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Federico Rampini al Festival dell'Economia. "Bianchi e operai hanno votato Donald Trump perché si sono sentiti stranieri a casa loro". Ecco dove ha sbagliato la sinistra

L'inviato di Repubblica ha spiegato al pubblico, accorso questa mattina al teatro Sociale, come questi americani in sostanza appartengano alla "classe operaia bianca, che non si percepisce 'povera' e che non ama essere definitiva working class, espressione che rimanda alla vecchia lotta di classe, che si sente piuttosto classe media, perché in passato percepiva salari dignitosi".

Di G.Fin - 04 giugno 2017 - 13:47

TRENTO. La classe operaia bianca, la middle class che in questi anni si è sentita “straniera a casa propria” è la parte maggioritaria di quel popolo che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca. Ad esserne certo è Federico Rampini, protagonista oggi della dodicesima edizione del Festival dell'economia.

 

L'inviato di Repubblica ha spiegato al pubblico, accorso questa mattina al teatro Sociale, come questi americani in sostanza appartengano alla "classe operaia bianca, che non si percepisce 'povera' e che non ama essere definitiva working class, espressione che rimanda alla vecchia lotta di classe, che si sente piuttosto classe media, perché in passato percepiva salari dignitosi".

 

Per spiegare quello che è accaduto in America, Rampini utilizza un'immagine molto forte, quella di una lunga coda formata da persone che vogliono entrare nel cosiddetto “sogno americano”.

 

“Questa coda – spiega il giornalista – procede molto lentamente e ogni tanto improvvisamente dal fondo si staccano dei gruppi che tagliano e passano avanti a tutti. Sono delle minoranze a cui la sinistra ha dedicato una particolare attenzione. Sono minoranze che hanno avuto qualche torto e che hanno diritto ad una attenzione particolare della sinistra. Gli unici che rimangono al loro posto sono loro, le persone che compongono la classe bianca e che hanno percepito di non interessare alla sinistra. Stiamo parlando della vecchia classe operaia che preferisce essere chiamata working class che vedendo la sinistra spendersi molto di più verso il problema dei poveri, degli immigrati, degli ispanici, afroamericani e per i diritti gay etc, si sono sentiti beffatti e si sono vendicati votando Trump”.

 

Questo pezzo di middle class bianca è anche quella che ha deciso che andava cancellata la riforma sanitaria voluta da Obama. Impegno che Trump sta cercando di portare a termine. Alla Camera dei Deputati è già stata votata l'abrogazione dell'Obamacare ma manca il voto del Senato dove però anche all'interno della maggioranza la discussione è molto accesa.

 

“La sanità in America – ha raccontato Federico Rampini – è una jungla di burocrazie. Obama l'aveva parzialmente migliorata ma non ci sono stati solo aspetti positivi perché il sistema è rimasto in mano agli interessi privati alle compagnie assicurative che si sono rilevate ancora inefficienti per non parlare poi delle lobby sui prezzi dei medicinali”.

 

Questa classe operaia, che ha votato Donald Trump, perchè voleva l'abrogazione dell'Obama care?

Per Rampini si torna all'allegoria della coda verso il sogno americano. “In quei 20 milioni di assicurati grazie alla riforma di Obama – ha spiegato il giornalista di Repubblica - ci sono tanti appartenenti alle minoranze, immigrati e ispanici. Un pezzo di middle class bianca, anche in questa situazione, si è convinta di pagare il conto per un'altra delle riforme che si occupa solo delle minoranze e si è sentita esclusa”.

 

Tra i temi trattati da Rampini anche quello della globalizzazione e dell'immigrazione. Per quanto riguarda la globalizzazione, la critica "da sinistra" non ha fatto breccia all'elettorato operaio bianco. Eppure sono stati i radicali di sinistra per primi a criticare la globalizzazione. Per Rampini, fin che gli effetti perversi della concorrenza globalizzata colpivano la classe operaia bianca, in verità la sinistra non se ne è molto preoccupata. Ha cominciato quando a soffrirne è stata la classe media.

 

"Trump oggi fa un po' come il bambino che dice 'il re è nudo'. Dice cose magari sgradevoli ma vere. Quando dice che esportare auto americane in Cina è difficilissimo dice la verità. Tutti gli imprenditori occidentali lo sanno, sanno che la globalizzazione è una partita truccata, dove le regole sono state spesso distorte a vantaggio di questo e di quello. Ma non lo si è detto abbastanza perché non era politicamente corretto”.

 

Ciò vale anche per il tema dell'immigrazione. Diciamo solitamente che gli immigrati vengono a fare lavori che noi non vogliamo fare più. Ciò è vero ma solo in parte. “Certamente – ha affermato Federico Rampini - il laureato bianco non ha voglia di andare a raccogliere pomodori. Ma per altri lavori, quelli del nuovo ceto medio povero, camerieri, uscieri, vigilantes, cassieri, non è vero. Sono lavori che fanno gli immigrati ma anche i bianchi. La disponibilità di tanta offerta di lavoro in questi campi fa scendere i salari”.

 

Rampini ha inoltre criticato gli effetti del relativismo culturale estremo, che al fondo sembra disprezzare la cultura occidentale, che attribuisce al colonialismo del passato le colpe del terrorismo del presente, che non vede la crisi che la middle class bianca sta vivendo, troppo occupata a battersi per i "nuovi diritti".

 

"Oggi i più vulnerabili alle droghe non sono più - o non solo -  i neri delle periferie urbane, sono i bianchi disperati. Vivono meno a lungo di quanto non vivessero 30 anni fa. Fanno lavori dequalificati. Guadagnano la metà di quello che guadagnavano gli operai nell'età dell'oro. Spesso vivono di pensioni di invalidità, e talvolta sono davvero inabili al lavoro, la vita li ha talmente feriti che non si riesce a riqualificarli".

 

A questo elettorato non dispiace affatto il comportamento di Trump al G7, a loro nemmeno dispiace che strappi gli accordi di Parigi. “Lui vuole un'America che torni padrona del proprio destino non è un politico come gli altri e va avanti come un carismatico sfasciando tutto. A casa sua, chi l'ha votato, è esattamente quello che si aspetta”
 

Infine il parallelismo fra il populismo di oggi e quello del passato, ad esempio quello di D'Annunzio, "anche se D'Annunzio, come ha detto un intellettuale americano, conosceva almeno 30.000 parole, mentre Trump ne conosce 8". E attenzione, tutte le ragioni che negli Usa hanno alimentato il "trumpismo" sono presenti anche in Europa. E in Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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