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Mattarello, i sindacati: "Calvin Klein deve farsi carico degli ammortizzatori sociali"

Le parti sociali hanno incontrato l'assessore Olivi, mentre per questo pomeriggio è atteso l'incontro fra i sindacati e l'azienda. A rischio 57 posi di lavoro

Di Luca Andreazza - 24 gennaio 2017 - 10:26

TRENTO. Lunedì 23 gennaio le parti sociali hanno incontrato l'assessorato per affrontare la questione Calvin Klein a Mattarello. "Un incontro rituale dell'assessore Olivi - commenta Alan Tancredi, segretario di Uiltec Uil -. Un valzer di interventi che sono per ora un esercizio di retorica in vista dell'incontro di questo pomeriggio con l'azienda. Le questioni prioritarie sono ovviamente la tutela reale di lavoratrici e lavoratori attraverso ingenti incentivi economici e una seria ricollocazione delle maestranze".

 

I fatti sono tristemente noti, venerdì 13 gennaio i sindacati sono stati raggiunti dall'improvvisa notizia della cessazione dell'attività della prima linea del colosso americano. "Ufficialmente siamo stati convocati - ricorda Mario Cerutti, segretario di Filctem Cgil - per la presentazione del nuovo dirigente, un trabocchetto per comunicare la chiusura dell'azienda".

 

Un cambio di rotta dell'azienda statunitense che lascia 57 dipendenti della Confezione Moda Italia di Mattarello senza lavoro. Le motivazioni risiedono nella crisi del mercato, nella dislocazione geografica e nella forte contrazione dell'operatività del polo di Mattarello: un saldo negativo di quasi 100 milioni di euro registrati fra il 2008 e l'anno scorso. 

 

Un fulmine a ciel sereno, ma oltre al bilancio in forte flessione, i segnali premonitori non sarebbero mancati, come testimoniamo la progressiva chiusura di tutti i punti vendita fino all'attuale epilogo della sede di Mattarello. Nove punti vendita dismessi, neppure tanto lentamente partendo da Marcianise (gennaio 2014) a Noventa di Piave (agosto 2014) da Barberino del Mugello (marzo 2015) a Fidenza (luglio 2016) per concludere con il centro di Agira, in fase di chiusura. Un calo accompagnato anche dalla riduzione del personale del 35% dei dipendenti nell'ultimo triennio.

 

Un ripensamento dell'azienda che sembra difficile, in quanto il gruppo internazionale Phillips-Van Heusen Corporation (il gruppo di riferimento di Confezione Moda Italia, ndr) non ha mai ricevuto grande sostegno dalla Provincia, se non appena 40 mila euro nel 2008. "La prospettiva - prosegue Cerutti - è quella di avviare un percorso per approfondire la possibilità di mantenere un minimo di produttività. La decisione dell'azienda può essere legittima dal punto di vista della multinazionale, ma questo non toglie il nodo della ricaduta sul territorio di questa decisione. L'azienda dovrà mettere in campo un piano sociale per ridurre l'impatto della scelta".

 

"Riteniamo - conclude Tancredi - che alla luce del peggioramento degli ammortizzatori sociali, Confezione Moda Italia deve farsi carico di mettere a disposizione soluzioni economiche adeguate". Nel frattempo la Provincia è fase di sondaggio per cercare un attore in grado di subentrare nell'attività per mantenere i livelli occupazionali, interpellando anche Confindustria

 

 

 

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