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La ministra Lorenzin "Gli ospedali non nascono per dare posti di lavoro ma per curare persone"

Questo pomeriggio la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, al Festival dell'Economia. Sui punti nascita: "Prima di essere un politico sono una donna per questo voglio partorire in un posto dove non rischio di morire io, non rischia di morire il mio bambino o di nascere con un handicap perché non vi sono gli standard di sicurezza"

Di G.Fin - 02 giugno 2017 - 19:02

TRENTO. “I punti nascita vengono chiusi perché non riescono ad assicurare le misure minime di sicurezza per la mamma e per il bambino. Un bravo politico ha il compito di prendersi il fardello e di affrontare quello che non viene compreso dalla comunità e spiegarglielo. Le strutture ospedaliere non nascono per dare posti di lavoro ma per curare persone”. Non usa mezzi termini la ministra della Salute Beatrice Lorenzin per confermare la decisione di chiudere i punti nascita periferici presenti sul territorio che non rispettano determinati parametri.

 

Lo fa dal palco del Teatro Sociale in occasione dell'incontro “Sanità e Sviluppo” che si è svolto oggi pomeriggio nell'ambito del Festival dell'Economia dialogando con i professori Giuseppe Remuzzi e Gilberto Turati.

 

“La soglia dei 500 parti all'anno è un compromesso, abbiamo concesso alcune deroghe ma con grande senso di responsabilità. Dove i punti nascita – ha spiegato la ministra Lorenzin - non hanno i parametri per permettere alle nostre donne di partorire in sicurezza vanno chiusi e magari trasformati in presidi o poliambulatori”.

 

In Trentino la chiusura del punto nascite di Cavalese ha creato numerose proteste da parte della popolazione. Proteste che non hanno fatto cambiare idea al ministro.

 

“Prima di essere un politico sono una donna - ha affermato -  per questo voglio partorire in un posto dove non rischio di morire io, non rischia di morire il mio bambino o di nascere con un handicap perché non vi sono gli standard di sicurezza". 

 

Lorenzin sui vaccini è stata categorica: "Il tema è serio: abbiamo un tasso di vaccinazione che mette in pericolo la salute pubblica italiana. Abbiamo approvato un piano di immunizzazione che non si realizza in 4 giorni, è previsto un calendario vaccinale secondo classi di età e le vaccinazioni sono gratis perchè necessarie alla salute pubblica. Ad esempio, i bambini non vaccinati da 0 a 6 anni hanno sei mesi di tempo per mettersi in regola con le vaccinazioni, contattando le rispettive Asl per stabilire il calendario".

 

Se non si vaccina, accanto alle sanzioni già previste, finora non applicate, vi è anche la segnalazione all'Asl e quindi al Tribunale dei Minori: "I figli - ha continuato la ministra - non sono degli oggetti di proprietà, vanno difesi nella loro salute e integrità". Il ministro ha ricordato ad esempio il pericolo, per le donne in gravidanza, di perdere il bambino o di danni al feto se ci si ammala di rosolia, il rischio di diventare sterile per gli uomini adulti che contraggono i cosiddetti "orecchioni", le complicanze di molte malattie contratte in età adulta. Lorenzin è anche intervenuta sul recente caso di un minore curato con farmaci omeopatici, ricordando che la legge italiana prevede che "i farmaci omeopatici vanno somministrati in modo complementare e non sostitutivo".

 

Tra i temi affrontati nell'incontro anche quello sulle differenze dei servizi sanitari nelle regioni d'Italia. Differenze causate da elementi passati e presenti.

 

“La prima causa di tutto questo – ha spiegato la ministra - è sicuramente data dalla difformità che si è realizzata all'indomani della riforma del Titolo V. Una riforma drammatica per il sistema sanitario nazionale che ha cristallizzato il paradosso dei deficit organizzativi regionali”.

 

Nei primi anni, dal 2000 al 2007, dell'applicazione del Titolo V ha portato all'esplosione della spesa sanitaria in tutta Italia a fronte di un indebitamento tale che aveva portato anche al crac finanziario molte regioni. “Una situazione alla quale non ha corrisposto un aumento della qualità dei servizi”. A creare problemi è stato poi il mal funzionamento dei commissariamenti ed infine la crisi economica che ha comportato tagli per 25 miliardi di euro in pochi anni.

 

La soluzione? Per la ministra Beatrice Lorenzin, la strada da seguire è quella di “aumentare nuovamente i poteri dello Stato nel campo sanitario”. “Questo – spiega - non significa togliere l'autonomia in questo settore delle regioni che ce l'hanno. Ma significa poter dare delle linee comuni dove tutti si adeguano oltre ad avere la possibilità attuare un sistema di controllo più forte prevenendo alcuni problemi”.

 

 

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