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Buoni pasto, Confesercenti e Confcommercio: ''La ditta vincitrice si è tirata indietro, così farà anche la seconda. Avevamo ragione, bando sbagliato''

La Fiepet-Confesercenti si era già schierata a inizio giugno contro il bando per il servizio sostitutivo di mensa, un appalto per 4 anni per un importo complessivo di base di 55 milioni e 392 mila euro al netto degli oneri fiscali e il criterio di aggiudicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa

Pubblicato il - 30 luglio 2019 - 19:08

TRENTO. "La decadenza della prima aggiudicataria del bando dimostra che le condizioni individuate dal bando sono insostenibili per il settore", queste le parole di Massimiliano Peterlana, presidente di Confesercenti, dopo che è stato avviato il procedimento di decadenza dell'aggiudicazione della gara per la fornitura del servizio di buoni pasto per i dipendenti provinciali. 

 

La Fiepet-Confesercenti si era già schierata a inizio giugno contro il bando per il servizio sostitutivo di mensa, un appalto per 4 anni per un importo complessivo di base di 55 milioni e 392 mila euro al netto degli oneri fiscali e il criterio di aggiudicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa. La ditta Cir food cooperativa italiana di ristorazione di Reggio Emilia si era aggiudicata il bando con il ribasso del 10,8% per 49 milioni e 440 mila euro (Qui articolo).

 

"Questo conferma - aggiungono i vertici di Confcommercio e Confesercenti - le perplessità sui criteri che hanno portato alla stesura del bando: il risparmio viene scaricato sugli esercenti che, stretti tra margini già molto ridotti, preferiscono rinunciare all’opportunità. Il bando è sbagliato: non cambierà nulla nemmeno con la nuova aggiudicataria perché il ribasso è troppo penalizzante per le imprese".

Un criterio di aggiudicazione del massimo ribasso già criticato anche in sede delle audizioni per il disegno di legge semplificazione, ma la Provincia aveva deciso di andare avanti. "La notizia delle difficoltà dell’azienda vincitrice dalla gara – spiega Marco Fontanari, presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino – non è una sorpresa: abbiamo fin da subito denunciato al presidente Fugatti il rischio che questo bando scaricasse sugli esercenti il ribasso presentato dalle aziende partecipanti. Com’era prevedibile, i colleghi hanno preferito non accettare condizioni che riducessero ulteriormente i margini già esigui, a scapito della qualità del servizio e dell’offerta. E, in questi tempi, nessuna rinuncia viene fatta a cuor leggero, segno che la proposta era davvero irricevibile".

 

A questo si aggiunge che i lavoratori che riceveranno il carnet dei tagliandi per il pranzo, potrebbero trovare difficoltà nell'individuare un locale che accetti i coupon. Il rischio, infatti, è quello che gli esercizi non accetteranno più i buoni pasto tra commissioni elevate e diminuzione del lavoro con relative perdite di personale.

 

"Il principio del massimo ribasso – aggiunge Giorgio Buratti, presidente dell’Associazione pubblici esercizi del Trentino – è un sistema che tendenzialmente colpisce l’anello più debole della catena del servizio: in questo caso, a farne le spese sono i pubblici esercizi che vedono ulteriormente erosi i propri margini. Il meccanismo previsto dal bando non è equo: ipotizziamo che anche per l’impresa che verrà individuata dalla giunta provinciale come sostituta la situazione sia analoga, con gli esercenti che preferiscono rinunciare ai buoni pasto piuttosto che lavorare in perdita".

 

La società buoni pasto che si era aggiudicata il bando aveva inserito al ribasso nel capitolato tecnico un 10,80% di sconto, lo stesso valore (10,80%) a carico della commissione che dovrà pagare l’esercente. "Già ad inizio giugno – conclude Peterlana – avevamo denunciato i possibili scenari che si sono puntualmente avverati: esercizi pubblici che non accettano più i buoni pasto a causa delle commissioni troppo elevate e un peggioramento del servizio, a danno dei consumatori. Il bando precedente prevedeva una commissione dello 0%, mentre con il nuovo sistema per gli esercenti ci sarà un costo ulteriore non inferiore al 10%: infatti, anche l’azienda che dovrebbe subentrare all’aggiudicataria ha previsto un ribasso del 10,01% che andrà a ripercuotersi sugli esercenti".

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