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Crollo delle vendite al dettaglio (abbigliamento -83,4% e calzature -90,6%). Confesercenti: ''A rischio la tenuta del tessuto di esercizi di vicinato''

I dati confermano un Paese più povero, dove il risparmio precauzionale potrà portare ad un calo della spesa da un punto di vista qualitativo e quantitativo, probabilmente con una maggiore incidenza dei prodotti di base, dei formati distributivi più economici, e la contestuale accelerazione delle vendite online (il +27,1 ad aprile)

Di L.P. - 07 giugno 2020 - 18:00

TRENTO. Per alcuni prodotti, in particolare l’abbigliamento (-83,4%) e le calzature (-90,6%), con aprile si palesa la perdita dell’intera stagione primavera-estate mentre è netta la divaricazione fra chi vendeva alimenti e chi non (con i primi che registrano un +6,1% tendenziale e i secondi -52,2%). Insomma alla crisi di bar e ristoranti (con oltre il 71% degli esercenti che hanno giudizi molto negativi della ripartenza QUI ARTICOLO e temono di doversi affidare ai tagli di organico per restare a galla) si aggiunge quella dei negozi con il crollo delle vendite al dettaglio.

 

Le vendite di generi alimentari sono le uniche ad essersi mantenute positive e infatti i pasti in casa hanno sostituito quelli fuori guadagnando di fatto quote di mercato di bar e ristoranti. Si evidenzia anche una profonda divergenza nelle forme distributive, con i negozi di vicinato che ad aprile hanno segnato un calo delle vendite del 37% mentre la grande distribuzione registra un -16,4%, oggettivamente rilevante ma più contenuta. Nuovi segnali drammatici per imprese e famiglie che cercano di adattarsi ad un contesto davvero molto incerto. Nel lockdown le intenzioni di spesa per beni durevoli ma in generale per la maggior parte dei prodotti, sono state riviste e di fronte al razionamento amministrativo della domanda non è chiaro cosa succederà con le riaperture, se il recupero sarà completo o solo parziale.

 

I dati confermano un Paese più povero, dove il risparmio precauzionale potrà portare ad un calo della spesa da un punto di vista qualitativo e quantitativo, probabilmente con una maggiore incidenza dei prodotti di base, dei formati distributivi più economici, e la contestuale accelerazione delle vendite online (il +27,1 ad aprile rappresenta la variazione più alta degli ultimi 2 anni, se si esclude dicembre 2019). Renato Villotti, presidente di Confesercenti del Trentino, commenta i dati sulle vendite al dettaglio diffusi  dall’Istat: ''Serve un piano Marshall per il commercio di prossimità. Serve un piano di rilancio per promuovere il consumo locale. Servono strumenti su misura per gli esercizi di quartiere, ad esempio detrazioni ad hoc per questa tipologia di attività sia da parte della Provincia che al livello Comunale e un intervento nazionale significativo sulla web tax per favorire un riequilibrio della concorrenza tra i canali distributivi. Il tutto in un quadro più ampio di recupero e rilancio della vivibilità e di freno alla desertificazione di centri storici e periferie''.

  

''Occorre - prosegue Villotti - favorire la formazione degli imprenditori e la modernizzazione della rete, dalla creazione di piattaforme online evitando doppioni o piattaforme già esistenti  che permettano alle imprese di vicinato di ricevere prenotazioni ed effettuare vendite senza costi aggiuntivi ad incentivi più sostanziosi e diffusi per la moneta elettronica senza costi per le imprese. Allo stesso tempo, dobbiamo cambiare passo sulla burocrazia, accelerando e semplificando le procedure: la liquidità e gli stanziamenti a fondo perduto per le PMI devono avere disponibilità immediata, insieme all’estensione degli ammortizzatori sociali e dei periodi di cassa integrazione. Le imprese e i lavoratori non possono più aspettare''.

 

“E’ a rischio - conclude Villotti - la tenuta del tessuto di esercizi di vicinato, un valore economico e sociale. Per questo, tamponata l’emergenza, chiediamo un piano di rilancio dedicato al commercio di prossimità”. 

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