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Terremoto nella Federazione, Mattarei: ''Ho subito pressioni intimidatorie e attacchi continui. Ho scoperto cosa significa toccare le corde del potere cooperativo''

Ieri il terremoto con le dimissioni di nove consiglieri, la maggioranza in Cda è evaporata e così la governance è decaduta. Mattarei: "Dimissioni che sono state certamente un atto legittimo ma, al tempo stesso, irresponsabile perché espone i soci a una crisi di governo mai vista"

Di Luca Pianesi - 12 febbraio 2020 - 13:46

TRENTO. "E' stata una violenza. Ho scoperto cosa significa toccare le corde del potere cooperativo. Ho dovuto sopportare pressioni intimidatorie e sentirmi dire 'attenta presidente, ti consigliamo di stare attenta a quello che dirai ai soci'. Ma almeno si squarcia il velo dell'ipocrisia che ha paralizzato il governo della Federazione". Sono parole durissime quella della presidente Marina Mattarei all'indomani di un terremoto mai visto all'interno di Federcoop in 125 anni di storia.

 

Un terremoto innescato dalle dimissioni volontarie di 13 consiglieri che nei fatti hanno isolato la presidente, costretta a rimettere a sua volta il mandato. Ieri, martedì 11 febbraio, hanno alzato bandiera bianca in nove: Alberto CarliMarina Castaldo e Serenella CiprianiPaola Dalsasso, Paolo Fellin e Italo MonfrediniGermano Preghenella, Luca Rigotti e Roberto Simoni (Qui articolo).

 

Praticamente rappresentanti di tutti i comparti arrivati dopo le dimissioni di Paolo Spagni di lunedì scorso, unite a quelle dei giorni scorsi di Marco MisconelArnaldo Dandrea Antonio Pilati (Qui articolo). La maggioranza è evaporata e il Consiglio d'amministrazione decaduto e allora oggi toccava prima a Mattarei spiegare le sue ragioni e poi ai dimissionari replicare con un primo e secondo round (che pubblicheremo nel pomeriggio) quasi di stampo pugilistico. 

 

"Parliamo di dimissioni che sono state certamente un atto legittimo ma, al tempo stesso, irresponsabile - ha detto la presidente in una conferenza stampa straordinaria convocata per l'occasione -. Irresponsabile perché espone i soci a una crisi di governo mai vista, irresponsabile perché arrivato da consiglieri che avevano il dovere di ascoltare prima i loro soci, dando esecuzione a delle delibere. Io credo ci voglia un mandato per compiere certi atti e invece hanno agito personalmente. Un atto irresponsabile perché nessuno dei dimissionari ha avuto il coraggio di comunicarmele personalmente. Solo Italo Monfredini è venuto a dirmelo di persona, mi ha guardato in faccia. E lo ringrazio perché anche questo è spirito cooperativo. I problemi si affrontano con il confronto, anche duro e difficile, ma si deve avere il coraggio di affrontarsi".

 

La presidente sfiduciata è parsa un fiume in piena. A suo modo di vedere la sua stessa elezione avvenuta nel giugno del 2018 ha rappresentato "un inciampo nella storia della Federazione. La mia presidenza è stata possibile perché il sistema di potere, all'improvviso, si è diviso e io ho avuto la possibilità di inserirmi in questa spaccatura. Ma il potere non sbaglia due volte e fin dall'inizio ho trovato enormi contrasti e resistenze". Un clima pesantissimo, quello descritto da Mattarei. "Ho dovuto sopportare metodi intimidatori. Lettere che violavano la privacy di soci e aziende inviate alla stampa. Ci sono stati attacchi continui con l'unico e chiaro intento di isolami. Ma penso di aver agito bene: sempre e solo con il fine di rispettare il mandato che mi era stato dato con cercando di accogliere i cambiamenti che, inutile nasconderlo, sta avendo la società anche nel mondo cooperativo''.

 

Mattarei si è mostrata come la presidente di rottura rispetto al passato ''ho portato giovani e donne, come Sara Ghezzer, nel comitato esecutivo e ho rotto dei tabù. Perché tutti si riempiono la bocca nel dire che bisogna coinvolgere i giovani ma poi nessuno lo fa. Questo - ha spiegato - credo sia stata la mia forza ma anche il mio errore perché se non si è circondati di persone che hanno una stessa visione, la voglia di far crescere gli altri, si finisce per bruciarli i giovani. Ho voluto valorizzarli subito e il sistema si è messo di traverso''. Come si sarebbe messo di traverso per quanto riguarda il cambiamento delle regole di rappresentanza (''il modo è diverso dal finire dell'800 - ha detto -  e anche le regole dovrebbero seguire il contesto che cambia'').

 

Poi, ovviamente, c'è la grande partita del credito (quell'importante parte della cooperazione che ha nelle Casse Rurali la sua base e che è in grande trasformazione tra fusioni e la fondamentale scommessa di Cassa Centrale Banca). ''Mi hanno tutti dipinta come ostile al Gruppo Cassa centrale Banca. Ma non è vero - ha aggiunto - siamo sempre stati a supporto di questo progetto però allo stesso tempo crediamo si debba conservare la logica cooperativa, appunto. Se il credito cooperativo perde la sua vicinanza ai territori, alle persone e crede che seguendo un disegno industriale si possa arrivare al successo indipendentemente dal confronto con la comunità trentina, la politica trentina, le categorie economiche trentine, io penso che si dimostri di avere una visione miope''.

 

''E' l'esercizio dell'autonomia a salvare questa terra - ha concluso Mattarei -. O si recupera la coesione e il senso di comunità o restiamo un puntino piccolino nel mondo. E comunque il cambiamento è in atto anche all'interno della cooperazione e anche facendo cadere me questa cosa non può essere ignorata. Dal quarto mandato di Schelfi il tabù è stato rotto e scardinato. Non si torna indietro come vorrebbero quelli ben più abituati di me al potere''. E seduti al fianco di Mattarei c'erano anche Tomasi e Facchinelli i quali entrambi hanno sottolineato come da questa vicenda si delinei una mancanza ''del rispetto e del senso delle responsabilità per i soci tutti''. Per Facchinelli si tratterebbe di una ''crisi irriverente e irresponsabile'' e pilotata ''da qualcuno che tira i fili dall'esterno''.

 

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