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Buoni pasto, la Confesercenti contro il bando provinciale: ''Si risparmia sulla nostra pelle: si penalizza servizio e qualità''

La Fiepet-Confesercenti si schiera contro il bando per il servizio sostitutivo di mensa, un appalto per 4 anni per un importo complessivo di base di 55 milioni e 392 mila euro al netto degli oneri fiscali e il criterio di aggiudicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa: affidamento aggiudicato con il ribasso del 10,8% per 49 milioni e 440 mila euro

Di L.A. - 08 giugno 2019 - 11:55

TRENTO. "Ancora una volta il 'risparmio' si fa sulla pelle dei gestori e sulla qualità del servizio", queste le parole di Massimiliano Peterlana, presidente di Fiepet-Confesercenti, che aggiunge: "Un bando provinciale che alza i costi per gli esercenti e quindi per i consumatori, esercizi pubblici che non accetteranno più i buoni pasto a causa delle commissioni ancora più elevate e un peggioramento del servizio. Questo lo scenario che si prospetta a causa del nuovo bando provinciale sui buoni pasto".

 

La Fiepet-Confesercenti si schiera contro il bando per il servizio sostitutivo di mensa, un appalto per 4 anni per un importo complessivo di base di 55 milioni e 392 mila euro al netto degli oneri fiscali e il criterio di aggiudicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa. La ditta Cir food cooperativa italiana di ristorazione di Reggio Emilia si è aggiudicata il bando con il ribasso del 10,8% per 49 milioni e 440 mila euro (Qui bando).

 

"A vincere - prosegue il numero uno degli esercenti - è stata una società di buoni pasto che ha presentato l’offerta al ribasso migliore, cioè più conveniente per gli utilizzatori di questo servizio (risparmiando nelle voce di spesa del bilancio provinciale): fin qui nulla di male. Peccato, però, che lo sconto di ribasso nel capitolato si ripercuoterà per la medesima percentuale sulla commissione che dovrà pagare il pubblico esercizio alla società che si è aggiudicata la vittoria dei buoni della Pat e di tutte le società pubbliche o Comuni che aderiscono alla convenzione quadro".

 

Un esempio? La società buoni pasto che si è aggiudicata il bando ha inserito al ribasso nel capitolato tecnico un 10,80% di sconto, lo stesso valore (10,80%) sarà a carico della commissione che dovrà pagare l’esercente. "Si specifica - continua Peterlana - che la stessa percentuale/commissione dovrà 'essere omnicomprensiva di qualsiasi onere tecnico e/o amministrativo e di tutte le fasi relative al cosiddetto ciclo passivo del buono pasto elettronico necessario per portare a buon fine la transazione di pasto. Nessun corrispettivo ulteriore dovrà essere richiesto all’esercente per adesione alla rete, gestione delle fatture, compresa l’emissione automatizzata delle fatture'. Ancora una volta il 'risparmio' si fa sulla pelle dei gestori e sulla qualità del servizio. E’ da sottolineare che il bando precedente (ancora in essere) prevede una commissione pari a 0%".

 

Un criterio di aggiudicazione del massimo ribasso già criticato anche in sede delle audizioni per il disegno di legge semplificazione, ma la Provincia ha deciso di andare avanti. "Questo meccanismo è uno strumento non condivisibile - dice il presidente di Fiepet-Confesercenti - senza dimenticare che il comparto ristorativo provinciale tra bar e ristoranti comprende circa 3.382 imprese e 36.611 collaboratori pari al 16% della forza lavoro totale nella Pat".

 

I lavoratori che riceveranno il carnet dei tagliandi per il pranzo, potrebbero trovare difficoltà nell'individuare un locale che accetti i coupon. Il rischio, infatti, è quello che gli esercizi non accetteranno più i buoni pasto tra commissioni elevate e diminuzione del lavoro con relative perdite di personale.

 

"Prevediamo - conclude Peterlana - costi maggiori per gli esercenti a fronte di un impegno che porterà alla somministrazione di menù a prezzi stabiliti precedentemente e che non potranno essere modificati per 4 anni, cioè per tutta la durata del bando. Non solo, l'offerta ristorativa non potrà più garantire livelli di qualità".

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