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Coronavirus, l'Università si prepara a un autunno di lezioni ancora a distanza. Collini: ''Non possiamo avere gli autobus pieni e poi chiedere i due metri nelle aule''

Il rettore ha spiegato che da maggio verranno inviati dei questionari a tutti gli studenti per capire come migliorare i servizi di didattica digitale, quali sono stati i problemi, quali sono le aspettative. L'Università, poi, sta lavorando a una convenzione per permettere l'accesso alle lezioni con la rete 4G quindi anche con gli smartphone (o i tablet) strumenti dei quali, ormai, sono dotati tutti gli studenti universitari 

Di Luca Pianesi - 22 aprile 2020 - 17:46

TRENTO. Anche per il semestre settembre 2020 e febbraio 2021 l'Università di Trento si sta attrezzando per garantire il massimo della didattica a distanza possibile. ''Non possiamo pensare di avere l’autobus 5 barrato che sale a Povo la mattina in quelle condizioni che tutti conosciamo, quando poi noi in aula mettiamo le persone a due metri di distanza l'uno dall'altro'', ha spiegato il rettore Collini all'Agorà di Trentino2060 (QUI IL LINK all'intervista). Ed è così che l'Ateneo trentino si prepara al prossimo futuro sicuramente ancora caratterizzato dalla presenza del coronavirus che, giocoforza, continuerà a circolare anche sul nostro territorio (a tutt'oggi ancora uno dei più colpiti d'Italia).

 

Si cerca, allora, di migliorare quanto è stato fatto, con l'emergenza a dettare tempi e cambiamenti e a costringere tutti ad aggiornarsi in fretta e furia, in questo semestre. Un qualcosa, comunque, di straordinario gestito in maniera ottimale (pur con le fisiologiche criticità) sia dall'Università che dai professori e dagli studenti. ''Devo davvero fare i complimenti a tutti - ha detto Collini - perché nessuno si è lamentato, tutti hanno fatto la loro parte in modo encomiabile''. Ma il ''domani'' dovrà comunque essere più organizzato. Per questo da inizio maggio verrà recapitato nelle mail di tutti gli studenti un questionario per capire cosa c'è da migliorare, quali sono stati i problemi, quali sono le aspettative. ''Di fatto abbiamo un'opportunità quasi irripetibile - ha continuato il rettore -. Abbiamo studenti che hanno frequentato nello stesso anno un semestre di didattica con presenza e uno a distanza. In base a quello che leggeremo cercheremo di calibrare la didattica per l'anno prossimo''.

 

L'online, quindi, resterà una delle chiavi fondamentali anche per il primo semestre (''ma non abbiamo nessuna intenzione di diventare un'università digitale - ha aggiunto Collini - crediamo fortemente nella presenza fisica, nell'incontro, nell'approccio frontale. Sappiamo che uscire di casa, conoscere, scoprire è parte integrante del percorso di crescita dei giovani'') del prossimo anno universitario anche perché, stando a quanto prevedono i virologi, l'autunno ci sarà quasi sicuramente un ritorno del contagio con nuovi picchi di sviluppo (QUI ARTICOLO). Per farsi trovare pronti e colmare il gap di accesso alla didattica online (non tutti hanno buone connessioni o gli strumenti adatti per sostenere video, lezioni, dirette streaming magari con connesse più persone) l'Università sta lavorando a una convenzione per permettere l'accesso alla rete 4G quindi anche con gli smartphone (o i tablet) strumenti dei quali, ormai, sono dotati tutti gli studenti universitari.

 

E poi c'è il dibattito sugli affitti universitari. Con il coronavirus molti studenti stanno pagando gli affitti pur non potendo ''abitare'' le case mentre altri sono rimasti qui ma, a causa della crisi economica che sta travolgendo il sistema, rischiano di non poter pagare il canone di locazione. In molte regioni italiane è intervenuto l'ente pubblico mettendo risorse per aiutare studenti e affittuari. In Trentino, al momento, come per la gran parte delle cose che riguardano iniziative dell'amministrazione provinciale, tutto è fermo. Il rettore Collini ha portato il tema a livello nazionale nella conferenza dei rettori e ha ribadito che ritiene importante che gli affitti vengano pagati, sempre e comunque.

 

''Abbiamo circa 2.000 studenti che sono rimasti diligentemente nelle loro case, qui a Trento - ha spiegato il rettore -. Ma il tema non può essere, ovviamente, quello del 'se non lo uso non lo pago'. Non funziona così. Il problema, però, esiste ed è che ci sono molte categorie professionali che sono a reddito zero anzi stanno addirittura perdendo soldi. C'è parte di popolazione che sarà in grande difficoltà, si calcola un 30-40% del totale, e non solo in difficoltà immediate ma anche in prospettiva. Quelle sono le persone cui si deve guardare. Su queste famiglie, sui loro figli che vogliono frequentare l'Università, si deve cercare di intervenire''.

 

Non sarà facile perché già oggi l'Università di Trento mette a disposizione 1.500/1.600 alloggi (tramite l'Opera Universitaria) ma il totale di studenti fuorisede che alloggiano a Trento sono circa 10.000. Serviranno, quindi, certamente azioni coordinate sia a livello nazionale che provinciale per garantire il diritto di accesso allo studio in un'epoca, quella che si va ad aprire nei prossimi mesi, che ancora una volta vedrà i giovani tra i più colpiti dalla crisi (la seconda, gravissima, in soli 12 anni come si legge su questo articolo dell'Economist).

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