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Buoni pasto, l'associazione ristoratori: ''Da inizio anno diciamo che il bando è iniquo, la Provincia annulli tutto e ci ascolti''

Un bando considerato sbagliato, nel mirino soprattutto il criterio di aggiudicazione del massimo ribasso, già criticato anche in sede delle audizioni per il disegno di legge semplificazione. Ora le aziende aggiudicatarie si tirano indietro e gli esercenti restano compatti. Fontanari: "Le nostre critiche e i nostri dubbi erano più che fondati. Io stesso non ho firmato: la proposta di Danilo Moresco e Confcommercio era lungimirante: è tempo di valutarla"

Di Luca Andreazza - 13 agosto 2019 - 12:39

TRENTO. "Le nostre critiche e i nostri dubbi erano più che fondati", così Marco Fontanari, presidente dell'Associazione ristoratori del Trentino, che aggiunge: "A inizio anno abbiamo fatto notare al presidente Maurizio Fugatti che questo bando andava in primis a colpire le aziende che avrebbero erogato il servizio, cioè ristoranti e pubblici esercizi, ma anche i clienti".

 

La Fiepet-Confesercenti si era già schierata a più riprese contro il bando per il servizio sostitutivo di mensa, un appalto da 4 anni per un importo complessivo di base di 55 milioni e 392 mila euro al netto degli oneri fiscali e il criterio di aggiudicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa (Qui articolo e qui articolo).

 

Un bando considerato sbagliato, nel mirino le commissioni e il criterio di aggiudicazione del massimo ribasso, già criticato anche in sede delle audizioni per il disegno di legge semplificazionema la Provincia aveva deciso di andare avanti. Nel frattempo le ditte che avrebbero dovuto gestire il servizio si sono sfilate, soprattutto per l'opposizione degli esercenti nel firmare i contratti di adesione del progetto. Poi è arrivata la presa di posizione di alcuni esercenti di primissimo piano nel panorama trentino quali Nicola Malossini, titolare di Niky's Alchimia del gusto e Forst, e Alessandro Dietre, titolare di LotoPlan e Tipico (Qui articolo).

 

Il comparto ha sempre messo in luce che sono le imprese della ristorazione e di pubblico esercizio a pagare i ribassi previsti dal bando provinciale per l'assegnazione dei buoni pasto per i dipendenti della Provincia di Trento. E' netta la posizione dell'Associazione ristoratori, non dell'ultima ora ma messa nera su bianco già a febbraio scorso nella lettere indirizzata al presidente Fugatti. Già in quell'occasione veniva lanciato l'allarme per un bando iniquo per chiedere correttivi al fine di non penalizzare la categoria: si evidenziava come tutto l'onere economico ricada interamente sugli operatori della somministrazione.

 

"Avevamo pronosticato - prosegue Fontanari - che non sarebbero stati in molti gli imprenditori disposti a sottoscrivere la convenzione e infatti è successo: l’aggiudicatario non è riuscito a mettere insieme una proposta valida proprio perché eccessivamente penalizzanti le condizioni previste dal bando. Certamente ci dispiace per i dipendenti pubblici, ma, ferma restando la libertà di ciascun imprenditore di fare le proprie valutazioni sui propri conti, come Associazione sconsigliamo vivamente di sottoscrivere questa convenzione a queste condizioni. Io stesso ho rifiutato la sottoscrizione e così consiglio anche a tutti i colleghi. Da un lato fa piacere notare la compattezza della categoria, che ha fatto muro contro questa impostazione, dall’altro si tratta di una omogeneità che conferma l’ovvio: con quei numeri nessuna azienda è in grado di garantire un servizio adeguato".

 

La richiesta è quella di annullare il bando per arrivare a concertare una nuova proposta. "Il problema è noto anche a livello nazionale e la stessa Fipe si è espressa in merito. Ora - prosegue il numero uno dell'Associazione ristoratori - speriamo che la politica, con cui abbiamo avviato un dialogo, prenda in mano la situazione e riveda questo bando: così com’è non va bene e se non sarà annullato, è comunque destinato al fallimento".

 

Un comparto ristorativo pesante per il territorio provinciale, un settore che tra bar e ristoranti comprende circa 3.382 imprese e 36.611 collaboratori pari al 16% della forza lavoro totale nella Pat. "Qualche anno fa – conclude Fontanari – l’allora presidente della nostra associazione Danilo Moresco, ora presidente onorario, assieme a Confcommercio aveva dato vita ad una società di emissione di buoni pasto proprio per cercare di risolvere un problema che per gli esercenti è sempre stato presente. Allora la cosa venne vista con un certo scetticismo, ora si può dire che fu una scelta lungimirante. Ecco, la vicenda del bando provinciale potrebbe essere l’occasione per dare il via ad una profonda riforma del sistema dei buoni pasto".

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