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Sulla politica fiscale delle due Province non c'è confronto. Neva Ual: "Maggiori tutele e garanzie in Alto Adige grazie a classe politica più competente"

In una lettera di comparazione sulle politiche fiscali adottate dalle Province di Trento e Bolzano, l'Unione autonomista ladina ha evidenziato una netta differenza tra le due, a discapito dei Trentini. "Tutto va a danno loro, i quali con il nuovo anno si sono accorti che anche per il 2020 saranno assoggettati ad una maggiore pressione fiscale rispetto ai cugini altoatesini, che colpirà indistintamente lavoratori, famiglie e aziende". E se il bilancio è nettamente a favore della seconda, sulla ripartenza post-Covid il divario si intensifica ancora di più

Pubblicato il - 04 maggio 2020 - 10:36

TRENTO. In una fase di grande difficoltà per l'economia nazionale e per quelle locali, Provincia di Trento e Provincia di Bolzano paiono seguire due linee diverse. Mentre la seconda, infatti, cerca di forzare il riavvio venendo allo scontro con il governo centrale, da parte di Piazza Dante l'impressione è che si cerchi di rincorrere i vicini governatori, senza lo sviluppo di una propria linea coerente e soprattutto, come mostrato dalle prime informazioni riguardanti la manovra, sollevando vive proteste in tutto il comparto pubblico.

 

Anche in materia fiscale, le scelte della giunta Fugatti paiono aver lasciato qualcuno scontento. A muovere la protesta, questa volta, è la Neva Ual, l'Unione autonomista ladina, che in una comparazione tra le recenti politiche fiscali delle due province autonome ha evidenziato come “tutto va a danno dei Trentini, i quali con il nuovo anno si sono accorti che anche per il 2020 saranno assoggettati ad una maggiore pressione fiscale rispetto ai cugini altoatesini, che colpirà indistintamente lavoratori, famiglie e aziende”.

 

“Il risultato – esordisce il direttivo dell'Unione ladina – è lampante. Analizzando i provvedimenti il primo dato che balza all’occhio è la disparità nell’applicazione delle aliquote utili per il calcolo dell’addizionale regionale IRPEF, che nella Provincia Autonoma di Trento seguono il seguente criterio progressivo: a chi ha un reddito lordo annuo fino a € 55.000 viene applicata un’aliquota pari all’1,23%, mentre oltre tale soglia l’aliquota applicata è del 1,73%. In provincia di Bolzano, le aliquote applicate sono le stesse, ma la soglia degli scaglioni di reddito imponibile è più alta di ben € 20.000 lordi annui, ciò a grande vantaggio di tutti i contribuenti che percepiscono redditi di fascia media. Il dato altoatesino risulta così essere uno dei migliori e più vantaggiosi a livello nazionale”.

 

Il secondo dato, definito “sconcertante”, riguarda invece “la soglia di esenzione dell'addizionale regionale Irpef. “Chi fino allo scorso anno percepiva un reddito inferiore ai € 20.000 lordi annui – scrivono - era esente dal pagare la tassa regionale, ma per il 2020 l’amministrazione provinciale trentina ha ritenuto che un reddito lordo annuo di € 20.000 fosse troppo alto, pertanto è stato deliberato di abbassare la soglia a € 15.000 lordi, al fine di poter applicare la tassa regionale a tutti quei lavoratori fino ad ora esenti che percepiscono un reddito medio-basso, come lavoratori stagionali, e redditi minimi”.

 

“La giunta guidata da Arno Kompatscher al contrario – invece - anziché abbassare la soglia di esenzione del 2019, già di per sé molto più alta di quella del Trentino (€ 28.000), ha deciso di alzare ulteriormente il limite di non applicabilità a tutti i redditi inferiori a € 35.000 lordi annui, permettendo così ad una grandissima fascia di redditi medi di non pagare la tassa regionale e di usufruire di un risparmio fiscale notevole”.

 

Un terzo dato evidenziato dalla Nuova Ual e giudicato come il più sconfortante “perché colpisce le famiglie” riguarda la detrazione per i figli. “In provincia di Trento, infatti, è stato deciso di eliminare la detrazione per figli a carico pari a € 252,00 sull’addizionale regionale, mentre, in provincia di Bolzano questa è saldamente mantenuta, infatti chi ha un figlio gode di una detrazione di imposta regionale pari a € 252,00 all’anno per ogni figlio, e addirittura la soglia di reddito imponibile al quale applicare tale detrazione è stata aumentare a € 75.000”.

