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Artoni: "Fercam rispetti gli accordi. Si sono defilati dopo aver avuto accesso al nostro portafoglio clienti"

La tensione fra Artoni e Fercam resta alta: "Inviando comunicazioni che destabilizzano il mercato e non rispettano gli accordi presi: ci tuteleremo nelle sedi opportune"

Di Luca Andreazza - 18 febbraio 2017 - 16:52

REGGIO EMILIA. Il Gruppo Artoni risponde alle comunicazioni divulgate dal Gruppo Fercam: "Abbiamo subito una gravissima lesione da parte di Fercam - dice Artoni - che da un lato ha inaspettatamente quanto illegittimamente interrotto un processo di trasferimento del principale ramo d’azienda Artoni in capo ad una società neo costituita dal citato gruppo bolzanino FercamArtoni e, dall’altro, ha provveduto a perpetrare una diffusa campagna allarmista a nostro danno, rilasciando informazioni destabilizzanti per il mercato (“il Gruppo Artoni non esiste più”) e provocando un’incontrollata diaspora di clienti e dipendenti".

 

La tensione è alta, Artoni e alcuni padroncini hanno incrociato le braccia giovedì 16 e venerdì 17 febbraio a causa della marcia indietro di Fercam sull'assunzione di tutti i lavoratori: una decisione unilaterale che mette a rischio almeno 170 posti di lavoro. Il 10 febbraio i sindacati e Fercam si sono incontrati per avviare la procedura di affitto del ramo d'azienda, mentre Artoni avrebbe portato avanti parte dell'attività per attivare la mobilità straordinaria: "Il secondo incontro è stato fissato per il 15 febbraio - spiega Stefano Montanisegretario di Filt - ma l'azienda non si è presentata. Una prospettiva ora potrebbe essere il fallimento dell'azienda: un'eventualità drammatica in quanto si andrebbe a perdere letteralmente tutto, mettendo in ginocchio cooperative e padroncini che lavorano sulle commesse. Ora stiamo procedendo attraverso il Ministero del lavoro per sistemare la questione".

 

Un quadro confermato dalla stessa Artoni: "Contrariamente a quanto affermato da Fercam infatti, gli accordi tra le parti risultavano sostanzialmente raggiunti e pronti per essere sottoscritti già nella giornata di venerdì 10 febbraio a valle di un intenso periodo negoziale nel quale, come d’uso in queste operazioni, ha avuto completo accesso ai più sensibili dati del Gruppo Artoni. Inaspettatamente FercamArtoni non ha dato corso alla sottoscrizione dei testi presso il Notaio incaricato dalla medesima in Bolzano fissata per sabato mattina dell'11 febbraio, apparentemente in ragione della necessità di un accordo con le sigle sindacali".

 

L'accordo, proposto per la prima volta alle parti sociali il 10 febbraio, è stato recepito quindi il 13 febbraio a Fercam, che nel frattempo avrebbe minacciato di ritirarsi dall'operazione in caso di mancato raggiungimento dell'intesa. Il testo è stato consegnato a Thomas Baumgartner (presidente del Gruppo Fercam) per mani delle rappresentanze sindacali che lo hanno sottoscritto unitamente al Gruppo Artoni già nella giornata di mercoledì 15 febbraio. "Ora FecamArtoni - prosegue l'azienda - si rifiuta di sottoscrivere gli accordi sulla scorta dell’agitazione sindacale in corso nonché delle conseguenze (economiche e business) che il Gruppo Artoni sta ora patendo proprio in ragione delle loro condotte".

 

La situazione, ammette Montani, è molto delicata: “Accanto ai dipendenti diretti e indiretti ci sono poi altrettanti padroncini in Trentino che lavorano esclusivamente per Artoni. Per loro la situazione è drammatica. Serve - conclude - l’immediata prosecuzione del confronto per la realizzazione del subentro di Fercam in Artoni. La procedura attivata va rapidamente conclusa per garantire la continuità dell’occupazione e delle attività, considerato il concreto rischio occupazionale per circa 3 mila lavoratori tra diretti ed indiretti qualora Fercam abbandoni pretestuosamente l’acquisizione”. 

 

Gruppo Artoni per tutelare la propria immagine, i dipendenti, i fornitori e le parti sociali ha già provveduto a diffidare FercamAntoni "dal rivedere - spiega l'azienda - la posizione presa per dare invece corso alle intese già condivise per perfezionare la salvezza dei valori occupazionali in gioco. Fermo restando che abbiamo intenzione di tutelarci nelle sedi opportune". 

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