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Scuolabus, erano due i soci con condanne non dichiarate. L'appalto da 83,7 milioni saltato per l'Euroda di Rovereto

La sentenza del Tar ha chiarito quanto successo: i due soci erano stati condannati uno per omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, l'altro per guida in stato di ebbrezza. Totalmente respinto il ricorso del Consorzio. La Cgil: "Prima o poi qualcuno dovrà prendersi la responsabilità. Gli associati dovrebbero iniziare a discutere seriamente al loro interno"

Di Luca Pianesi - 08 novembre 2016 - 17:53

TRENTO. Tutto respinto: il ricorso del Cta è stato completamente rigettato dal Tar di Trento (come anticipato da ildolomiti.it sabato scorso) e oggi, leggendo la sentenza, riusciamo anche a fare un po' di chiarezza su quanto accaduto realmente. Sono due, infatti, i consorziati con condanne non dichiarate nella domanda di partecipazione alla gara d'appalto, bandita dalla Provincia, da 83,7 milioni di euro per la gestione del servizio scuolabus in tutto il Trentino. Non uno solo, dunque, come riportato in questi mesi su molti giornali. Solo il Trentino, infatti, quando aveva scoperto la cosa (era il 9 giugno), aveva parlato di "due impresentabili". Poi la vicenda era stata leggermente "ridimensionata" forse anche perché la ditta in oggetto è realmente una sola, l'Euroda srl di Rovereto. Ad essere due, invece, sono i soci dell'azienda sui quali il consorzio avrebbe dovuto vigilare.

 

Sono, si legge nella sentenza del Tar, "il primo condannato nel 2007 per omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, il secondo per guida in stato di ebbrezza, divenuta irrevocabile il 12 giugno 2014". Il Cta, nello specifico, ha tentato in aula di far valere "l’irrilevanza, e quindi la non doverosità della dichiarazione, delle condanne riportate dai soci per intervenuta depenalizzazione, per estinzione del reato, per indulto". Ma il Tar ha specificato che "nel caso di specie, l’estinzione del reato per entrambi gli interessati non era ancora stata pronunciata al momento di scadenza del termine per la presentazione delle offerte (23 dicembre 2015)". E dunque "in conclusione, il ricorso e i motivi aggiunti sono infondati e vanno respinti".

 

Atti pubblici che aiutano a capire come si è arrivati alla mega caparra che il Consorzio trentino autotrasportatori dovrà versare alla Provincia di 1 milione e 675 mila euro. A tanto ammontava la cauzione per prendere parte alla gara. Una cifra enorme che potrebbe rischiare di compromettere anche le future gare d'appalto alle quali il Cta vorrà prendere parte (per esempio nel 2017 dovrebbe riesserci quella per gli scuolabus in provincia, dopo che per colpa dello stesso Cta è saltata quest'anno). Ottenere oggi una fideiussione di una tale entità da una banca, dopo che quella dell'anno precedente si è letteralmente volatilizzata per colpe dello stesso Consorzio potrebbe non essere semplice. Banca d'Italia, infatti, potrebbe avere decisamente qualcosa da ridire qualora ciò avvenisse.

 

Intanto sul tema prende posizione anche Stefano Montani della Filt Cgil del Trentino: "Quello che preoccupa la Filt Cgil sono le circa 130 aziende, spesso a gestione familiare, per le quali il servizio di scuolabus, è un valido integratore di reddito. Il Cta è un'importante realtà dell'economia trentina che nel tempo non ha saputo, però, liberarsi di quelle poche aziende che difettano nel pagare le retribuzioni ai propri dipendenti nei tempi previsti e che fanno circolare mezzi al di sotto dei normali standard di sicurezza. Per non parlare, poi, della lacunosa documentazione presentata in sede di gara che è stata il motivo dell'annullamento dell' appalto. Fatti, questi, di cui qualcuno dovrà prima o poi prendersi la responsabilità e che gli associati dovrebbero iniziare a discutere seriamente al loro interno. Pena far diventare il Trentino terra di conquista di qualche azienda di trasporti che il territorio, ahinoi, già lo conosce. Forse pensare ad una partecipazione di Trentino trasporti alla prossima assegnazione del servizio di scuolabus, con successive forme di collaborazione con il Cta, permetterebbe di continuare a garantire occupazione e, visti i tempi di ristrettezze, a tenere sul territorio le imposte versate".

  

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