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A rischio licenziamento 24 operai. Flai "Ortofrutta trentina in difficoltà"

 I 21 operai acquaioli sono tutti lavoratori impiegati da moltissimi anni nei consorzi. Per il sindacato l'obiettivo della Federazione è quello di snellire le file dei dipendenti dei consorzi cercando di fare cassa

Pubblicato il - 10 novembre 2016 - 19:08

TRENTO. Sono 21 gli operai dei Consorzi irrigui e di miglioramento fondiario della Provincia che rischiano di trovarsi con in mano la lettera di licenziamento. Il comparto interessato è quello dell'ortofrutta e secondo la Cgil, la decisione di far rimanere a casa gli operai arriva dalla Federazione dei consorzi, sostenendo che l'Inps ha stretto le maglie e reso quasi impossibile la concessione di un ammortizzatore, se non a fronte di una mole consistente di documentazione e adempimenti.

 

“E' una giustificazione che non sta in piedi – denuncia la segretaria della Flai provinciale Manuela Faggioni – questi lavoratori, lo prevede il loro contratto, hanno diritto alla cassa integrazione invernale erogata dall'Inps, che la concede a fronte di domande presentate nelle giuste modalità e tempistiche. Nulla è cambiato”.

 

Per il sindacato l'obiettivo della Federazione è quello di snellire le file dei dipendenti dei consorzi cercando di fare cassa. Il rischio, secondo i sindacati, è quello però di mettere in pericolo l'intera ortofrutta trentina . I 21 operai acquaioli sono tutti lavoratori impiegati da moltissimi anni nei consorzi, hanno alle spalle professionalità e conoscenza del territorio. “Se da un momento all'altro questo personale diventasse tutto a tempo determinato – viene spiegato - ne farebbe le spese anche l'agricoltura: cambi continui di manodopera creerebbero non pochi disservizi. Molti di questi lavoratori sono anche coinvolti dei piani antincendio territoriali”.

 

Da mesi Flai lavora a fianco dei lavoratori per trovare una soluzione alternativa ai licenziamenti. “Abbiamo proposto una revisione del contratto integrativo, rinnovato l'ultima volta nel 1993 – spiega Faggioni - elaborando una piattaforma contrattuale che prevedesse la banca ore e altri istituiti contrattuali per colmare quei periodi di tempo non lavorato nei luoghi in cui non sia veramente possibile accedere alla cassa integrazione agricola e per garantire una maggiore flessibilità durante l'arco dell'anno”.

 

La Federazione ha lasciato ad ogni singolo consorzio la decisione di licenziare o no il proprio dipendente. “Così facendo stanno abdicando al proprio ruolo – spiega Faggioni – e ci chiediamo a questo punto se la Federazione rappresenti ancora qualcuno. In questo modo si sposa solo una politica che impedirà ai nostri giovani la possibilità di ottenere un posto di lavoro fisso, la possibilità di accedere ad un mutuo per costruirsi un futuro e che per contro garantirà un precariato continuo con tutte le difficoltà che ne deriveranno.

 

Per il sindacato di via Muredei, comportamenti come quelli della Federazione non sono tollerabili. “La Provincia Autonoma di Trento – conclude la rappresenta della Cgil - che finanzia lautamente i consorzi, da sempre incentiva politiche del lavoro volte a creare occupazione stabile ed è quindi inaccettabile che una realtà trentina come quella dei consorzi remi nel senso opposto infrangendo la sicurezza lavorativa che da anni i nostri “acquaioli” si sono guadagnati con lealtà, disponibilità e competenza nei confronti delle comunità agricole in cui operano. Una situazione assurda, ingiusta e contraddittoria, di fronte alla quale auspichiamo che anche la giunta provinciale prenda posizione”.

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