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Nessuna tutela e tanti obblighi: il settore della vigilanza privata in sciopero. "Sarà l'inizio di un percorso in salita"

Positivi i delegati sindacali sull'incontro con il prefetto. I lavoratori del settore, che richiedono più sicurezza ed un salario dignitoso, protestano in tutta Italia contro nuovi contratti peggiorativi. "Rischiamo tutti i giorni la vita, non ci danno gli strumenti per affrontare i rischi del mestiere e non abbiamo alcuna considerazione"

Di Davide Leveghi - 01 agosto 2019 - 12:20

TRENTO. Carico di lavoro eccessivo, aumento previsto delle ore a fronte di una diminuzione salariale, mancanza di un contratto che tuteli il lavoratore, assenza di formazione, scarsa libertà di azione. Sono questi gli aspetti centrali nella vertenza che ha visto questa mattina, in uno sciopero indetto a livello nazionale, i lavoratori della sicurezza manifestare dinnanzi al Commissariato del Governo di Trento.

 

C'è malumore tra gli iscritti ai sindacati nello spiazzo davanti al Santissimo. In attesa che i responsabili sindacali escano dalla prefettura, si confrontano tra di loro, esprimono il loro malcontento verso condizioni di lavoro sempre peggiori, verso la totale mancanza di tutele in un settore, la vigilanza privata, dove sembra che agli obblighi richiesti ai lavoratori non corrispondano esattamente delle garanzie in caso di incidenti o rapine.

 

“In altre regioni d'Italia- lamentano- questo mestiere è soggetto a rischi molto gravi, con assalti ai mezzi e rapine a mano armata. A Trento la situazione è diversa, ma ciononostante ci sono dei momenti difficili. D'altronde- continuano visibilmente preoccupati- basta che succeda una volta e hai la vita rovinata”.

 

Sono lavoratori che di notte sorvegliano luoghi sensibili, che presidiano gli ospedali, le banche, che trasportano i valori. “Si renderanno conto di noi quando le persone andranno allo sportello del bancomat e non tireranno fuori nulla- dice un lavoratore impegnato nel trasporto valori, maglietta rossa della Filcams-. La richiesta di vigilanza sta aumentando, le aziende offrono contratti sempre peggiori, con più ore e meno diritti, e anche se rischiamo la vita e ci spacchiamo la schiena, se rifiutiamo il nuovo contratto, ci mettono alla porta e prendono persone nuove. C'è la fila per fare questo lavoro, e le aziende non si fanno problemi a prendere giovani inesperti disposti a dire solo di sì, cacciando chi ha vent'anni o più di servizio”.

 

Il rischio di vedere le condizioni lavorative peggiorare è assunto come già assodato, o almeno questa è la percezione. “Ci sono sindacati disposti ad accettare questo contratto, che firmano di notte- dichiara disilluso il lavoratore Filcams-, c'è pessimismo”. E lo sfogo, lucido e punto su punto, prosegue: “Sono molti i punti su cui chiediamo di intervenire. Non solo la madre di tutti i problemi, il trattamento economico, ma pure la sicurezza sul lavoro. Non abbiamo tutele se dovesse succedere qualcosa, non abbiamo possibilità d'intervento e d'azione, non siamo riconosciuti e trattati come le forze dell'ordine laddove siamo armati e svolgiamo compiti pericolosi che una volta erano loro prerogativa, non abbiamo un minimo di comunicazione con le stesse forze dell'ordine”.

 

Il quadro che ne esce è quello di un settore senza regole, dove i privati proprietari delle ditte di vigilanza pretendono molto e danno in cambio poco, riproducendo uno schema già visto in molte altre vertenze sindacali d'altri ambiti.

 

Quando escono i sindacalisti dalla prefettura, immediatamente si forma un capannello sotto i rappresentanti delle tre sigle confederali, Filcams, Fisascat e Uiltucs. Appollaiati sulle scale del Commissariato di governo, si succedono negli interventi spiegando le dinamiche dell'incontro, sostenendo le ragioni degli scioperanti e tracciando le prossime tappe del percorso- rigorosamente in salita- che li aspetta.

 

“Il prefetto si è dimostrato attento e sensibile verso la vertenza- comincia un delegato-, è stato un bell'incontro. Ha preso atto delle vostre esigenze e le ha condivise. Questo perché il comparto sicurezza riguarda tutti: contanti, sorveglianza dei siti sensibili, presenza sui mezzi di trasporto pubblici e nei quartieri. C'è di mezzo la popolazione, la sicurezza diffusa, per questo non è possibile che ci siano solo obblighi e non diritti”.

 

“No al taglio della malattia, no all'aumento dell'orario, no all'aumento salariale non dignitoso- scandisce un altro sindacalista-; per questo proporremo un documento unitario territoriale perché siamo stanchi di essere in balia dei cambi d'appalto, che con sé portano contratti con meno tutele e più doveri”.

 

“Non è possibile che voi rischiate tutti i giorni la vita e non abbiate garanzie- incalzano-. Questo è l'unico settore in cui il lavoratore, una volta denunciato, viene buttato sulla strada. Eppure non c'è rispetto dei turni, arrivate a casa distrutti. Non è una vertenza privata, questa, ma riguarda il territorio, la cittadinanza! E se le condizioni di lavoro sono già difficili, non è possibile che si voglia peggiorarle”.

 

È una lotta dura, quella che attende il settore delle guardie giurate: “Questo sciopero non serve per risolvere il problema ma bensì per cominciare un percorso. È il terzo che fate nell'ultimo periodo e questo testimonia come siate stufi di essere considerati essenziali solo quando le aziende vi impongono obblighi e non quando chiedete condizioni lavorative dignitose, formazione, tutele. Il settore è senza regole, le aziende non rispondono, stanno zitte quando ci si siede al tavolo, questo non è un negoziato, vi stanno prendendo in giro”.

 

Dignità, rispetto e regole per il settore- chiosa un sindacalista Fisascat-, perché non è possibile che ci richiedano sempre più e ci offrano sempre di meno”.

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