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Sait, si parte con 116 licenziamenti. Ianeselli (Cgil): "Inaccetabile". Montani (ex Flai): "Cooperazione e multinazionali si somigliano molto"

La questione è stata affrontata venerdì anche in Provincia alla presenza di una quarantina degli 82 addetti della sede di via Innsbruck di Trento attualmente posti dal consorzio cooperativo in cassa integrazione a zero ore e senza rotazione. Dorigatti: "Serve un tavolo di lavoro"

Di Luca Pianesi - 07 ottobre 2017 - 18:03

TRENTO. "Il numero di licenziamenti comunicato da Sait è inaccettabile e conferma la mancata volontà di ridurre l'impatto sociale della riorganizzazione aziendale”. C'è preoccupazione e amarezza nelle parole del segretario della Cgil del Trentino Franco Ianeselli dopo l'annuncio del Sait di procedere al licenziamento di 116 lavoratori. Si era partiti con 130, si era arrivati a 127 esuberi fissati nel verbale di accordo di cassa integrazione. Oggi ne sono annunciati 116, circa un quinto di tutto il personale del consorzio che in cinque anni è passato da avere 700 dipendenti agli attuali 572.

 

La nota vertenza Sait era stata analizzata e discussa anche in Provincia venerdì in un incontro tra sindacati e consiglieri, alla presenza di una quarantina degli 82 addetti della sede di via Innsbruck di Trento attualmente posti dal consorzio cooperativo in cassa integrazione a zero ore e senza rotazione. A chiedere un incontro al presidente Bruno Dorigatti era stata proprio la Cgil, a quasi un anno da un analogo confronto, durante il quale i consiglieri provinciali respinsero con forza l'ipotesi di ben 130 esuberi al Consorzio delle cooperative di consumo trentine. In quel caso il presidente del consiglio provinciale Bruno Dorigatti si era impegnato a rivolgere al governo provinciale una missiva – sottoscritta dal più ampio numero di consiglieri e al di là degli schieramenti politici – per sollecitare l'apertura di un tavolo sul caso Sait. Intanto però Sait avrebbe avviato la procedura per il licenziamento collettivo di 116 persone.

 

Sul tema non si risparmia anche Stefano Montani, (segretario Filt ma qualche anno fa anche della Flai): "Tutti, assessore compreso, si stracciano le vesti affermando che 'l'intero mondo della cooperazione debba farsi carico della situazione e trovare soluzioni alternative'. Dalpalu sostiene che 'il piano di riduzione del personale è doloroso ma necessario'.  Il presidente Pezzi fa il doroteo e dice di 'essere vicino agli amministratori costretti a prendere questa decisione e alle tante famiglie che improvvisamente si vedono ridurre se non annullare il proprio reddito'. Ora, che la cooperazione guardi al portafoglio come una qualsiasi altra azienda non è certo una novità di questi giorni e i toni di chi chiede oggi un segnale solidale alla cooperazione, francamente, sono un già visto e sentito. Certo doverosi per tener alta la guardia ed arrivare, nella migliore delle ipotesi, ad un ridimensionamento degli esuberi. Ma nulla più".

 

"Ho vissuto - prosegue Montani - in prima persona la vicenda Sav (cooperazione) con la chiusura del mangimificio di Rovereto con la messa in mobilità di tutti i dipendenti, ugual cosa per gli uffici amministrativi della stessa Sav, per passare poi all'odissea del caseificio di Villalagarina dove si voleva far convivere yogurt e formaggio (a proposito, qualcuno ha pagato per gli investimenti sbagliati?) che ha chiuso i battenti solo per salvare il caseificio di Fiavé, chiuso poi (ovviamente) pure quello. All'epoca ho chiesto, inascoltato di ricollocare i pochi esuberi del caseificio di Villalagarina e non solo (non si parlava dei drammatici numeri del Sait, ma delle poche unità che rimanevano anche senza la prospettiva del progettone) all'interno del sistema della cooperazione restando, ovviamente, inascoltato. Ora la storia si ripete e, almeno per me, non è una novità".

 

"Cooperazione o multinazionale - conclude amaro Montani - purtroppo, si assomigliano quando c'è di mezzo il mercato. Perché se non siamo ipocriti, sempre quella è la scusa. Tanto a pagare sono sempre e solo i lavoratori".

 

La Cgil, comunque, annuncia che continuerà a mobilitarsi e a battersi per modificare questa volontà, sia sul numero degli esuberi sia sulle indispensabili azioni di riqualificazione dei lavoratori. "Non ci rassegniamo - completa Ianeselli - a subire un comportamento socialmente irresponsabile verso i lavoratori e verso la comunità". Il sindacato, infine, ha quindi ribadito l’incoerenza con cui Sait starebbe gestendo questa situazione rispetto ai valori di responsabilità sociale e centralità della persona in cui la cooperazione trentina dice di riconoscersi.

 

“I licenziamenti sono sempre una pagina difficile da gestire e non sempre vendono prevalere comportamenti socialmente responsabili da parte delle aziende. Che la mancanza di responsabilità sociale, però, avvenga dentro il mondo cooperativo fa davvero specie, perché i valori del movimento - che sono parte integrante della nostra storia - non possono evaporare come nulla fosse pur nei momenti di difficoltà”, conclude il segretario della Cgil trentina.

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