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"I burocrati bloccano le riforme che potrebbero portare l’Italia a livelli europei" Francesco Giavazzi e Giorgio Barbieri a Trento con "I signori del tempo perso"

Per Giovazzi: “Le riforme vanno fatte molto bene  perché se c’è anche un piccolo spiraglio i burocrati si insinuano e bloccano. Ma il paradosso è che le riforme sono scritte da coloro che hanno interesse a bloccarle”

Pubblicato il - 03 giugno 2017 - 13:03

TRENTO. Mantenere i funzionari pubblici nel loro posto per un periodo di tempo limitato e soprattutto una riduzione massiva delle leggi. Questa, in breve, la ricetta proposta per migliorare l'Italia dall’economista Francesco Giavazzi e il giornalista Giorgio Barbieri che questa mattina a Trento hanno presentato il loro saggio "I signori del tempo perso".

 

Per i due autori le istanze innovative di diversi Governi, dal Berlusconi '94, al Monti 2011, all’ultimo Renzi, per Giavazzi furono bloccati dai burocrati, non solo alti funzionari di Stato ma magistrati del Tar, Corte dei Conti e Consiglio di Stato. “Anche Mario Monti - ha spiegato Giavazzi - non riuscì a ridurre la spesa pubblica perché non riuscì a cambiare l’amministrazione pubblica”. “Il Governo Renzi e anche l’attuale Riforma Madia hanno come punto cruciale la nuova norma che impone ai dirigenti apicali di rimanere in carica per un periodo massimo di sei anni, perdendo poi quasi metà dello stipendio con la fine della funzione. Un mezzo per incentivare il passaggio dal pubblico al privato. Ma  proprio questo comma ha fatto saltare la riforma Madia, sono stati proprio gli alti burocrati dello Stato a farla cadere”.

 

"Il fatto è che - ha aggiunto Barbieri - i giuristi hanno cercato di resistere paralizzando tutto, producendo un’enorme mole di leggi che solo loro riescono a capire ”.  Come esempio concreto Barbieri ha parlato della recente sentenza del Tar sui direttori dei musei. “Perdere tempo fa parte di una certa casta che è riuscita a tenere in scacco i politici ed è in grado di bloccare le riforme che potrebbero portare l’Italia a livelli europei, come le riforme sulle Banche popolari e sulla Costituzione".

 

Consiglio di Stato e Corte dei Conti sono citati nel saggio come luoghi di  "strapotere".  “Le riforme vanno fatte molto bene - ha affermato Giavazzi - perché se c’è anche un piccolo spiraglio i burocrati si insinuano e bloccano. Ma il paradosso è che le riforme sono scritte da coloro che hanno interesse a bloccarle”.

 

Per cambiare questo stato di cose Giavazzi e Barbieri propongono la riduzione massiva delle leggi, come in Georgia, e mantenere i funzionari nel loro posto per un periodo di tempo limitato. Tito Boeri infine è stato citato come esempio emblematico in questa direzione. Giavazzi ha raccontato come a Boeri, mai stato nella Pubblica amministrazione, venne dato un “pachiderma” come l’Inps e come lui decise di innovarlo mandando in provincia un quarto dei dirigenti in surplus nella sede di Roma (l’unico governo che lo fece fu quello di Ciampi) e chiedendo a ciascun dirigente di stare un certo numero di ore nello sportello pubblico per parlare con i pensionati. 

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