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Coronavirus, in agricoltura mancheranno 12mila stranieri, i sindacati: “Privilegiamo i lavoratori rimasti a casa”

Secondo alcune stime a causa dell’emergenza coronavirus in agricoltura serviranno 12mila lavoratori, i sindacati: “Capiamo la preoccupazione delle aziende, ma in questo momento non servono scorciatoie né vecchi voucher, meglio aiutare disoccupati e cassaintegrati”

Di Tiziano Grottolo - 27 marzo 2020 - 11:41

TRENTO. “Braccia rubate all’agricoltura”, un’espressione che si sente dire spesso, solitamente una frase di scherno, ma ora più che mai un dato reale che rispecchia un’effettiva carenza della manodopera nel settore che preoccupa non poco gli imprenditori.

 

Con l’avvento dell’epidemia di coronavirus infatti, molti lavoratori stranieri sono rientrati nei rispettivi paesi d’origine (o non hanno potuto partire), vuoi per le restrizioni entrate in vigore in tutti i paesi, vuoi per la paura di contrarre la malattia. In Trentino, a lanciare l’allarme era stata Coldiretti che tramite il presidente Gianluca Barbacovi evidenziava come già a fine febbraio fossero arrivate le prime disdette, con alcune aziende che si sono trovate di punto in bianco senza lavoratori.

 

D’altra parte, ogni anno in Italia, arrivano circa 370mila stranieri per lavorare nei campi, in questo senso la comunità più rappresentata è quella rumena con 107591 occupati, davanti a marocchini con 35013 e indiani con 34043, che precedono albanesi (32264), senegalesi (14165), polacchi (13134), tunisini (13106), bulgari (11261), macedoni (10428) e pakistani (10272). Braccianti che per una serie motivi legati all’emergenza coronavirus non torneranno in Italia, secondo le stime dei sindacati serviranno almeno 12mila lavoratori per rimpiazzare gli stranieri: “Capiamo la preoccupazione delle aziende, ma in questo momento non servono scorciatoie né vecchi voucher”.

 

Secondo Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, il fabbisogno di manodopera straniera si aggira attorno al 75% della forza lavoro utilizzata nei campi, di cui una media del 50% proviene dalla Comunità Europea, un altro 25% extra Ue. “Potenzialmente si tratta di un fabbisogno di circa 7000 lavoratori in annate di bassa produzione fino ai 14000 in annate particolarmente positive” puntualizzano. Per l’annata in corso ci si può attendere un livello che si attesta attorno ai 12000, fatto salvo le gelate potenziali di questi delicati periodi.

 

Per il comparto agricolo all’orizzonte si staglia una crisi con pochi precedenti: “Sarà difficile reperire un numero sufficiente di lavoratori stagionali per il settore – osservano i sindacati che poi aggiungono – comprendiamo le preoccupazioni delle aziende e crediamo sia il momento di agire tutti insieme, Provincia e parti sociali, per trovare delle soluzioni rapide per rispondere in modo adeguato a questo problema”. Flai, Fai e Uila però indicano una possibile via d’uscita: “Quello che oggi è un enorme problema può diventare anche un’opportunità – sottolineano i segretari Maurizio Zabbeni, Fulvio Bastiani e Fulvio Giaimo – pensiamo a lavoratori e lavoratrici che a causa delle misure di contenimento del contagio sono sospesi in cassa integrazione e a quelli che non rientreranno o perderanno il lavoro”.

 

Disoccupati e cassaintegrati potrebbero rappresentare la chiave per avere una soluzione che accontenti tutti: “Non serve ripristinare i vecchi voucher né ricorrere a scorciatoie o interventi che non tutelano come necessario gli addetti – specificano i sindacati – la legge consente di sospendere sia la Naspi sia la cassa integrazione per lavorare e poi tornare a percepire l’ammortizzatore sociale. Si proceda in questa direzione, puntando anche sulla formazione degli addetti, unica arma per tutelare la salute e la sicurezza degli operai agricoli”. Una soluzione di questo tipo, con la sospensione degli ammortizzatori, potrebbe al contempo contribuire ad alleviare le casse pubbliche, con una parte dei fondi che potrebbero essere dirottati su altro, le tre sigle dunque rilanciano la necessità di facilitare l’incontro tra domanda e offerta con il coordinamento di Agenzia del Lavoro, privilegiando i lavoratori rimasti a casa.

 

“Lo scorso anno in maniera miope le organizzazioni dei lavoratori sono state escluse dal protocollo provinciale sulla carenza di manodopera – ricordano Flai, Fai e Uila – crediamo ci sia oggi l’opportunità di riaprire quel tavolo, estendendolo anche al mondo del lavoro. Noi siamo pronti a fare la nostra parte responsabilmente per affiancare le imprese in questa fase di difficoltà. Vigileremo, però, con la massima attenzione perché ci sia massimo impegno sul fronte delle tutele contrattuali, del rispetto delle misure di salute e sicurezza in generale e, specificatamente, di fronte al contagio Codiv 19 che non si esaurirà a breve”. Per questo le tre sigle sindacali chiederanno un confronto urgente con l’assessora Giulia Zanotelli. “La questione – concludono – va affrontata subito, le imprese sono in allarme e non si può perdere tempo prezioso”.

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