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Le Tute blu trentine in sciopero contro i licenziamenti: la protesta estesa a diverse fabbriche d’Italia

In Trentino si sono fermate per due ore Mahle Componenti Motori e Metalsistem, lo sciopero proseguirà la settimana prossima: “Le riorganizzazioni aziendali non si devono scaricare sui lavoratori che invece vanno tutelati e accompagnati nelle fasi di transizione con gli ammortizzatori sociali”

Di Tiziano Grottolo - 24 luglio 2021 - 10:39

TRENTO. A incrociare le braccia per primi sono state le Tute blu della Mahle Componenti Motori di Gardolo e della Metalsistem di Rovereto che nella giornata di ieri, 23 luglio, hanno deciso di aderire allo sciopero indetto in tutta Italia da Fiom, Fim e Uilm per protestare contro lo sblocco dei licenziamenti.

 

La protesta, in pochi giorni, ha già coinvolto diverse fabbriche italiane. La decisione di organizzare lo sciopero arriva soprattutto in segno di solidarietà verso i lavoratori e le lavoratrici di aziende e multinazionali come Gkn, Whirlpool, Gianetti Ruote che all’indomani dello sblocco dei licenziamenti, senza rispettare l’intesa con Governo e Confindustria per il massimo ricorso agli ammortizzatori sociali, hanno avviato le procedure di licenziamento nei propri stabilimenti.

 

I sindacati giudicano inaccettabile il taglio dei posti di lavoro: “Queste decisioni vanno contrastate con fermezza da tutti i metalmeccanici per difendere l’occupazione, il reddito dei lavoratori, impedire la riduzione della capacità industriale del paese, evitare che altre aziende seguano questi esempi negativi e rivendicare allo stesso tempo investimenti e politiche industriali in tutto il territorio nazionale. Le ingenti risorse pubbliche messe a disposizione dalla comunità europea sul Pnrr vanno utilizzate per innovare il sistema produttivo del paese, realizzare la transizione ecologica e digitale, dare soluzioni alle tante crisi aperte, creare nuova e stabile occupazione”.

 

Anche i metalmeccanici trentini, in linea con le sigle nazionali, chiedono anche di “vincolare le ingenti risorse pubbliche destinate alle imprese a precisi vincoli sociali a partire dalla difesa dell'occupazione, al superamento della precarietà lavorativa, alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro”. Secondo la segreteria generale della Fiom-Cgil Manuela Terragnolo: “Per queste ragioni le riorganizzazioni aziendali non si devono scaricare sui lavoratori e sulle lavoratrici che vanno tutelati e accompagnati nelle fasi di transizione con gli ammortizzatori sociali”.

 

Per questo Fiom, Fim e Uilm sollecitano il Governo a intervenire con Confindustria per bloccare i licenziamenti, rispettare l’avviso comune sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali sottoscritto con Cgil Cisl e Uil, dare soluzioni alle crisi aperte, aprire con il sindacato tavoli di confronto nei principali settori industriali a partire dall’automotive, dalla siderurgia, dall’elettrodomestico. Le proteste comunque proseguiranno durante tutta la prossima settimana negli altri stabilimenti trentini.

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