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Bonazzi: "L'industria impiega un occupato su tre in Trentino. Siamo settore importante". Rossi: "L'impegno è darvi il minor fastidio possibile"

A Riva l'assemblea generale di Confindustria Trento. Presentati i dati delle aziende associate in Trentino che hanno una produttività superiore alla media provinciale e nazionale (rispettivamente, del 20% e del 37%). Presenti anche il ministro Calenda ("si passa agli incentivi orizzontali") e il presidente di Confindustria Boccia: "Serve politica economica unita" 

Rossi, Bonazzi e il ministro Calenda (foto Jacopo Salvi)
Pubblicato il - 30 novembre 2016 - 19:43

TRENTO. C'è un paradosso che agita il mondo degli industriali trentini: quello che, dati alla mano, l'industria trentina ha un'incidenza sul Pil in linea con i valori nazionali ma che per l'opinione pubblica locale non è ritenuta un settore trainante per la nostra economia. Difronte a 600 persone al Centro congressi di Riva del Garda si è tenuta l'assemblea generale di Confindustria Trento, la prima dall'insediamento del presidente Giulio Bonazzi. Ed è stato proprio lui forte dei dati elaborati dall’associazione di Palazzo Stella, a spiegare che: “L’industria in Trentino ha un’incidenza sul Pil e sull’occupazione non inferiore alla media nazionale e alle aree più industrializzate, eppure per l’opinione pubblica l’economia provinciale poggia su altri settori, come ad esempio agricoltura e turismo. Particolarmente eloquenti i casi di Valle di Non, dove l’industria produce il 50% del fatturato locale, e della Valle di Fiemme dove la percentuale sale al 60%”.

 

In provincia di Trento, in generale, il 31% del valore aggiunto proviene proprio dall’industria e le aziende associate a Confindustria Trento hanno una produttività superiore alla media provinciale e nazionale (rispettivamente, del 20% e del 37%): “segnale – ha chiosato il presidente degli industriali - di una ricerca di efficienza e innovazione non comune”. E poi ci sono i dati sull'occupazione: è l’industria, infatti, il principale datore di lavoro in Trentino, perché impiega un occupato su tre, e lo fa in maniera stabile (9 contratti su 10 sono a tempo indeterminato), offrendo gli stipendi più elevati (+20% rispetto alla media provinciale e +18% della media nazionale).

 

E poi ci sono gli aspetti legati alla sostenibilità, all'ambiente e alla contribuzione: l’industria in Trentino occupa appena lo 0,2% della superficie complessiva del territorio e si impegna da anni per abbattere i consumi e infatti tra il '96 ad oggi, nonostante il continuo sviluppo, è il settore con il minore incremento dei consumi elettrici. Inoltre, è emerso durante l'assemblea generale, i contributi alle imprese rappresentano appena il 2% del bilancio provinciale. Molto poco, nonostante, sempre nell'opinione pubblica, si associ spesso l'industria trentina a qualcosa di "assistito" e "sovvenzionato" da risorse Provinciali.

 

A fare la voce grossa è l'industria manifatturiera che produce il 95% dell’export provinciale, su tutti le aziende di grandi dimensioni: le prime 20 imprese esportatrici fanno il 50% dell’export provinciale; le prime 100 fanno l’85%. Da ultimo, Bonazzi ha evidenziato il valore delle grandi aziende: “Spesso demonizzate, danno un contributo insostituibile in termini di posti di lavoro e di innovazione tecnologica. Dal 2007 ad oggi sono le uniche ad avere incrementato l’occupazione, contribuendo ad attutire il calo complessivo dell’occupazione nell’economia trentina”.

 

(Foto Jacopo Salvi)
(Foto Jacopo Salvi)

 

Presente all'incontro anche il presidente della Provincia Rossi che ha rassicurato la platea: "Siamo un territorio pienamente cosciente del ruolo dell’industria - ha detto -. In questa direzione si sono mossi gli sforzi di questi anni, e su questa linea seguiteremo a muoverci: cercando di aumentare, anche presso la pubblica amministrazione, la consapevolezza del valore delle imprese e della cultura d’impresa da parte della nostra amministrazione, per accompagnare le aziende, dando loro meno fastidio possibile. Stiamo spingendo il brand trentino e lo facciamo presentandolo come un unico insieme di opportunità".

 

Al centro del dibattito anche la manovra provinciale. A proposito dell’aliquota Irap “avremmo preferito – ha detto Bonazzi - mantenere i livelli del 2016, ma apprezziamo che non sia aumentata oltre quanto stabilito per compensare le mancate entrate dovute al taglio dell’Ires. Bene l’azzeramento per chi aumenta l’occupazione, ma andrebbe sostenuto anche chi la mantiene. Ugualmente per le deduzioni per gli aumenti salariali legati a incrementi di produttività, in attuazione di accordi o contratti aziendali e territoriali: non vanno penalizzate - ha precisato - le aziende meno strutturate che magari non formalizzano incentivi ad personam pur importanti".

 

Sull’Imis, Bonazzi ha espresso perplessità sul contributo di scopo e ha condiviso l’auspicio di un allineamento dell’Imis con le aliquote altoatesine (0,79% in Trentino; 0,56% in provincia di Bolzano), oltre che di un’estensione all’industria delle agevolazioni per gli opifici artigianali fino a 400 mq. Il presidente Rossi ha spiegato che le misure si ispirano ai principi della qualità del lavoro e dell’occupazione: "Un territorio è competitivo se c’è coesione sociale e se il contesto è favorevole agli investimenti. Il governo provinciale sta facendo il possibile per intervenire con maggiore efficacia sul fronte dell'innovazione come pure dell'internazionalizzazione, ma intanto deve badare ai conti, gestire le variazioni nel gettito.

 

Nel corso dell’appuntamento è intervenuto poi il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che ha presentato il piano del governo Industria 4.0. L’impegno, spalmato tra il 2018 e il 2024, è destinato a sostenere investimenti privati nel 2017 con il supporto di superammortamento, iperammortamento, Nuova Sabatini, e investimenti supportati dal credito di imposta. La manovra conterrà un insieme di stimoli fiscali agli investimenti che non si era visto in passato, “con la sostanziale novità – ha spiegato Calenda - di aver abbandonato completamente la logica degli incentivi a bando, tipici di una stagione in cui il governo voleva decidere in quali settori e con quali tecnologie le aziende devono investire”. Si passa ora a incentivi fiscali orizzontali: gli strumenti che negli ultimi anni hanno funzionato meglio vengono orientati verso un disegno comune che è la trasformazione digitale dell’industria italiana. Calenda ha illustrato la logica dei Competence Center, spiegando che l'iniziativa si regge sul principio della complementarietà delle competenze dei singoli territori.

 

I lavori sono quindi proseguiti con una tavola rotonda. Le conclusioni sono state affidate a Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria: "Da soli possiamo fare tanto, ma da soli non ce la faremo - ha detto -. L'idea di politica economica che abbiamo coincide con l'intervento illustrato da Calenda: si tratta di una politica di fattori e non di settori". Boccia ha parlato anche di industria e di relazioni industriali, di banche, di credito alle imprese, del progetto Elite di Borsa italiana. "Chiediamo una politica economica unica, per una crescita che sia un progetto per il Paese e la precondizione per combattere le disuguaglianze". Infine, l'appello a un'Europa compatta, protagonista di una politica economica e una politica monetaria coerenti e convergenti.

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