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Famiglie cooperative, con il lockdown fatturato in grande crescita soprattutto nei piccoli negozi. Bilancio in positivo per il 2019 (+1,7%)

Le coop hanno aumentato le vendite di alimentari complessivamente del 24,8%, con punte del 51% nei negozi più piccoli. Mentre il candidato (al momento unico) Simoni ha smorzato i toni e ''assolto'' anche la passata gestione Mattarei è tornata sulla polemica di qualche mese fa ricordando che contro di lei c'è stato ''un atto deliberato che creerà scandalo nella storia della Federazione''. Ecco i dati dei vari negozi e i candidati per il cda

Pubblicato il - 08 luglio 2020 - 20:28

TRENTO. Con il lockdown le Famiglie Cooperative trentine hanno registrato una grande crescita: più 24,8% del fatturato alimentare (106 milioni rispetto a 89 del medesimo periodo 2019). Un risultato che si contrappone al meno 16,9% dell’extralimentare (1 milione il fatturato di questo settore) ma che comunque non ha inficiato sui progressi del gruppo: se si tiene conto del crollo dei generi non alimentari, insieme al meno 57,4% dell’ingrosso, le vendite lorde complessive nel periodo sono cresciute del 21,6%.

 

Ma in questo quadro di positività, ancora una volta, sono emersi contrasti ''politici'' molto forti con un'ex presidente Mattarei che in un accalorato discorso ha ribadito la sua totale contrarietà alla candidatura di Simoni, ripercorrendo con toni durissimi l’ultima fase della sua presidenza ricordando (come aveva fatto nei giorni della sua caduta) che per lei si è trattato di “un atto deliberato che creerà scandalo nella storia della Federazione”. Il tutto nonostante l'attuale unico candidato per la presidenza della Federazione Roberto Simoni (peraltro già presente come presidente di Sait) si sia speso, nel suo intervento, per ribadire il valore dell’unità del movimento, la responsabilità di creare una classe dirigente che favorisca il ricambio generazionale, l’importanza dei consorzi. Toni concilianti mostrati anche rispetto a quella famigerata ultima fase che ha portato alla decadenza del consiglio, “assolvendo” la precedente gestione poiché “si era creata una situazione oggettivamente ingestibile”.

 

Ma se le polemiche sembrano ferme a qualche mese fa le Famiglie Cooperative trentine, con la loro presenza capillare distribuita su tutto il territorio hanno ribadito il loro ruolo di presidio insostituibile di sicurezza per chi, costretto a casa dall’emergenza Covid-19, ha potuto fare la spesa sotto casa. 362 punti vendita totali sono dislocati in 156 comuni (su 166), e ben 223 sono l’unico negozio del paese. 144 di questi sono anche negozi multiservizi, e 51 sono considerati servizi di interesse economico generale (Sieg), che diventeranno 71 nel corso di quest’anno.

 

L’evidenza contabile del servizio reso si legge nei dati del fatturato relativo al trimestre marzo-maggio di quest’anno che in dettaglio ha fatto segnale per le vendite alimentari nei piccoli negozi crescite nel trimestre marzo-maggio del 51%, nei medi del 40% e nei supermercati più grossi del 12%. Pesa però l’incognita delle vendite nel prossimo semestre, soprattutto nelle zone turistiche. Questi dati sono stati presentati oggi “fuori bilancio” dal responsabile del settore consumo della Federazione Giuliano Bernardi al convegno di settore svoltosi alla presenza dei presidenti delle Famiglie Cooperative nella sala congressi della Cooperazione.

 

Il convegno è servito per presentare i risultati complessivi tratti dai bilanci 2019 di 68 cooperative in attività (su 71 totali). Il fatturato cresce nel 2019 per il quarto anno consecutivo +1,7%. Le vendite raggiungono quota 349,6 milioni di euro, + 5,8 milioni di euro rispetto all’anno precedente. L’utile aggregato è positivo per 5 milioni di euro di euro (era di 3,9 nel 2018 e 2,5 l’anno prima). Il risultato è al netto dei ristorni ai soci e quindi la restituzione di una parte del prezzo pagato, in proporzione alla spesa effettuata. Nel 2019 nove Famiglie Cooperative (due in più dell’anno precedente)  hanno ristornato ai soci 400 mila euro, circa il  doppio rispetto ai 216 mila del 2018. Cala anche nel 2019 il numero delle cooperative in perdita; delle 16 cooperative che chiudono in perdita (erano 20 nel 2018), metà chiude con una perdita inferiore a 25 mila euro.

 

Migliora la situazione finanziaria e patrimoniale. Cala l’indebitamento finanziario complessivo di circa 6,7 milioni di euro (da 37,1 a 30,4 milioni di euro) e si rafforza la solidità: il patrimonio netto è ora di 123 milioni: +4%. Nella cooperazione di consumo convivono cooperative molto dimensionate con quelle più piccole, localizzate in territori circoscritti. La metà del fatturato è realizzata dalle 10 Famiglie Cooperative più grandi. 22 cooperative realizzano il 77% del fatturato complessivo, 12 micro cooperative realizzano insieme l’1,3% del fatturato complessivo. In questo quadro c’è la specificità e la forza del modello cooperativo, che con il supporto dei Consorzi e della Federazione riesce a rendere sostenibile una rete di punti vendita distribuiti uniformemente sul territorio.

 

Per quanto riguarda la partita elettorale interna alla Federazione al settore consumo spettano 4 posti nel consiglio di amministrazione. Su 9 nominativi, il convegno ha indicato quali candidati per il cda Paola Dalsasso (Val di Fiemme), Aldo Marzari (Vattaro e Altipiani), Francesca Broch (Primiero), Heinrich Grandi (vice di Sait). Grandi, altoatesino presidente della cooperativa di Bolzano, ha dichiarato che la sua è una candidatura in rappresentanza del presidente di Sait. Per la carica di consigliere per il consumo avevano presentato la propria disponibilità anche Alessandra Cascioli (Fc Povo), Ugo Marocchi (Fc Tennese Campi), Giorgio Paternolli (Fc Alta Valsugana), Mattia Pederzolli (Giudicariese), Renzo Tommasi (Famiglia Cooperativa Besenello).

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