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Nasce ''F.T.Bio'' , la federazione che riunirà le aziende bio in Trentino

In sinergia con Acli Terra sono state gettate le basi per la Banca della Terra. L'obiettivo è favorire quanti vogliono diventare agricoltori ma non sono proprietari terrieri

Di Nereo Pederzolli - 20 marzo 2018 - 20:19

TRENTO. Il bio cresce, vince e convince pure gli scettici, con riscontri più che incoraggianti. Adesso anche il Trentino ha la sua Federazione Agricoltura Bio e Biodinamica, presentata stamane tra dati e statistiche, ma soprattutto con una nuova visione colturale: produrre bene per coinvolgere al meglio anzitutto i consumatori. Poi, sinergie operative con Acli Terra.

 

In quasi 10 anni le colture biologiche sono letteralmente ‘esplose’. In Italia sono passate da qualche centinaio d’ettari sperimentali a quasi 1 milione 800 mila ettari. Ogni anno 300 mila ettari, una crescita del 20,5%, e in Trentino ancora più sostanziale, tenendo conto della carenza strutturale di superfici coltivabili.

 

Infatti si censiscono quasi 7 mila 100 ettari, con i pascoli in netta maggioranza, comunque con 1000 ettari di vigneto, 700 di frutticoltura e tutta una serie di colture ‘contenute’, l’orticoltura in primis.

 

Ben 1.200 le aziende bio, tra produttori e trasformatori. Agricoltori che ora si sono raggruppati in una specifica Federazione, per essere coesi, per l’ambiente e dalla parte dei consumatori.

 

La sigla F.T.Bio nasce per colmare un gap istituzionale creando uno strumento unitario di rappresentanza per il biologico nella provincia di Trento.

 

S’impegna a diffondere una cultura del bio. Per chiarire certe incomprensioni. Quelle sollevate da qualche esperto in dinamiche agro-economiche che ritiene il biologico come una forma di ‘protezione’, un rifugio per superare certe paure inconsce.

 

"Noi guardiamo oltre, al futuro, convinti di esprimere le aspirazioni di schiere di produttori, supportare gli stimoli di altrettante organizzazioni ambientaliste territoriali già esistenti" – spiegano i promotori, Maurizio Zanghielli, presidente e il suo vice, Stefano Delugan.

 

Una Federazione che opererà in massima autonomia, partendo dal coinvolgimento dei suoi oltre 200 soci ‘fondatori’. Tra consapevolezza dell’ECO-sistema BIO nelle imprese che ne applicano il metodo, i soggetti incaricati all’attività di controllo e sorveglianza, nonché il supporto alle scelte dei consumatori. Dando vita ad una vera rappresentaza del BIO Trentino, autorevole e pronta ad intervenire in ogni tavolo di concertazione. Ma non solo.

 

In sinergia con AcliTerra sono state gettate le basi per la Banca della Terra. Cioè favorire quanti vogliono diventare agricoltori ma non sono proprietari terrieri.

 

Iniziativa strategica che va individuata nel recupero dei terreni abbandonati e/o incolti. In questo caso F.T.Bio, in collaborazione con Acli Terra e ogni altro portatore d’interesse,intende attivare percorsi concertati con le amministrazioni locali (comuni) per individuare terreni a bosco di neoformazione da rimettere in coltivazione anche utilizzando lo strumento della Banca della Terra per favorire iniziative imprenditoriali in particolare di giovani e/o nuove aziende agricole.

 

Contratti d’affitto con garanzie delle amministrazioni comunali, per uniformare, accorpare variegate particelle fondiarie e quindi favorire il recupero dei terreni abbandonati.

 

In Vallarsa è una pratica in voga da qualche anno. Tentativi sono in corso in altre realtà. Per creare delle Reti d’impresa, lo strumento che è stato declinato, in chiave agricola, con il decreto competitività.

 

Dopo le istruzioni dell’agenzia delle Entrate e dell’INPS, il banco di prova sarà l’informazione e formazione che F.T.Bio renderà disponibile agli associati in specifici seminari e corsi di formazione. In pratica è consentito alle aziende di mettere insieme terreni e attrezzature e di utilizzare anche assunzioni congiunte con salari ripartiti tra i «soci» che hanno firmato il contratto. Un altro aspetto interessante è l’occasione offerta di lavorare insieme prodotti agricoli e trasformati per poi dividerli tra le singole imprese che mettono in comune i fattori di produzione.

 

In questo modo si possono abbattere i costi sia delle attrezzature sia dei lavoratori. Con le reti d’impresa si possono utilizzare i macchinari migliori e assumere dipendenti molto qualificati che un’impresa da sola non potrebbe permettersi ma che invece diventano economicamente accessibili se i lavoratori girano tra le imprese e i salari sono ripartiti tra i ‘retisti’.

 

Operatività ed educazione. La neanata Federazione intende dare appuntamento a specifiche eventi e promuovere una serie di ‘educational’. Per dimostrare che il bio vince e convince.

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