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Buoni pasto, Malossini e Dietre: ''I colleghi non firmino il contratto, fanno i conti senza l'oste''. Confesercenti: ''Restiamo compatti''

Sono sei i punti messi in luce da Malossini e Dietre: "Dobbiamo far capire a chi ci governa che non siamo una categoria senza voce. Tra Irap e Irpef il nostro contribuito è enorme per un territorio autonomo. Il gioco contabile sull'Iva poi è stimato in un giro d'affari di 50 milioni sulla nostra pelle"

Di Luca Andreazza - 10 agosto 2019 - 12:20

TRENTO. E' sempre più tesa l'aria per i buoni pasto della Provincia. "Prima Bluticket e ora Edenred, ma noi non firmiamo il contratto per il futuro servizio mensa dell'amministrazione provinciale: invitiamo i colleghi a seguire questa iniziativa", così Nicola Malossini, titolare di Niky's Alchimia del gusto e Forst, e Alessandro Dietre, titolare di Loto, Plan e Tipico, che aggiungono: "Unione e Confesercenti devono fare qualcosa in più".

 

La Fiepet-Confesercenti si era già schierata a inizio giugno contro il bando per il servizio sostitutivo di mensa, un appalto per 4 anni per un importo complessivo di base di 55 milioni e 392 mila euro al netto degli oneri fiscali e il criterio di aggiudicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa. La ditta Cir food cooperativa italiana di ristorazione di Reggio Emilia si era aggiudicata il bando con il ribasso del 10,8% per 49 milioni e 440 mila euro (Qui articolo), ma poi si è sfilata in quanto non è riuscita a trovare esercenti disponibili ad accettare le condizioni proposte.

 

Un criterio di aggiudicazione del massimo ribasso già criticato anche in sede delle audizioni per il disegno di legge semplificazionema la Provincia aveva deciso di andare avanti. La società buoni pasto che si era aggiudicata il bando aveva inserito al ribasso nel capitolato tecnico un 10,80% di sconto, lo stesso valore (10,80%) a carico della commissione che dovrà pagare l’esercente. Spazio quindi alla seconda azienda in graduatoria, ma la storia sembra ripetersi (Qui articolo).

 

"Stupisce e disarma che le commissioni proposte siano diminuite, ma di pochissimo. Come successo in passato per Bluticket - proseguono Malossini e Dietre - non intendiamo firmare e vogliamo sensibilizzare i colleghi a trovare il coraggio di portare avanti questa linea: questa compattezza ha permesso di escludere una ditta e far sentire le nostre ragioni".

 

Sono sei i punti messi in luce da Malossini e Dietre. "Se Edenred non raggiunge il numero minimo di esercenti previsto da contratto, decade. Se non firmiamo - aggiungono gli esercenti - possiamo dimostrare alle compagnie dei buoni pasto che i 'conti non si fanno senza l'oste': non è normale che queste aziende propongano scontistiche folli, senza chiedere agli addetti ai lavori, come se i nostri clienti venissero a pagare il conto e si applichino in forma autonoma una riduzione".

 

Un segnale anche alla politica. "Dobbiamo far capire a chi ci governa - evidenziano Malossini e Dietre - che non siamo una categoria senza voce: siamo il comparto economico tra i più importanti della provincia. Tra Irap e Irpef il nostro contribuito è enorme per un territorio autonomo. Siamo poi il comparto che porta più occupazione e che ironia della sorte non riesce a trovare sufficiente mano d'opera, soprattutto formata. Vogliono risparmiare? Bene, ma non sulle nostre spalle".

 

Un segnale anche al funzionario che ha scritto il bando per l'assegnazione del servizio sostitutivo della mensa, quando il bando precedente prevedeva una commissione dello 0%. "All'epoca - dicono gli esercenti - come categorie avevamo portato un pressing asfissiante su assessore e presidente della giunta, la politica aveva preso a cuore la questione. Si era arrivati a un bando equo e si era introdotto un menù fisso a prezzi calmierati che era facoltà del singolo esercente applicare".

 

Un ultimo punto è quello della differenza di costi tra esercenti e pubblica amministrazione. "Le società di buoni pasto fatturano alla Provincia con Iva al 4%, mentre noi al 10%. Un'agevolazione concepita per il nostro comparto in quanto mettiamo a disposizione il servizio, mentre queste ditte sono un tramite. Invece così viene tutto ribaltato e si intascano il 6%, un giro contabile stimato in 50 milioni di euro".

 

Nel frattempo, chiamata in causa, Confesercenti difende il proprio operato su Facebook. "Abbiamo iniziato mesi fa questa battaglia che intendiamo portare avanti - commenta Massimiliano Peterlana, titolare dell'Osteria A le due spade e numero uno dell'ente - dobbiamo rimanere compatti".

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