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Da domenica è il 'Tax free day' a Trento i soldi entrano in tasca, terminano i 198 giorni di lavoro solo per pagare le tasse

Il Comune è il primo in Italia a festeggiare questo risultato, anche a Belluno manca poco. A Reggio Calabria la fiscalità più elevata. A Bolzano devono aspettare venerdì 28 luglio. Benoni (presidente Cna del Trentino): "La pressione fiscale è troppo elevata qualunque dato si prenda in considerazione"

Di Luca Andreazza - 14 luglio 2017 - 13:07

TRENTO. Il Comune di Trento è la prima realtà in Italia a festeggiare il 'Tax free day', una ricorrenza che cade domenica 16 luglio. Cosa significa? Semplicemente che nei 198 giorni precedenti questa data sono serviti a pagare i tributi, mentre da domenica i restanti 167 giorni serviranno per i consumi personali dell'imprenditore e della sua famiglia.

 

Lunedì 17 tocca quindi a Gorizia, mentre il trittico Cuneo, Imola e Belluno completa il podio dal giorno dopo. A Bolzano è necessario aspettare invece fino a venerdì 28 luglio, mentre chiudono la classifica delle città più fiscalizzate Firenze e Roma (9 settembre), Bologna (19 settembre) e Reggio Calabria (24 settembre). Questo il risultato della graduatoria condotto intorno a 135 città considerate dall'Osservatorio della tassazione sulla piccola impresa della Cna.

 

Quindi in base all'incidenza del fisco, si sposta più o meno in avanti la necessità di lavorare per l'erario, un trentino in questo caso lavora 198 giorni per pagare Irpef, contributi, iva, imposte locali, accise e altri tributi vari. L’Osservatorio considera infatti un’azienda tipo con 431 mila euro di ricavi, 165 mila euro di costi per il personale (quattro operai e un impiegato), 160 mila euro di costo del venduto, 56 mila euro di altri costi e ammortamenti, 50 mila euro di reddito di impresa.


Sul reddito d’impresa si calcola nello specifico il 'Total tax rate', che a Trento raggiunge il 54,1% e in quel di Bolzano il 57,5%: se si detrae ai 50 mila euro di reddito, 2.671 euro di Imis, 978 euro di Tari, 1.302 di Irap, 11.364 di ivs, 10.294 di Irpef, 452 di addizionale regionale Irpef, rimangono 22.939 euro di reddito disponibile. La media nazionale è del 61,2% di 'Total tax rate' e la maggior parte delle città italiane festeggia il proprio 'Tax free day' il 10 agosto.

 

“La pressione fiscale è troppo elevata – afferma Andrea Benoni, presidente della Cna del Trentino - qualunque dato si prenda in considerazione. Il problema vero risiede nella iniqua distribuzione del carico, che si distingue in modo radicale secondo la natura del reddito e svantaggia le imprese, in particolare le piccole imprese personali. La tassazione dei redditi prodotti dalle persone fisiche non può essere diversa a seconda della differente modalità con cui si genera reddito"

 

Il Cna del Trentino propone di intervenire su un sistema fiscale, ritenuto evidentemente squilibrato, "per raggiungere - aggiunge Benoni - tre obiettivi di utilità generale: ridurre la pressione fiscale garantendo, nel contempo, maggiore equità nel prelievo tra diversi redditi da lavoro, invertire sensibilmente la tendenza del trasferimento alle imprese degli oneri sui controlli e usare in modo intelligente la leva fiscale per aumentare la domanda interna".

 

La ricetta di Cna per agevolare la redditività delle imprese prevede di ridurre la tassazione sul reddito delle imprese personali e sul lavoro autonomo e utilizzare le risorse provenienti dalla spending review e dalla lotta all'evasione. Anche l'Imis (Imu nel resto d'Italia) pagata sugli immobili strumentali delle imprese dovrebbe essere completamente deducibile dal reddito d'impresa.

 

A queste prime manovre si aggiunge anche la necessità di rivedere la tassazione Irpef delle imprese personali e degli autonomi, prevedendo delle riduzioni automatiche all'aumentare del reddito dichiarato rispetto a quello ideale suggerito attraverso nuovi indicatori sintetici di affidabilità. Le detrazioni relative a spese per lavori edili andrebbero trasformati in crediti d’imposta cedibili agli intermediari finanziari.

 

"E' inoltre necessario - prosegue il presidente di Cna - definire il concetto di insussistenza di autonoma organizzazione per non assoggettare i soggetti all’Irap e aumentare la franchigia Irap ad almeno 30 mila euro e bisogna rivedere al più presto i criteri per l’attribuzione dei valori catastali degli immobili, al fine di allinearli periodicamente ai valori di mercato a invarianza di gettito".

 

Gli ultimi interventi riguardano la capacità di agevolare il passaggio generazionale delle imprese individuali tramite la completa neutralità fiscale delle cessioni di azienda, al pari di quanto è previsto in caso di conferimenti, "ma anche - conclude Benoni - evitare di spostare sulle imprese gli oneri dei controlli attraverso un uso intelligente della fatturazione elettronica. Bisogna eliminare nel più breve tempo possibile tutti i regimi Iva del reverse change previsti attualmente, lo split payment, la ritenuta dell’8% sui bonifici relativi a spese per le quali sono riconosciute detrazioni fiscali".

 

Un ultimo provvedimento riguarda il regime Iri, che, in termini pratici, suddivide il reddito d’impresa in due fattispecie: il reddito prodotto e lasciato in azienda e i prelievi effettuati dai soci o dell’imprenditore.

 

"La prima componente - commenta il presidente - al netto delle somme prelevate e destinate a finalità personali, è tassata alla medesima aliquota prevista ai fini Ires per le società di capitali che, come è noto, dal 2017 è stata ridotta dal 27,5% al 24%, mentre il secondo aspetto costituito dalle somme prelevate a titolo di remunerazione per il lavoro svolto, continueranno ad essere assoggettate ad Irpef e a scontare la progressività propria di tale tributo che, come è noto, prevede aliquote che crescono all'aumentare del reddito complessivo".

 

Possono optare in questo modo per il regime Iri le imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria, anche per opzione, nonché le società a responsabilità limitata a ristretta base proprietaria, con un numero di soci non superiore a dieci, venti nel caso di società cooperativa e con ricavi annui non superiori a quelli previsti per l'applicazione degli studi di settore (5.164.569 euro).

 

"La finalità della nuova imposta - conclude Benoni - è quella di rendere più equa e neutrale la tassazione del reddito d’impresa, a prescindere dalla forma societaria adottata, così da mitigare le differenze d’imposizione esistenti tra le società di capitali e le società di persone. La parte di reddito non prelevata e lasciata in azienda sconta una tassazione più leggera (24%). Questo favorisce anche la patrimonializzazione delle piccole imprese, in continuità con la normativa sull’aiuto alla crescita economica".

 

L’opzione per il nuovo regime Iri avrebbe la durata di cinque periodi d’imposta, rinnovabile e deve essere esercitata nella dichiarazione dei redditi, con effetto dal periodo d’imposta al quale è riferita la dichiarazione. Per il 2017 l’opzione Iri andrebbe quindi indicata in Unico 2018.

 

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