Contenuto sponsorizzato

Coronavirus e turismo, 1.200 imprese e 7.500 posti di lavoro a rischio in Trentino Alto Adige a causa emergenza

Il dato emerge dall'analisi di Demoskopika, un istituto che opera dal 2001 nel campo della ricerca economica e sociale, delle indagini di mercato e dei sondaggi di opinione per conto di enti pubblici, imprese, organizzazioni private e associazioni di categoria. "Appesi al filo di un integrato piano di provvedimenti che deve sostenere il sistema a superare la crisi in tempi rapidi"

Di L.A. - 08 May 2020 - 00:36

TRENTO. La stima è di una perdita potenziale di 1.200 imprese e 7.500 posti di lavoro nel comparto turismo a causa dell'emergenza Covid-19 in Trentino Alto Adige. Il dato emerge dall'analisi di Demoskopika, un istituto che opera dal 2001 nel campo della ricerca economica e sociale, delle indagini di mercato e dei sondaggi di opinione per conto di enti pubblici, imprese, organizzazioni private e associazioni di categoria.

 

Il conto per quanto riguarda l'Italia è di oltre 40 mila imprese a rischio fallimento per la perdita di solidità finanziaria alimentata dalla crisi sanitaria di coronavirus con una contrazione del fatturato di almeno 10 miliardi di euro. 

Un default imprenditoriale che si ripercuoterebbe immediatamente sul mercato del lavoro con una perdita stimata di oltre 184 mila posti. I primi segnali di questa mortalità all'interno di questo settore si sono avvertiti già nei primi tre mesi dell’anno in corso: quasi 7 mila aziende in meno, contro un calo di 6 mila del primo trimestre 2019, che si evince nel saldo tra le imprese iscritte e quelle cessate. Il peggiore bilancio della nati-mortalità del sistema turistico dal 1995 a oggi.

 

"Molto dipende dalla rapidità con cui le istituzioni aiuteranno il sistema a uscire dall’emergenza. Questo scenario - commenta Raffaele Rio, presidente di Demoskopika - si prospetta nell'ipotesi di graduale cessazione degli effetti della crisi sanitaria e nella quasi totale assenza di provvedimenti mirati per la ripresa del sistema da parte delle istituzioni ai vari livelli".

La mortalità delle imprese nei primi tre mesi del 2020 si attesta -7 mila unità nel saldo tra iscrizioni e cessazioni delle aziende del settore turistico. Un comparto che più di altri risente delle restrizioni imposte per frenare l’avanzata della pandemia del Covid-19.

 

Nel primo trimestre dell’anno in corso, infatti, elaborando i dati del sistema Unioncamere si conteggiano ben 6.843 imprese in meno contro un calo di 6.035 nel 2019 e di 5.560 nel 2018. E' il peggiore bilancio della nati-mortalità del sistema turistico degli ultimi 25 anni. Un andamento negativo confermato anche dall’analisi della serie storica del tasso di crescita quale rapporto tra il saldo tra iscrizioni e cessazioni rilevato a fine trimestre e lo stock delle imprese registrate alla fine dell’anno precedente.

 

In particolare, nei primi tre mesi del 2020, il tasso di crescita demografica delle imprese ha registrato il più alto valore negativo dal 1996: si parte da 0,22% di 24 anni fa per arrivare al valore più elevato di 1,44% nella prima parte dell’anno in corso. 

 

E' il Piemonte (1,79%) a registrare il più elevato tasso di decrescita immediatamente preceduto da Friuli Venezia Giulia (-1,77%) e Marche (-1,76%). Il Trentino Alto Adige regge il colpo ma vede un calo di 0,75%, seguito dalla valle d’Aosta (-1,12%) e, infine, dalla Campania (-1,14%).

 

Scenari economici. Oltre 40 mila imprese turistiche rischiano il default. Una rallentata uscita dall’emergenza del Covid-19 accompagnata da un tardivo innesto di liquidità nel sistema economico alimenterebbe la perdita di solidità finanziaria rendendo molto complicata la copertura delle insolvenze.

 

Possibile conseguenza? Poco più di 40 mila imprese potrebbero essere costrette a dichiarare il fallimento entro la fine del 2020 con una perdita di 9.629 milioni di fatturato. Nonostante l’ipotesi di applicare la percentuale media nazionale di "rischio default" per il sistema turistico, pari a quasi il 10%, indistintamente a tutte le regioni, senza differenti pesi, offra un quadro non esaustivo della stima, ciò non toglie il merito di fare emergere uno scenario preliminare di ciò che potrebbe accadere a livello territoriale.

 

Poco più della metà dei fallimenti, pari a 20.183 imprese, sarebbe concentrata nei sistemi a maggiore numerosità imprenditoriale per il comparto turistico italiano: Lombardia con 5.665 imprese, Lazio con 4.544 imprese, Campania con 3.896 imprese, Veneto con 3.071 imprese e Emilia-Romagna con 3.007 imprese.

