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Coronavirus, Coldiretti: ''Crollo dei consumi fuori casa del 48%: bruciati 30 miliardi. Il settore florivivaistico rischia moltissimo in questo periodo dell'anno''

L'appello di Coldiretti del Trentino Alto Adige è quello di incentivare l'economia circolare e strutturare risposte per aiutare le imprese locali. Un'analisi segnala che il 53% delle persone si porta il pranzo da casa e solo il 2% si fa consegnare il cibo in ufficio

Di Luca Andreazza - 18 novembre 2020 - 11:41

TRENTO. Un crollo del 48% dei consumi fuori casa, una perdita di almeno 30 miliardi di fatturato a livello nazionale. Questo un costo dell'emergenza Covid-19. "E' un dato drammatico e il rischio concreto è quello di assistere a una crisi di tutta la filiera agroalimentare. La nostra provincia presenta numeri abbastanza in linea con questo trend". Così Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige, che aggiunge: "Ora tutti siamo chiamati a renderci parte attiva nel sostenere le nostre aziende".

 

Un appello a incentivare l'economia circolare. "Anche un piccolo gesto - aggiunge il presidente di Coldiretti - significa molto in questo momento: si possono consumare cibi da asporto, ordinare prodotti direttamente dalle imprese del Trentino. I settori maggiormente attenzionati in questo momento sono quelli del florovivaismo, agritur e mercati, senza dimenticare i piccoli vignaioli".

 

Alle difficoltà del lockdown primaverile si sono quindi aggiunte le chiusure a catena di ottobre e novembre, evidenziate anche da Confcommercio, ma la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare nel caso di vincoli al consumo fuori casa anche nel corso delle festività natalizie e di Capodanno. 

 

"In particolare le aziende florivivaistiche sono prossime a un periodo molto importante dell'anno - prosegue Barbacovi - una grossa fetta delle vendite avviene a Natale e Capodanno. Gli investimenti partono da lontano per preparare un prodotto fortemente stagionalizzato e una serrata rappresenterebbe un colpo molto duro per un comparto già provato. Dobbiamo trovare il modo per strutturare un modo per sostenere questo settore tra grande distribuzione e associazioni di volontariato. Un altro tema da affrontare è quello legato a mercati e agritur, così i piccoli vignaioli che presentano prodotti di eccellenza". 

 

La serrata imposta dalle misure anti contagio si estende a regioni dove molto diffuso è il consumo alimentare fuori casa e colpisce complessivamente oltre 3 locali su 4 (75%) di quelli esistenti in Italia, compresi oltre 20 mila agriturismi.

 

"Gli effetti - continua Coldiretti - si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello vitivinicolo la ristorazione – precisa Barbacovi – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione".​

 

Un'analisi di Coldiretti mostra un forte cambio dei comportamenti negli uffici con la risalita dei contagi: oltre la metà dei dipendenti si porta il pranzo da casa per consumarlo sul posto di lavoro a distanza di sicurezza dai colleghi, un altro 27% rientra in abitazione per mangiare. Via via le altre possibilità quali farsi consegnare il cibo direttamente in ufficio o l'acquisto da asporto.

 

"I dati del Trentino - conclude Barbacovi - rispecchiano piuttosto fedelmente questa situazione. Una tendenza che fotografa il momento di difficoltà vissuto dalla ristorazione con le limitazioni che hanno provocato un crack da 41 miliardi per l’intero 2020 stimato da Coldiretti su dati Ismea a causa del drastico ridimensionamento dei consumi. A pesare, infatti, non sono sole le chiusure obbligatorie e le limitazioni di orario ma anche il forte ridimensionamento della clientela durante la giornata per l’estensione dello smart working e il crollo del turismo".

 

La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus era al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani per un totale di 85 miliardi di euro. 

 

LA PAUSA PRANZO DEGLI ITALIANI AL TEMPO DEL COVID

 

Come gestisci la pausa pranzo al lavoro?%
Porto il cibo da casa53%
Vado a casa a mangiare27%
Vado al bar o al ristorante9%
Compro il cibo da asporto5%
Vado in mensa4%
Mi faccio consegnare il cibo in ufficio2%
Fonte: Elaborazione Coldiretti
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