 

In aggiunta, continuano, le scelte in materia fiscale di Fugatti colpirebbero anche le imprese. “In relazione al contributo addizionale NASpI infatti, sia nella sua aliquota 'ordinaria' dell’1,40%, introdotta dalla riforma 'Fornero', che nella misura incrementale dello 0,5% prevista dal DL n.87/2018, introdotta dal Governo Conte I (Lega/MoVimento 5 Stelle), le imprese dovranno pagare per ogni nuovo rinnovo del contratto di uno stesso lavoratore una maggiorazione nella contribuzione pari allo 0,5%. Ciò significa che le aziende disposte a riassumere dei lavoratori da una stagione all’altra e quindi fare un necessario rinnovo dei contratti a tempo determinato, saranno penalizzate. Una tale situazione reca danno a tutte le attività commerciali stagionali e pone i titolari delle ditte nella posizione di dover scegliere se subire l’incremento fiscale oppure non confermare più i lavoratori stagionali con conseguente instabilità nei rapporti di lavoro”.

 

Tale normativa, seppur segua una direttiva nazionale, non esime comunque le province autonome, dice le Neva Ual, ad adottare misure a tutela delle attività stagionali e delle aziende, come fatto dalla Provincia di Bolzano “con la Legge di Bilancio 2020 all’introduzione delle lettere b-bis e d-bis al comma 29 dell’art. 2 della Legge n. 92/2012”, con cui questa “è riuscita a far comprendere in fase di approvazione della legge Finanziaria che molte delle attività svolte sul proprio territorio sono di carattere stagionale e che tale norma sarebbe eccessivamente vessatoria per l’intero sistema economico locale”.

 

Ciò ha portato – spiegano - all’esclusione dal pagamento del contributo addizionale contributivo di tutte le attività stagionali (definite dai contratti collettivi nazionali territoriali e aziendali stipulati entro il 31 dicembre 2019) effettuate sul territorio provinciale di Bolzano. Per fare un esempio pratico, un negoziante in Trentino che esercita attività stagionale ed ogni estate e inverno assume lo stesso collaboratore dal 2018, per volere del Governo Conte I si trova a dover pagare una maggiorazione contributiva dello 0.5% ogni volta che riassume lo stesso lavoratore. Il che significa un aumento del 0.5% in estate, più 1% in inverno, più 1.5% l’estate successiva e così all’infinito, dato che non è previsto un massimo di maggiorazioni applicabili”.

 

“Dopo poche stagioni, la pressione fiscale sarà tale da indurre il commerciante a non assumere più il lavoratore stagionale abituale, il quale a sua volta si ritroverà senza lavoro. In Alto Adige/Südtirol lo stesso negoziante non ha questo problema ed è libero di riassumere il proprio collaboratore senza subire alcuna maggiorazione fiscale. Forse, la poca considerazione delle politiche nazionali o la scarsa attenzione nel leggere i provvedimenti normativi, hanno fatto sì che in Trentino nessuno abbia ritenuto opportuno opporre le stesse eccezioni, che in Alto Adige/Südtirol sono state invece messe in evidenza e che sono state essenziali per evitare la stangata normativa ed arginare i danni causati da tale assurda norma”.

 

L'ultimo capitolo della lunga dissertazione dell'Unione autonoma ladina si indirizza infine alle scelte effettuate sulla ripartenza post-Covid, dove “la spaccatura tra le due province appare ancora più evidente”. “Se in Trentino gli interventi e le risposte tardano ad arrivare, in Alto Adige/Südtirol sono già stati sbloccati 300 milioni di euro a sostegno di imprese, artigiani e agricoltura. Inoltre, è stato istituito il cosiddetto 'aiuto Covid-19', pari a € 800 per tre mesi, erogato a coloro che hanno perso il lavoro, chiuso o sospeso l’attività della propria azienda, nonché il 'Contributo straordinario che i cittadini sudtirolesi potranno richiedere per far fronte al pagamento del canone di locazione delle abitazioni dove vivono, fino ad un massimo di € 550 al mese per tre mesi'. Oltre a ciò, la Provincia guidata dal governatore Kompatscher, ha posto in essere anche misure agevolative di carattere bancario e burocratico che favoriscono gli investimenti delle imprese e la formazione dei lavoratori”.

 

Grazie ad una classe politica più attenta e competente – concludono amari - a differenza di quanto accaduto in provincia di Trento, la Provincia Autonoma di Bolzano ha più successo nella messa al riparo e nella tutela dei propri contribuenti e delle proprie imprese”.

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