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Grandi opere, Salini e le altre grandi imprese italiane aspettano lo sblocco

Il settore delle grandi opere in Italia è finito nelle sabbie mobili e la lista di quelle bloccate è lunghissima. Salini Impregilo, la più grande azienda italiana, riesce ad andare avanti anche grazie a una forte crescita sui mercati internazionali, dagli Stati Uniti all'Australia

Pubblicato il - 21 giugno 2019 - 14:14

TRENTO. A volte è la mancanza di fondi, ma più spesso sul banco degli imputati c'è la burocrazia: è così che il settore delle grandi opere in Italia è finito nelle sabbie mobili, con lavori bloccati per 36 miliardi di euro, decine di aziende che hanno chiuso i battenti, decine di migliaia di posti di lavoro andati perduti.

 

La lista delle opere, solo per ricordare quelle più importanti, è lunghissima. La mancanza di risorse ha colpito la Calabria – dove la statale Jonica e l'ospedale Morelli di Reggio attendono complessivamente un miliardo di euro; la tangenziale di Lucca; l'autostrada Cremona-Mantova (un miliardo). È invece la burocrazia ad essere responsabile dello stop in Piemonte non solo della Tav Torine-Lione ma anche della Asti-Cuneo e del tunnel del Col di Tenda, in Campania del progetto del Sarno e della statale Lioni-Grottaminarda, in Puglia della Maglie-Leuca. E ancora, ma la lista non si esaurisce qui, in Veneto della superstrada Valsugana Valbrenta, della terza corsia della Verona-Modena e del sistema di tangenziali (in totale opere per oltre 3 miliardi di euro) e nel Lazio dell'autostrada Roma-Latina (2,8 miliardi di euro).

 

Il blocco dei lavori danneggia il Paese, che non recupera i suoi ritardi infrastrutturali e perde competitività, e causa pesanti danni alle imprese: Astaldi, Condotte, Trevi, Grandi Lavori Fincosit, Toti e Cmc si trovano in gravi difficoltà. Solo Salini Impregilo, la più grande azienda italiana, non ne ha risentito anche grazie a una forte crescita sui mercati internazionali, dagli Stati Uniti all'Australia.

 

La proiezione sui mercati esteri è un obbligo, ma si deve reggere la competizione con gruppi molto più grandi. Per questo l'Italia deve fare sistema, dando vita a un operatore di grandi dimensioni che consolidi le principali realtà. Il catalizzatore non può che essere Salini Impregilo, numero uno in Italia con un giro d'affari di 6,5 miliardi di euro, che potrebbero almeno raddoppiare. Il nuovo gruppo avrebbe così la capacità di sfidare i colossi internazionali all'estero mantenendo una forte presenza per la modernizzazione e lo sviluppo del nostro Paese.

 

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