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Green pass base se il ristorante a pranzo svolge attività mensa ma diventa ''Super'' per tutti gli altri: ''Gli imprenditori in Trentino si orientano su sale separate''

Il vice presidente di Confesercenti del Trentino: "Ci sono alcuni ristoranti convenzionati per la gestione del buono pasto e per gli accordi che permettono di svolgere un servizio mensa". Un altro problema è il rincaro delle bollette: "Si cerca di tenere tutto fermo perché la crisi colpisce tutti e si rischia di perdere clientela con ulteriori problemi da affrontare nella gestione aziendale ma così un ritocco dei prezzi diventa inevitabile"

Di Luca Andreazza - 07 dicembre 2021 - 05:01

TRENTO. "A pranzo possiamo trovare tre tipologie di clientela: libero accesso al banco, con certificazione verde base se c'è un servizio mensa e con Green pass rafforzato se è un turista oppure una persona che non si siede al tavolo con convenzione". A dirlo Massimiliano Peterlanavice presidente di Confesercenti del Trentino. "Chiaro: la gestione è più complessa in questo momento ma se può essere una soluzione per riuscire a mantenere le attività aperto, il comparto assicura la massima disponibilità e grande collaborazione".

 

Il Super Green pass è diventato operativo, una misura che è stata estesa fino almeno al 15 gennaio, per cercare di fronteggiare questa fase dell'emergenza Covid e, soprattutto, per provare a garantire una certa sicurezza di continuità al tessuto economico italiano. Nel frattempo il palazzo Chigi ha pubblicato le Faq per spiegare il funzionamento e le differenze tra le due certificazioni verde. 

 

Quella "base" si ottiene ancora con un tampone negativo e consente di andare a lavoro, a scuola, all’università e nelle mense, di salire sui mezzi del trasporto pubblico locale, fare la spesa e recarsi in farmacia oltre che frequentare gli hotel con i relativi servizi di ristorazione. Il Super Green pass (vaccinazione o avvenuta guarigione) serve per accedere a bar e ristoranti al chiuso, cinema, teatri, stadi, discoteche, palestre e piscine in zona gialla. Le deroghe riguardano i bimbi under 12, le persone che non possono vaccinarsi, i vaccinati con ReiThera e i cittadini di San Marino.

 

Escluso Friuli Venezia Giulia e Alto Adige, l'Italia attualmente è in zona bianca ma c'è un progressivo peggioramento della situazione epidemiologica. Intanto il ministero ha rilasciato l’aggiornamento dell’app VerificaC-19 che distingue tra tipologia di verifica "base" e "rafforzata". Ma per i servizi mensa aziendali non c'è ancora differenza. 

 

"La quasi totalità degli esercizi pubblici richiede nei fatti il Green pass rafforzato. Ma ci sono alcuni ristoranti convenzionati - commenta il vice presidente di Confesercenti - per la gestione del buono pasto e per gli accordi che permettono di svolgere un servizio mensa. In quei posti di lavoro per i quali non è previsto l'obbligo vaccinale, viene concessa la possibilità di recarsi in ufficio con il tampone negativo e quindi anche di pranzare nelle 'mense' con la certificazione verde base. Non ci sono indicazioni particolari a livello operativo ma in questi casi i vari imprenditori si orientano nel prevedere sale separate per una gestione più serena dell'attività".

 

Questo, però, si ripercuote sull'organizzazione e sui controlli. "A maggior ragione - dice Peterlana - si deve dedicare una persona a questa operazione di verifica, in particolare nei momenti di maggior afflusso dei clienti". Con magari gli organici un po' tirati per la difficoltà nel reperire i lavoratori. "Questo è sicuramente un problema ma in questo momento non è più il principale nodo attenzionato dal settore".

 

La vera criticità è l'inflazione che si alza un po' ovunque. Dopo la brusca frenata e la ripresa economica, il costo dell'energia traina l'aumento dei prezzi. Per il caffè, per esempio, ci sono già stati adeguamenti, nell'ordine dei 10/20 centesimi, in diversi locali (Qui articolo). C'è una ripresa delle vendite, ma c'è anche un rallentamento del ritmo: a ottobre Istat segnala una crescita sull’anno del +3,7% in valore, contro il +5,3% registrato a settembre. Una frenata ancora di lieve entità, dovuta in parte anche all’effetto dell’aumento dei prezzi, in particolare dei beni energetici, registrato negli ultimi mesi.

 

"Non è un semplice rincaro Istat - spiega Peterlana - le bollette incidono parecchio e i costi in alcuni casi sono raddoppiati. Si cerca di tenere la situazione ferma, ma i listini andranno ritoccati per reggere i costi. La coperta, però, è corta e diventa veramente difficile trovare un punto di equilibrio: la crisi colpisce tutti e si rischia di perdere clientela con ulteriori problemi da affrontare nella gestione aziendale. Una corsa, questa, che potrebbe avere un impatto rilevante sul potere d’acquisto e sui consumi dei trentini. Anche le piccole imprese registrano pesanti aumenti di costo sulle utenze, fino a 4 mila euro in più per la sola energia elettrica. Un aumento che rischia di avere un impatto notevole soprattutto sui bilanci delle micro e piccole attività, già alle prese con una difficile ripartenza. Per questo, anche considerando la stagione natalizia alle porte, è necessario accelerare sul nuovo intervento ‘taglia-bollette’, incrementando anche le risorse da mettere a disposizione. Sarebbe un investimento nella ripresa”.

 

Difficile fare affidamento sul turismo come in passato, almeno per ora non ci si illude troppo. "E' un settore in ripresa ma c'è molta cautela, la movimentazione stenta e questi primi week end non sono stati brillantissimi. Speriamo che ci possa essere un ulteriore miglioramento e la fiducia possa crescere, però c'è molta incertezza e molto timore, comportamenti comprensibilmente dettati dalla recrudescenza dell'epidemia in questa fase", conclude Peterlana. 

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