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Tassullo Materiali, tutti d'accordo contro svendita e fallimento

I dipendenti della Tassullo sono rimasti 40, dopo il licenziamento di 42 unità per mantenere il valore degli assets sul mercato. Provincia, parti sociali e imprenditori al tavolo per non lasciare nulla d'intentato. A metà novembre ci dovrebbe essere un aggiornamento 

Di Luca Andreazza - 04 novembre 2016 - 20:28

TASSULLO. La Tassullo perde i pezzi e restano 40 dipendenti ancora in organico nella storica ditta edile della Val di Non. Un risultato doloroso causato dalle ulteriori 42 unità licenziate per ridurre i costi dell'azienda e mantenere il valore dei suoi assets appetibili sul mercato, in attesa di acquirenti disposti a prendersene cura. Ma come ne "Il Deserto dei Tartari" di Dino Buzzati, si sta come il Giovanni Drogo in guardia alla Fortezza Bastiani. Nell'attesa della "grande occasione", ma all'orizzonte non si vede ancora nessuno. 

 

"Nel frattempo - spiega l'assessore Mauro Gilmozzi, in sostituzione dell'assessore Olivi (assente per un contemporaneo impegno, ndr) - bisogna dire che sono attivi tutti gli istituti di tutela a favore dei lavoratori in mobilità. Quelli licenziati nel 2016 potranno contare sull'indennità di mobilità per la durata di 12 mesi, che salgono a 18 per chi ha compiuto i 50 anni. I lavoratori disoccupati vengono presi in carico dall'Agenzia del lavoro che, tramite il centro per l'impiego di riferimento, offre molteplici servizi finalizzati alla loro ricollocazione". 

 

Il punto di non ritorno della crisi della Tassullo Materiali risale allo scorso luglio, quando l'azienda venne dichiarata fallita su richiesta della Procura e dei creditori Sts Polistiroli, Edonet Buzzi Unicem. Già nel 2015 l'azienda nonesa era però passata da 125 a 75 dipendenti per far fronte alla contrazione del fatturato. Il rosso di 22,60 milioni di euro (circa 60 milioni se si considera il gruppo e le garanzie sui debiti delle controllate, ndr) aveva spinto la società a presentare domanda di concordato con riserva. Ma visto il conto, la richiesta venne respinta e avviata la procedura fallimentare, sancita dalla pratica 64/2016. 

 

"Non si deve in nessun modo accettare che il punto più alto della crisi edilizia generale travolga e cancelli il grande patrimonio industriale, produttivo e occupazionale del gruppo Tassullo, autentica colonna storica dell’imprenditoria in valle di Non e in Trentino", questa la dichiarazione di volontà emersa dall'incontro di giovedì 4 novembre tra una folta delegazione di lavoratori, sindacalisti e una numerosa rappresentanza di consiglieri provinciali.

 

Dopo che il tema è stato trattato tre volte mercoledì in aula – in relazione a tre interrogazioni a risposta immediata di Donata Borgonovo Re, Walter Viola e Giacomo Bezzi – oggi il presidente Bruno Dorigatti ha ascoltato assieme ai colleghi la situazione aggiornata. Milena Brun, ex dipendente della fallita Tassullo Materiali spa, ha spiegato che "Tutti gli operatori di questa azienda credono fermamente, e nonostante tutto, nelle buone prospettive dell’attività interrotta dalla dichiarazione di fallimento. Non siamo di fronte a un ramo secco e a un settore maturo, ma a una realtà viva e con grosse chance, legate in particolar modo al business che è stato letteralmente inventato con investimenti, ricerca e coraggio, intorno al patrimonio dei vuoti di cava in valle".

Le celle ipogee sono già utilizzate da Melinda per la conservazione delle mele, ma si ventila anche l'ipotesi di installarvi grandi data center oppure di utilizzarle come bacini per l’acqua a scopo irriguo o addirittura potabile. Se da un lato 42 addetti sono stati mandati a casa e sono stati messi nei guai creditori, banche e soci del gruppo, dall'altro è presente un’attività lucrativa che aspetta solo di essere fatta decollare.  

 

"E per questo - dice Maurizio Zabbeni di Fillea Cgil – c’è grossa aspettativa attorno ai provvedimenti giudiziari che già a metà del mese dovranno essere pronunciati sulle istanze di revoca del fallimento. Il timore rappresentato oggi è che a vincere la partita sia la speculazione: si paventa insomma uno spezzettamento degli assets del gruppo e una sostanziale svendita all'asta delle stesse celle ipogee, che rappresenterebbe la definitiva beffa, dopo il danno già patito dall'economia nonesa e trentina".

 

Anche l’economista Carlo Borzaga è intervenuto e ha giudicato inopportuna la via del fallimento imboccata dall'azienda.  Secondo Borzaga, infatti,  c’erano tutte le condizioni per scegliere la continuità produttiva e la salvaguardia del gruppo industriale: "Il fallimento è stato disposto con esercizio provvisorio dell’attività, che nel primo quadrimestre 2016 ha segnato un +13% del fatturato".

 

Meno sereno l'intervento di Lorenzo Lorenzoni, ex presidente di Tassullo spa, per il quale "In questa vicenda ci sono interrogativi inquietanti. Il compito della politica – ha detto – è quello di non far vincere la partita agli speculatori, bensì a quanti si stanno battendo per la difesa dei posti di lavoro".

 

Tutto è ancora sul tavolo e verso metà novembre la vicenda si arricchirà di una nuova puntata e si saprà qualcosa su possibili interventi di investitori internazionali come ipotizzato dall'assessore Olivi oppure di un difficile intervento di una cordata trentina.

 

 

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