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Autotest, due volte a settimana anche sul posto di lavoro. Kompatscher: “Necessario per far ripartire l'economia e non chiudere più”

La Provincia di Bolzano ha discusso con le parti sociali la possibilità di estendere i test nasali ora in uso nelle scuole anche sull'ambiente di lavoro, nel privato come nel pubblico. Kompatscher: “L'obiettivo è assicurare la sopravvivenza delle aziende e non chiudere più”

Pubblicato il - 31 marzo 2021 - 15:59

BOLZANO. Gli autotest anche nel mondo del lavoro. Dopo il comparto della scuola, anche quello del lavoro potrebbe essere interessato dall'utilizzo dei test nasali. A comunicarlo è la Provincia di Bolzano, che già nelle scorse settimane aveva annunciato di volerli estendere al resto della cittadinanza.

 

“L'obiettivo è assicurare la sopravvivenza delle aziende, che non possono permettersi ulteriori chiusure, e la conservazione dei posti di lavoro – ha dichiarato il presidente Arno Kompatscher durante l'incontro con le categorie economiche e i sindacati – serve però l'impegno di tutti: eseguendo questi test in maniera regolare possiamo anche essere in grado di individuare per tempo i focolai di contagio, mantenere sotto controllo la situazione epidemiologica e convivere ancora per qualche mese con il virus in attesa che venga vaccinata la gran parte della popolazione”.

 

L'idea è di utilizzare due test pre-diagnostici alla settimana in auto-somministrazione, i cosiddetti test nasali, per far ripartire il prima possibile il mondo dell'economia e del lavoro in Alto Adige. La proposta è stata avanzata nella mattinata di mercoledì 31 marzo dalla giunta provinciale, rappresentata dal Landeshauptmann Kompatscher e dagli assessori Thomas Widmann, Philipp Achammer e Arnold Schuler, riunita con le parti sociali. Nelle aziende come nel settore pubblico, verrebbe così replicata l'esperienza avviata nelle scuole.

 

Le parti sociali, pur sollevando qualche dubbio per quanto riguarda lo svolgimento pratico della procedura, hanno assicurato la loro disponibilità ad aprire un confronto. In ambito scolastico, invece, l'obbligo di sottoporsi ai test per frequentare in presenza aveva creato non poche polemiche, in particolare da parte della scuola italiana (QUI l'articolo). Da parte sua, il consigliere d'opposizione Alessandro Urzì ha depositato un esposto in procura per lesione al diritto all'assistenza sanitaria e a quello allo studio.

 

L'applicazione di questi test in ambito lavorativo richiederà un gruppo di lavoro, creato a brevissimo tempo e coordinato dalla Direzione generale della Provincia. Questo avrà il compito di trovare un'intesa sul protocollo di sicurezza sul lavoro, tale da integrare l'accordo territoriale e da dare al progetto una base più solida dal punto di vista giuridico. Nel corso dell'incontro, nondimeno, è stato ribadito che lo screening riguarderà non solo le aziende private, che già ora possono contare sulla possibilità di fare i test antigenici, ma anche il pubblico impiego.

 

Le persone che risulteranno positive al test nasale saranno chiamate ad eseguire un test antigenico o un test pcr di conferma. Le spese delle procedure saranno inoltre a carico delle aziende stesse, che però potranno acquistare i test al prezzo di costo. “Questa strategia – ha aggiunto Kompatscher – è guardata con interesse dal Ministero della Salute e anche altre regioni italiane come Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia si stanno muovendo nella stessa direzione. Il mio appello all'economia, e di conseguenza ai lavoratori, è quello di aderire al progetto”.

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