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Sait dopo la rottura delle contrattazione: "Disponibili a trattare ma non si pongano diktat. E si rispetti la controparte"

I dirigenti del consorzio si dicono disponibili a riaprire la discussione per la definizione dei criteri di selezione del personale da collocare in mobilità ma aggiungono: "La pesante denigrazione di una sigla sindacale (Filcams Cgil ndr) non va nella direzione di un accordo"

Pubblicato il - 19 novembre 2017 - 20:50

TRENTO. Disponibilità a trattare, ma con la consapevolezza che "trattare significa che ciascuno è disponibile a rinunciare a qualcosa senza porre diktat". Il consorzio Sait mostra un'apertura dopo la rottura della trattativa degli scorsi giorni giunta dopo che le tre sigle confederali si sono divise al tavolo della contrattazione. Da una parte Uil e Cisl pronte a rinunciare a quale tutela di legge in cambio della tutela di alcuni posti di lavoro (si parla del licenziamento di 116 persone). Dall'altra la Cgil che ha specificato come "queste deroghe - spiega la Filcams - avrebbe dato mano libera nella scelta dei lavoratori licenziabili, penalizzando ancor più i lavoratori più anziani, con carichi di famiglia e con limitazioni alla mansione e quindi ancor più difficilmente ricollocabili nell'attuale mercato del lavoro trentino". 

 

Il consorzio Sait, dal canto suo rilancia e si dice disponibile a proseguire la trattativa con le parti sindacali per la definizione dei criteri di selezione del personale da collocare in mobilità ma, per bocca del presidente Renato Dalpalù ribadisce alcuni punti fermi sui quali invita a riflettere chi siede al tavolo della contrattazione, in particolare la parte sindacale che ha ritenuto di rifiutare un'ipotesi di accordo che per il Sait è ancora possibile (e quindi la Filcams Cgil). "Trattare - afferma Dalpalù - significa che ciascuno è disponibile a rinunciare a qualcosa, senza porre diktat. E senza mettere in campo atteggiamenti ostruzionistici o dilatori".

 

"Sait è una azienda che opera in un mercato concorrenziale e vive anche di reputazione", aggiunge il direttore generale Luca Picciarelli. "La pesante denigrazione (il segretario della Filcams Caramelle aveva sottolineato che "la direzione Sait attua pratiche prive di responsabilità sociale" ndr) operata anche attraverso la stampa in particolare da una sigla sindacale non va certo incontro alla volontà di raggiungere un accordo. Piuttosto, leggiamo in questo atteggiamento un'occasione di affermazione di rapporti di forza fra organizzazioni sindacali, che sembra non tenere in alcun conto i risultati dell'azienda. Il tema della produttività è centrale: nessuno vuole sovvertire i criteri di legge, ma nemmeno dimenticare che la produttività è il fine dell'operazione".

 

"Quanto allo spirito cooperativo - prosegue Picciarelli - il Sait  è una cooperativa ma anche un'impresa, che sta facendo bene la cooperativa (servizio ai soci e al territorio) meno bene l'impresa (scarsa produttività); la nostra ambizione è curare ciò che va male, non ciò che stiamo facendo anche troppo bene. Inoltre il Sait è un Consorzio, che non può che ribaltare sulle Famiglie Cooperative, quindi sui consumatori, costi e ricavi: ogni costo eccedente quello di una gestione efficiente è un'inutile aggravio del prezzo di vendita dei nostri prodotti. Quanto alle scelte gestionali passate, le critiche alle modalità organizzative del Sait (raccomandazioni, deficit dirigenziali ecc.), ancorché scarsamente fondate, sono eventualmente una ragione di più, non una di meno, per riorganizzare il Consorzio".

 

"Chiarito ciò, siamo pronti a riprendere la trattativa, ad ampio raggio, purché sotto la guida del senso di responsabilità, da un lato, e del rispetto della controparte, dall'altro", conclude Dalpalú.

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