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La Rurale di Lavis, Mezzocorona e Val di Cembra verso la fusione con Trento. Ma quattro aspiranti consiglieri non ci stanno: ''Passaggio affrettato, da valutare meglio''

A criticare il passaggio sancito dalla firma di un protocollo d'intesa tra Fracalossi e Villotti i candidati, Paolazzi, Zanon, Odorizzi e Facchinelli. Lettera a 10.000 persone: ''C'è un rischio di perdita di efficienza e di vicinanza ai soci''

Pubblicato il - 22 aprile 2019 - 19:32

TRENTO. La Cassa rurale di Lavis, Mezzocorona e Valle di Cembra va verso la fusione con Trento. Il passaggio è stato sancito dalla sottoscrizione (lo scorso 19 aprile) di un protocollo d'intesa con la Cassa rurale di Trento. Una decisione che non è andata giù a tutti. Una spaccatura sul tema che emerge in vista dell'assemblea dei soci in programma per il prossimo 3 maggio al PalaRotari, appuntamento che vedrà la votazione di cinque persone che siederanno in consiglio, di cui quattro per la ex base sociale di Lavis e Valle di Cembra e una per la ex base sociale di Mezzocorona.

 

Un passaggio, quest'ultimo, visto come un'occasione di cambiamento da molti. Tra questi i firmatari della "lettera alle famiglie" inviata ai soci da quattro candidati, l'uscente Diego Paolazzi, Luca Zanon (per l'ex Cassa rurale di Mezzocorona), Mariagrazia Odorizzi e Marco Facchinelli, in 10.000 copie ai residenti della piana Rotaliana.

 

Una lettera in cui si esprimono contro il progetto di fusione sottoscritto da Giorgio Fracalossi ed Ermanno Villotti con l'intento dichiarato di "dare vita a una realtà nuova e innovativa, caratterizzata da una gestione improntata a criteri di sempre maggiore efficienza, da un'elevata attenzione ai rischi e da un efficace governo societario".

 

Il percorso di fusione si dovrebbe concludere, dopo le autorizzazioni e l'approvazione da parte dei soci, all'inizio del 2020, con la nascita di una delle più grandi Casse rurali del Gruppo Cassa centrale banca-Credito cooperativo italiano (la previsione parla di circa 400 collaboratori, una rete di 44 sportelli e oltre 5 miliardi di euro di masse amministrate).

 

Un passaggio, in questa declinazione, non visto di buon occhio da alcuni soci e, in particolare, dai quattro firmatari della lettera. Paolazzi, Zanon, Odorizzi e Facchinelli credono infatti che "un'eventuale fusione vada valutata bene perché indietro non si torna". "Non c'è motivo di accelerare la fusione, che tra l'altro si chiama "fusione per incorporazione" - afferma Facchinelli - È un'ipotesi che va valutata bene".

 

"Siamo consapevoli delle regole e delle complessità che condizionano il settore bancario - è la premessa con cui approccia invece il tema la lettera di presentazione delle quattro candidature inviata alle famiglie della Rotaliana - Il tema delle fusioni e della nascita del gruppo bancario ha caratterizzato questi ultimi anni. Anche la nostra Cassa ha realizzato un percorso importante e positivo in questa direzione. Oggi, per merito delle scelte fatte dal consiglio e condivise con i soci, la nostra Cassa è una realtà bancaria solida, efficiente e organizzata, capace di generare reddito".

 

Prosegue: "Riteniamo quindi che i futuri ulteriori miglioramenti che la Cassa è in grado di realizzare, debbano mettere al centro i soci, i clienti, le comunità servite, recuperando il più possibile il senso di appartenenza della base sociale. Invece, come avrai appreso dalla stampa o da qualche voce, l'orizzonte che in queste ultime settimane si sta delineando è la fusione per incorporazione della nostra Cassa con la Cassa rurale di Trento, il che comporta che la Cassa rurale di Trento (tre volte più grande e già con 12.000 soci) rimarrà in vita assorbendo la Cassa rurale di Lavis, Mezzocorona, Valle di Cembra".

 

"La fusione con la Cassa rurale di Trento - è la convinzione di Paolazzi, Zanon, Odorizzi e Facchinelli - creerebbe una banca più grande nei numeri, ma meno efficiente e meno vicina ai soci. Crediamo che una così radicale scelta debba essere fatta dopo una valutazione attenta, non dettata da un'incomprensibile fretta".

 

Ancora, si legge: "I sottoscritti candidati si propongono quindi alla tua attenzione promettendo il massimo impegno per valorizzare i benefici della recente fusione, migliorare il rapporto di vicinanza con i soci e le associazioni, mantenere e sviluppare la rete distributiva ed i servizi al cliente, agevolare la partecipazione dei soci e dei giovani in particolare alla vita dell’istituto, ricercare ottimi rapporti con le Casse rurali confinanti, in particolare con la Cassa rurale di Trento considerate le risolvibili sovrapposizioni di sportelli a oggi esistenti, consolidare e valorizzare l’assetto del personale. Chiediamo quindi la tua fiducia ed il tuo appoggio sulla base di questi impegni, garantendo un costante confronto con la base sociale per le decisioni strategiche che ci troveremo ad affrontare".

 

Un dialogo, dunque, anche con Trento, ma non una fusione affrettata: questo il messaggio che si ritrova nella lettera. Una riflessione che Facchinelli amplia con una provocazione finale: "Perché poi una fusione della Cassa rurale di Lavis, Mezzocorona e Valle di Cembra con Trento? Forse, eventualmente, è più opportuno pensarla verso la val di Cembra con Giovo o con Mezzolombardo?".

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