Lavoro: 1 addetto su 10 potrebbe restare senza occupazione. La mortalità imprenditoriale si ripercuoterebbe immediatamente sul mercato del lavoro. Sarebbero poco più di 184 mila, infatti, i posti che andrebbero in fumo come diretta conseguenza dell’uscita definitiva dal mercato di migliaia di imprese nel settore turistico del Belpaese.

 

Poco meno di 31 mila sarebbe la perdita quantificata nel solo sistema turistico della Lombardia a cui seguirebbero il Veneto (-18.597 addetti), il Lazio (-18.095 addetti), l’Emilia-Romagna (-16.823 addetti) e la Toscana (-14.302 addetti).

 

A seguire, in una fascia di perdita tra i 7 mila e i 10 mila posti di lavoro, la Campania (-12.643), il Piemonte (-11.158 addetti), la Puglia (-10.092 addetti), la Sicilia (-9.629 addetti) e, infine, il Trentino-Alto Adige (-7.537 addetti).

 

Poi si collocano i rimanenti sistemi turistici locali: Liguria (-6.307 addetti), Sardegna (-5.778 addetti), Marche (-5.082 addetti), Abruzzo (-4.079 addetti), Calabria (-3.906 addetti), Friuli Venezia Giulia (-3.846 addetti). In coda, infine, per il rischio di perdita di posti di lavoro in valore assoluto, si collocano Umbria (-2.625 addetti), Basilicata (-1.289 addetti), valle d’Aosta (895 addetti) e Molise (667 addetti).

 

"Migliaia di posti di lavoro nel comparto turistico - dice il presidente di Demoskopika - sono appesi al filo di un integrato piano di provvedimenti che deve sostenere il sistema a superare la crisi in tempi rapidi. Un organico pacchetto di misure che, almeno a oggi, stenta a vedere la luce e senza il quale sarà difficile coprire le insolvenze e scongiurare i fallimenti degli operatori della filiera. E' necessario mettere in campo un piano integrato suddiviso in alcune sezioni attuative".

Sarebbero necessarie misure di sostegno economico per gli adeguamenti sanitari necessari alla ripartenza in sicurezza (suddivisione spazi comuni per il distanziamento sociale, ammodernamento tecnologico per self-check in, sanificazione locali e così via. "Necessario poi - conclude Rio - strutturare provvedimenti mirati a sostenere la liquidità delle imprese del comparto anche mediante finanziamenti a 'tasso zero' e fondo perduto, buoni vacanza per le famiglie o detrazione della spesa dei soggiorni, smobilizzo immediato dei crediti delle imprese verso la pubblica amministrazione e modalità di sgravio fiscale e contributivo".

 

Un altra strategia deve essere quella di valorizzare i sistemi turistici regionale ma scongiurare l'inevitabile competizione interna che potrebbero generare livelli qualitativamente discriminanti.

 

Nella nota metodologica, Demoskopika spiega che per definire l’universo delle imprese e del numero degli addetti sono stati elaborati i dati di Unioncamere relativi alla sezione Ateco delle "Attività dei servizi di alloggio e ristorazione" e della divisione "Attività dei servizi delle agenzia di viaggio, dei tour operator e servizi di prenotazione e attività connesse" della sezione "Noleggio, Agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese".

 

Dal 1995 al 2008, la serie storica delle imprese è stata rilevata, analizzando la sezione Ateco H "Alberghi e ristoranti" e la divisione I63 "Attività ausiliarie dei trasporti e agenzia di viaggio". Per la stima del rischio default per le imprese, inoltre, è stata applicata in maniera lineare per ciascuna regione, il valore medio dei due scenari “soft” (7,9%) e “hard” (11,7%) per il settore turistico ricavati dal Cerved Rating Agency quali livelli di probabilità di default del sistema imprenditoriale nello studio “Impact of the Coronavirus on the Italian non-financial corporates”. Per la stima della perdita dei posti di lavoro, infine, il valore medio degli addetti per impresa di ciascuna regione è stato moltiplicato per il corrispondente numero delle imprese “a rischio fallimento”.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 22 aprile 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
23 aprile - 15:08
Sul posto si sono portati i vigili del fuoco di Levico Termine e di Pergine che grazie all'intervento immediato sono riusciti a contenere le fiamme [...]
Cronaca
23 aprile - 13:30
Da lunedì praticamente tutta Italia tornerà gialla e il Governo ha dato un via libera a moltissime riaperture ma per le regioni non è [...]
Cronaca
23 aprile - 13:50
La rapina è avvenuta il 14 aprile a Gardolo. Due persone con volto coperto hanno aggredito tre giovani facendosi consegnare denaro e cellulari e [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato