Coronavirus, Bort: ''In Trentino bruciato 1 miliardo di Pil in un mese. Si deve ripartire, non è più sostenibile restare fermi''
La crisi causata da Covid-19 colpisce la struttura Paese duramente su più fronti. Un crollo della produzione, serrande abbassate da un mese e mezzo di tantissime imprese, posti di lavoro a rischio e certo calo della capacità di acquisito di beni e servizi per moltissimi cittadini. Bort: "Governo e Provincia prestino più attenzione a piccole e medie imprese. Servono regole chiare e applicabili per ripartire"

TRENTO. "E' il momento di uscire dal lockdown e ripartire. A rischio non c'è solo la tenuta del tessuto economico ma anche di quello sociale", queste le parole di Gianni Bort, presidente di Confcommercio e Camera di commercio di Trento, che aggiunge: "E' difficile reggere ancora a lungo in quanto la liquidità inizia a scarseggiare per molte aziende nei settori commercio, artigianato e turismo. E non è sostenibile per il sistema mantenere 70 mila persone in cassa integrazione che costa 100 milioni alla collettività".
La crisi causata da Covid-19 colpisce la struttura Paese duramente su più fronti. Un crollo della produzione, serrande abbassate da un mese e mezzo di tantissime imprese, posti di lavoro a rischio e certo calo della capacità di acquisito di beni e servizi per moltissimi cittadini.
"Nel periodo 11 marzo - 4 aprile, il Trentino ha bruciato 1 miliardo di Pil. Metà della produzione è ferma - prosegue il numero uno di Confcommercio e Camera di commercio - i dati dell'A22 parlano chiaro: -90% del traffico veicolare e -50% di quello merci. Un problema preoccupante al quale è necessario rimediare. Un'azienda non significa solo ricchezza per l'imprenditore, ma anche occupazione. Non solo, le tasse e imposte che versano le imprese costruiscono il welfare. Non può essere solo un ragionamento a senso unico".
A livello nazionale inizia a delinearsi la fase 2, mentre a quello locale ancora non sono emersi piani, anche se sono stati avviati i primi tavoli tecnici per capire come uscire da questa crisi: "Diventa sempre più urgente ragionare in modo congiunto - aggiunge Bort - tra Provincia, associazioni di categoria, parti sociali e componente sanitaria. Gli imprenditori vogliono rispettare le norme in materia sicurezza e sanità, ma queste devono essere chiare e praticabili per ritornare agilmente sul mercato".
Una ripartenza delle attività produttive che si basano lungo tre parole chiave: dispositivi di protezione individuale, sanificazione degli ambienti e distanziamenti. Un settore in particolare si trova alle prese con le maggiori incertezze, il turismo. "Un comparto importantissimo che pesa per il 20% del Pil, circa 30 milioni di presenze e 4 miliardi di fatturato. In questo caso è complesso e difficile trovare soluzioni - continua il presidente - ma si deve lavorare per ripartire in modo ottimale. Se soffre questa industria, i riflessi si ripercuotono anche sull'indotto. Non si possono più posticipare le decisioni, le esigenze sono tante e si deve agire".
Servono poi strumenti per poter uscire dal lockdown serenamente per quanto possibile. "Il governo nazionale e provinciale sembrano prestare scarsa importanza alle piccole e medie imprese. Le aziende sono state chiuse per decreto - evidenzia Bort - le spese fisse però restano e mancano le entrate. Le attività sono in sofferenza e le misure come i 6/12 mesi di moratorie o 2 anni di allungamento della prescrizione fiscale tradiscono l'impostazione culturale di questo Paese scarsamente attenta alle imprese. Tutto viene differito, però poi va pagato, viene permesso di fare debito ma questo periodo è difficile da recuperare. Servono risorse a fondo perduto e una riduzione del 20% di tasse e imposte per poter reggere".
Un problema che passa in secondo piano è quello delle micro-imprese. "Giardinieri, falegnami o ambulanti. La politica deve accorgersi di queste categorie in questo momento totalmente fermi e senza coperture. Il rischio è quello della bomba sociale. Forse in Trentino non ci accorgiamo, ma le grandi città si troveranno a dover far i conti con queste situazioni".
Le proiezioni indicano che il debito italiano è destinato a passare al 140% e quindi un crollo del Pil a causa della pandemia. "Probabilmente anche 200% - dice Bort - un debito destinato a salire in modo importante e questo mette in difficoltà anche l'acquisto di titoli e un aumento dei tassi di interesse a servizio del debito. L'effetto sarà molto duro da assorbire".
Un altro tema è quello della burocrazia e la crisi potrebbe trasformarsi in un volano per riformare alcuni aspetti dell'Italia in modo profondo.
"Un apparato che necessiterebbe di un lifting - conclude Bort - qui abbiamo 80 mila leggi mentre in Francia 8 mila e il margine di errore diventa elevato. Ma non credo che saremo in grado di incidere. Anche se servirebbe regolamentare e regolarizzare in modo diverso alcune procedure per agevolare la ripresa. Anche in questo periodo di emergenza per una domanda di proroga serve la marca da bollo ma non si può uscire, si potrebbero trovare altri metodi per pagare per esempio. Ma la burocrazia rispecchia la mentalità di questo Paese e la sua de-responsabilizzazione. Sarebbe una strada per progredire e invece continuiamo a scivolare indietro: l'Italia era la settima economia del mondo e ora siamo in nona posizione, ma siamo tallonati da tante altre Nazioni. Si deve ripartire veloci e bene".












