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Le casse rurali trentine ritornano in utile e entro fino anno potrebbero restare in 16 dopo le fusioni

Sono 56 i milioni di euro di utile nel 2018 contro 21 milioni di perdite dell’anno precedente. Tiene la raccolta complessiva, prosegue la flessione dei crediti dovuta alle operazioni di “pulizia” dei bilanci che hanno fatto scendere lo stock complessivo. Nuovi mutui a 1,5 miliardi, accolte il 91% delle domande

Pubblicato il - 27 marzo 2019 - 15:28

TRENTO. Bilancio positivo, le casse rurale trentine si presentano all'appuntamento con il nuovo gruppo bancario Ccb con il segno "più" e un utile che sale a 56 milioni di euro contro le perdite di 21 milioni del 2017. A movimentare i bilanci anche nel 2018 sono intervenute le importanti operazioni di riduzione delle partite deteriorate, anche se la situazione ritorna verso livelli fisiologici dopo anni di crisi.

 

Il totale delle partite deteriorate (sofferenze e inadempienze probabili) lorde è sceso da 2 miliardi di euro (1.992 milioni) a 1,4 miliardi (1.438 milioni) per un calo del 27,8% pari a 554 milioni di euro, mentre la raccolta complessiva delle casse rurali è stabile a 17,5 miliardi di euro (-0,2%). In calo la raccolta diretta (-2,6%), compensato da un aumento di quella indiretta (+6%).

 

I crediti alla clientela diminuiscono del 5,3% (di cui -3,7% alle famiglie, -6,6% alle imprese). Un dato che va spiegato non come una chiusura nei confronti della domanda di credito, ma con la “pulizia” dei bilanci per diminuire l’ammontare dei crediti deteriorati, che ha comportato operazioni di cessione o cartolarizzazione, con conseguente diminuzione degli "stock" complessivi.

 

La conseguenza è che cala anche il rapporto tra crediti e raccolta diretta, che scende dall’81,4% di dicembre 2017 al 79,1% dell’anno successivo. Nel 2018 sono stati erogati nuovi mutui per oltre 1,5 miliardi di euro e sono state accolte il 91,2% delle domande pervenute, una percentuale leggermente superiore rispetto all’anno prima. Di questi crediti, 256 milioni sono a favore delle famiglie per l’acquisto della prima casa di abitazione.

 

Le quote di mercato delle casse rurali insieme a Cassa centrale banca ammontano al 57,5% sui depositi della clientela in provincia di Trento e il 45,4% sugli impieghi. Le casse dimostrano la propria vocazione di credito alle famiglie con una quota degli impieghi per questo tipo di clientela che sale fino al 60,3%, e addirittura al 65,9% sui depositi.

 

Sul fronte della redditività, il margine di interesse (il “guadagno” delle banche) è in valore assoluto pari a 271,5 milioni di euro per un incremento di 12 milioni sull’anno precedente pari al 4,7%. Questo dato, però, non è pienamente confrontabile con l’esercizio precedente in quanto sono cambiati i principi contabili di redazione del bilancio da Ias39 a Ifrs9.

 

I costi operativi sono scesi del 4,8%. Calano i costi per il personale, ridotti negli ultimi tre anni dell’8,4% e prosegue il percorso delle fusioni e di aggregazione degli istituti. Nel 2018 si sono conclusi i processi di fusione della cassa rurale Don Guetti in Alto Garda, di Saone in Giudicarie Valsabbia Paganella e l’importante unificazione in Valle di Non tra quattro casse rurali, ora confluite nella cassa rurale Valle di Non.

 

Queste operazioni hanno portato il numero da 25 a 20 casse e attualmente sono in corso processi di aggregazione in Val Rendena, Vallagarina e lungo l’asta dell’Adige, che potrebbero portare il numero complessivo a 16 o 17 entro fine anno.

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