale. Su 90 aziende del campione si evidenzia un miglioramento lievissimo, quasi impercettibile del +0,6%.

 

"In questi ultimi mesi - dice il segretario - le indagini campionarie hanno segnato un aumento dell'occupazione. L'incremento ha riguardato, però, in gran parte il terziario e i servizi. In questo quadro il tema della qualità dell'occupazione diventa centrale per il sindacato. Intanto rileviamo tanto lavoro povero. Per questa ragione la cifra deve essere l'apprendimento permanente, l'investimento in sapere a tutti i livelli. La formazione, infatti, è lo strumento fondamentale per reggere la sfida della competizione sui mercati e per dare risposte di ampio respiro sul tema dell'innovazione tecnologica".

 

Qui entra in gioco l'Industria 4.0, un tema che non riguarda solo l'industria dove l'automazione è realtà da anni. "Sottovalutare la portata dell'innovazione tecnologica - evidenzia Ianeselli - potrebbe portare a costi molto alti in termini di perdita occupazionale: soprattutto i settori più deboli e meno qualificati pagherebbero il conto. Per questa ragione insistiamo sulla formazione continua”.

 

La Cgil sottolinea che la qualità del lavoro migliora anche coinvolgendo i lavoratori e le lavoratrici nelle scelte strategiche per le imprese. "La partecipazione - aggiunge - aumenta la motivazione e la produttività. Sarebbe opportuno che le imprese trentine su questo fronte facessero un passo avanti".

 

Infine la partita dei giovani. "E'  necessario rafforzare le politiche attive del lavoro - ribadisce Ianeselli - soprattutto per i segmenti più deboli come le donne, i disoccupati e soprattutto i giovani. Su questo ultimo fronte sono molte le misure messe in campo per facilitare l'ingresso nel mercato del lavoro, da garanzia giovani all'alternanza, dall'apprendistato ai tirocini fino al servizio civile. Allo stesso modo per i  lavoratori socialmente utili integrando meglio Progettone, Intervento 19 e l'intervento per l'inserimento professionale con il sostegno dei Bim. Sarebbe opportuno razionalizzare ed integrare questi interventi, migliorandone l'efficacia".

 

Il bilancio complessivo presenta un utile di 257,6 milioni di euro pari al 5,1% del fatturato. Sono in attivo tutti i settori: nel meccanico l'utile netto è del 5,8% del fatturato, nel chimico del 5,1%, nell’alimentare del 1,3%, nel tessile e nel cartario è del 5,7%, i gruppi e le varie sono al 8,6%. Nel 2015 l'entità complessiva degli utili del campione era di 202,6 milioni, 133,4 milioni nel 2014, 116,6 milioni nel 2013.

 

Le aziende in utile nel 2016 sono 97, quelle perdita sono 18. Il primo indicatore di redditività, per le aziende campione, è migliorato rispetto al 2015 nonostante una crescita più contenuta del fatturato.

 

Margine operativo

Il margine operativo delle aziende del campione, differenza tra il valore della produzione e i costi (prima della gestione finanziaria), è stato di 351,9 milioni di euro pari al 7% del fatturato. Nel 2015 l'indice era del 5,9%, il 6% nel 2014, il 4,4% nel 2013. In generale il margine operativo è migliorato rispetto ai valori dell'anno scorso (+0,4%).

 

Per quanto riguarda i diversi settori, il margine operativo è del 7,4% nel tessile, del 4,5% nell'alimentare, del 8,5% nel chimico, del 6,9% nel meccanico, del 8,2% nel cartario, i gruppi sono al 13,2%. La graduatoria vede 'in testa' i gruppi e varie, poi i settori chimico e cartario, il settore tessile, il meccanico e infine l'alimentare. In sintesi sono 16 le società con margine operativo negativo, mentre per 99 è positivo. Il dato è in miglioramento rispetto all'anno precedente.

Oneri finanziari

Gli oneri finanziari complessivamente contenuti sono praticamente a 0,2% del fatturato, erano al 0% nel 2015 (risentendo di operazioni effettuate in alcune aziende), allo 0,7% nel 2014, all'1,2% nel 2013 e al 1% nel 2012.

