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Col nuovo Dpcm a rischio 1/3 della spesa alimentare degli italiani. Barbacovi: "Penalizzati anche i nostri agriturismi"

Il nuovo Dpcm prevede la chiusura anticipata dei servizi di ristorazione. Coldiretti: "Sono molte le realtà che si mantengono economicamente solo grazie al lavoro serale, la pausa pranzo non basta a coprire i costi"

Pubblicato il - 26 ottobre 2020 - 16:56

TRENTO. Lo stop alle 18 mette a rischio un terzo della spesa alimentare degli italiani per i consumi fuori casa. Sono sempre di più infatti i locali della ristorazione che decidono addirittura di non aprire per gli elevati costi e la mancanza di clienti. Questo quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti, sulla base delle indicazioni dell'Associazione Terranostra, in riferimento al varo del decreto ristoro per contenere gli effetti del nuovo Dpcm. 

 

"Dai ristornati agli agriturismi, dalle gelaterie alle pizzerie fino alle trattorie - sottolinea Coldiretti - sono molte le realtà che si mantengono economicamente solo grazie al lavoro serale, ora vietato dal nuovo decreto. La pausa pranzo - aggiunge - non è sufficiente a garantire la copertura dei costi, tenuto conto della mancanza di turisti e della diffusione dello smart working che hanno drammaticamente tagliato il numero dei coperti". Il risultato è un drastico crollo del fatturato della ristorazione, che fino ad ora era pari a 85 miliardi distribuiti sui 330mila bar, ristoranti e mense. L'impatto non si fermerà alla ristorazione, ma proseguirà, diffondendosi nell'intera filiera alimentare, dalla carne al pesce, dal vino all'olio, dalla frutta alla verdura.

 

In pericolo anche l'agriturismo nazionale, che secondo Campagna Amica può contare su 24mila realtà diffuse lungo tutta la penisola e spesso situate in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di coperti e di posti letto, ma con ampi spazi all'aperto. Gianluca Barbacovi, presidente della Coldiretti Trentino Alto Adige: "Sono a rischio anche i nostri agriturismi che potrebbero subire gravi perdite a causa della chiusura forzata".

 

È una situazione paradossale, in quanto questi spazi sono quelli che meglio si adatterebbero al rispetto delle misure sanitarie. Non c'è bisogno di stringersi intorno a minuscoli tavolini in spazi ristretti respirando la stessa aria di tantissime altre persone se si può contare sugli spazi esterni degli agriturismi. Senza contare che queste strutture potrebbero anche aiutare ad alleggerire gli assembramenti nelle città, proponendosi come valida alternativa dove passare le giornate.

 

Non è un caso che delle 54.128 denunce di infortunio da Covid-19 al lavoro registrate dall'Inail appena lo 0,2% riguardi l'agricoltura, dove peraltro non si è mai smesso di lavorare in nessuna delle 730mila imprese italiane che forniscono alimenti alla popolazione. "Occorre evitare un duro colpo al settore che ha affrontato una crisi senza precedenti che ha provocato una perdita complessiva per il 2020 di circa un miliardo di euro, pari al 65% del fatturato annuale, favorita anche dall'assenza praticamente totale degli ospiti stranieri".

 

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