Calano i fallimenti in Trentino: l'edilizia il settore più colpito. La Cgil: ''Ripresa fragile, servono politiche di lavoro attive e ammortizzatori''
I dati sono stati elaborati dalla Camera di Commercio. Trento risulta essere il comune con il maggior numero di casi di fallimento

TRENTO. Calano i fallimenti ma il settore che continua ad essere più tartassato è quello dell'edilizia. A confermarlo sono gli ultimi dati elaborati dalla Camera di Commercio di Trento che mostrano una diminuzione da 100 del 2017 a 71 del 2018 dei fallimenti che hanno interessato le società presenti sul nostro territorio.
Nello specifico, i dati mettono in luce che le imprese fallite sono risultate essere 9 attività individuali e 62 società.
Dal punto di vista territorio, invece, Trento risulta essere il comune con il maggior numero di casi, ben 24, seguito poi da Rovereto con sette fallimenti, quattro a Pergine Valsugana e infine tre fallimenti ciascuno hanno interessato i comuni di Ala, Albiano e Mezzolombardo.
Come già dicevamo, dal punto di vista dei settori economici, l’edilizia rappresenta, anche nel 2018, il comparto maggiormente interessato dai fallimenti: le imprese di costruzione, gli impiantisti e le società immobiliari dichiarate fallite sono state 26, pari al 37% del totale delle procedure concorsuali considerate. Seguono il commercio con 15 fallimenti e il manifatturiero con 9 procedure fallimentari aperte in corso d’anno. Bar, alberghi e ristoranti hanno totalizzato complessivamente 8 procedure concorsuali, mentre altri comparti, come i trasporti (5), l’estrattivo (3) e altri settori (5) sono stati interessati più marginalmente.
Questi dati, ha spiegato Giovanni Bort, presidente della Camera di Commercio di Trento, “rappresentano un’ulteriore testimonianza che l’economia trentina ha superato ormai la fase più acuta della crisi e ha nuovamente intrapreso quel percorso di crescita che auspichiamo possa perdurare anche nel corso dell’anno appena iniziato”. Seppur i numeri aggregati siano in miglioramento, ha continuato Bort, “ciò non toglie che anche un solo fallimento – e le conseguenze negative che esso comporta per molti degli stakeholder che ruotano attorno all’impresa in difficoltà, oltre che, ovviamente, per l’imprenditore stesso e la sua famiglia – deve essere oggetto di attenzione da parte sia del decisore pubblico sia del mondo del credito, affinché si possano attuare tutte le misure disponibili per scongiurarlo”.
Il calo dei fallimenti, quindi, dimostra come il Trentino stia uscendo un po' alla volta dalla crisi. A parlare di “ripresa fragile” è però il segretario della Cgil Franco Ianeselli. “I dati in calo dei fallimenti – ha affermato – confermano una ripresa in corso nell'economia. Noi abbiamo monitorato la situazione del mercato del lavoro e sul 2018 abbiamo una diminuzione delle disoccupazioni. Rimane però la preoccupazione che deriva dal fatto che sono diminuite anche le persone attive sul mercato del lavoro”.
Una ripresa quindi fragile anche “perché esiste ancora – spiega Ianeselli - una grande questione che è quella del rallentamento della crescita dell'economia mondiale in seguito, fra le altre cose, di una politica dei dazi portata avanti dagli Stati Uniti ma anche dall'incertezza per le scelte del Governo nazionale che non stanno facendo per nulla bene”.
Il segretario Ianeselli, vista l'attuale situazione, critica alcune dichiarazioni fatte dal presidente della provincia Maurizio Fugatti e dall'assessore Achille Spinelli. “Mi hanno colpito le loro parole – spiega Ianeselli – perché hanno affermato che essendoci la ripresa servono meno ammortizzatori. Questo non è vero perché una ripresa prevede lo stesso imprese che nascono e che cessano e lavoratori in transizione. E' fondamentale investire in ammortizzatori e politiche attive del lavoro in una fase come questa”.