I dati oscillano tra il -0,3% del metalmeccanico e l'1,3% del cartario, -0,2% il tessile, 0,1% il chimico e 0,6% l'alimentare.

 

Gli oneri finanziari continuano a non essere un problema per la maggioranza delle imprese del campione, in considerazione della media dimensione delle aziende e del buon livello di capitalizzazione: il patrimonio netto delle imprese del campione è pari a 1,8 Mld di euro pari al 36% del fatturato, leggermente più alto dei campioni 2015, 2014, 2013 e 2012.

 

Costo del lavoro

Il costo del lavoro (come retribuzioni, oneri sociali, Tfr) ammonta a 752,5 milioni di euro pari al 15% del fatturato, era il 14,9% nel campione 2016; il 13,5% nel campione 2015, era il 13,4 % del fatturato nel 2014, il 13,6% nel campione 2013, allo stesso livello del 2012. L'incidenza del costo del lavoro rimane, dunque, contenuta.

Nei diversi settori il costo del lavoro oscilla tra il 9,8% del settore alimentare e il 19,9% nel chimico; è pari al 16,2% nel meccanico, all'11,7% nel tessile e al 12,7% del cartario.

Tasso di profitto

Il tasso di profitto (Roe), rapporto tra utile netto e capitale investito dall’imprenditore (patrimonio netto), è stato del 12,5%; era del 10,5% nel campione 2015; del 7,7% nel 2014; del 6,7% nel 2013 contro il 3,2% del campione 2012.

Nel 2016, dunque, questo indicatore continua a risalire doppiando i livelli pre crisi anche a fronte di un andamento di crescita contenuta del fatturato. 

 

Per quanto riguarda i singoli settori il tasso di profitto è al 6,7% nell’alimentare, 16,9% nel tessile, 11,6% nel chimico, 16,4% nel cartario e 13,9% nel meccanico.

 

Il dato complessivo per le aziende vede una crescita più contenuta rispetto a quella già contenuta del 2015, dopo i buoni segnali di ripresa del 2014, dopo il protrarsi anche nel 2013 della frenata del 2012 sul fatturato.

Indici di produttività

Gli indici di produttività e redditività proseguono in un miglioramento significativo.

Va anche detto che sui dati incidono situazioni particolari di alcune aziende particolarmente brillanti e altre particolarmente negative. Alcune delle imprese che dai bilanci sono in forte difficoltà hanno già avviato processi di ristrutturazione o di ridimensionamento.

 

Il dato medio non rende, però, fedelmente un quadro dove convivono situazioni con forti problemi con realtà di eccellenza.

 

Delle 115 società esaminate 97 hanno fatto utili e 18 hanno chiuso il bilancio in perdita: le aziende in perdita sono 7 nel settore meccanico, 2 nel tessile, 4 nel chimico, 3 nell’alimentare, 2 nel cartario poligrafico, nessuna nei gruppi. Il dato è in miglioramento rispetto al campione 2105. 

Hanno aumentato il fatturato 73 aziende, mentre per 42 c’è stata una diminuzione dei ricavi; 99 aziende hanno un margine operativo positivo e 16 negativo, quindi sono in perdita ancora prima degli oneri finanziari e delle tasse (sei meccaniche, due tessili, quattro chimiche, una del settore cartario e tre del settore alimentare); 114 aziende pagano oneri finanziari in misura inferiore al 4% del fatturato, mentre 1 azienda paga oneri finanziari superiori al 4%.

 

Le aziende con margine operativo negativo sono quelle che si trovano nella situazione di maggiore difficoltà.

Occupazione

L'analisi, infine, ha preso in considerazione il confronto del saldo occupazionale in 90 delle aziende del campione, cioè quelle che hanno riportato sul proprio bilancio il dato occupazionale. Dal campione sono stati esclusi i gruppi.

 

L'anno si chiude con un saldo positivo dello 0,6%, segnando una situazione di sostanziale stabilità rispetto all'anno precedente. La crescita riguarda il comparto tessile +4,2% e quello alimentare +3,8%, mentre il saldo è negativo per il comparto chimico -2,9%, sostanzialmente stabile per il meccanico (+0,4%) e il cartario (0%).

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