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Coop Alto Garda, trattativa interrotta. L'azienda: "Richieste inaccettabili". I sindacati: "Vogliono far pagare ai lavoratori gli errori della dirigenza"

Mercoledì 22 febbraio le parti sociali e i vertici della Coop Alto Garda si sono incontrate, ma la trattativa è saltata. L'azienda chiede di ridurre i costi e avere maggiore flessibilità, premiando la disponibilità del dipendente. I sindacati non ci stanno: "Abbiamo già ridotto il peso del contratto e il costo del personale" 

Coop Alto Garda: inaugurati i punti vendita di viale Pilati a Riva del Garda - venerdì 12 Dicembre 2014
Di Luca Andreazza - 23 febbraio 2017 - 11:23

RIVA DEL GARDA. E'scontro frontale fra la Coop Alto Garda e i sindacati. Volano i panni sporchi nella Busa e la trattativa si interrompe mercoledì 22 febbraio. "Il tavolo si chiude qui. L'azienda - conferma la Coop - ha evidenziato la necessità di ridurre i costi e avere maggiore flessibilità organizzative, oltre a indurre un sistema di premio variabile e che coinvolga il personale nella performance dei negozi. La contro-piattaforma proposta dai sindacati vuole ripristinare tutti i benefit dell'accordo del 2015 e addirittura aumentarli: le parti sociali in questo modo pongono anche vincoli dal punto di vista organizzativo. Questo significa che non è ancora chiara la situazione di difficoltà: oggi la priorità è garantire continuità aziendale e tutelare i posti di lavoro. Non si può dunque partire dall'accordo esistente e renderlo ancora più oneroso".

 

I sindacati però non ci stanno: "Il passato bilancio - ribatte Mirko Carotta, segretario di Filcams Cgil - si è chiuso con un disavanzo di circa 383 mila euro, mentre quello 2016 il rosso si aggira intorno ai 500 mila euro. Abbiamo già ridotto il peso del contratto e conseguentemente il quello del personale. Questo bilancio non è frutto dei dipendenti, ma è determinato dalle scelte aziendali. I lavoratori non possono pagare per gli errori dei vertici della Coop Alto Garda".

 

Coop ha sottolineato che, dato il momento di difficoltà economica e di forte competizione nel settore, occorre mettere in atto iniziative per coinvolgere gli stessi lavoratori e, in questa direzione, gli accordi collettivi devono potersi adeguare alle situazioni. La piattaforma presentata da Coop avrebbe previsto diminuzione del part time (al momento al 42,33%) che determina forti rigidità organizzative: "Abbiamo introdotto - continua l'azienda - per il lavoro domenicale e festivo un meccanismo premiante: più il lavoratore è disposto a coprire questo tipo di turni, più aumenta la sua maggiorazione oraria. Avere flessibilità per la gestione delle variazioni dell'intensità lavorativa, tipiche delle località turistiche".

 

Lo scopo del premio di produzione che "deve tornare a essere quello di stimolo e coinvolgimento del personale - prosegue la Coop - da attribuire in riferimento al fatturato e al monte ore del punto vendita. Il meccanismo introduce anche un importante elemento di uguaglianza: negli anni, alcuni lavoratori sono stati beneficiari di livelli e indennità ad personam, questo nuovo metodo può premiare chiunque lo meriti. Gli obiettivi sarebbero concordati coi capinegozio".

 

I sindacati però non giudicano soddisfacente la proposta in quanto "chiediamo alla Coop Alto Garda - afferma Carotta - di applicare gli istituti contrattuali dell'accordo di rilancio del 2015". I termini dell'intesa disdetta nell'ottobre scorso prevede infatti 54 euro garantiti, 54 euro erano erogati sotto forma di buono spesa, nell'ottica di fidelizzare i dipendenti, e i restanti 70 euro legati al bilancio e all'andamento positivo dell'azienda. "Non accettiamo - prosegue la Filcams Cgil - un'ipotesi dove gli istituti contrattuali siano legati esclusivamente alla redditività e alla flessibilità lavorativa dei dipendenti: abbiamo ricevuto mandato dai nostri tesserati in questo senso dopo diverse assemblee. La Coop Alto Garda può vantare oltre 17 mila soci, un maggiore coinvolgimento potrebbe sistemare il bilancio, ma l'azienda non riesce a far leva sulla propria base e la propria forza nel suo ambito territoriale". 

 

Questo contratto interessa circa 180 lavoratori dei numerosi supermercati del Basso Sarca, i quali dopo il 31 marzo rischiano di vedersi applicare il contratto nazionale di settore e la conseguente perdita di circa 178 euro mensili in busta paga.

 

Le sigle sindacali si dicono infine disponibili a ragionare su una produttività variabile, solo se aggiuntiva ai precedenti benefit fissi e partendo da un modello legato all’accordo 2015. Le visioni restano dunque diametralmente opposte e attualmente non ci sono gli elementi per proseguire la contrattazione.

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