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Olimpiadi, Legambiente: ''Stop alla pista da bob a Cortina e alla copertura dell'ice rink di Piné: dubbi sulla sostenibilità economica e ambientale''

Nel mirino dell'associazione ambientalista finiscono in particolare due sedi di gara: le manifestazioni di pattinaggio di velocità potrebbero essere spostate a Torino e quelle di bob a Cesana. Legambiente: "La logica tutta italiana delle grandi opere in emergenza va superata. Il rilancio della montagna non passa dalla costruzione di nuove cattedrali nel deserto"

Di L.A. - 02 April 2021 - 15:36

TRENTO. "Due sedi di gara sollevano grossi dubbi sulla sostenibilità economica e ambientale delle Olimpiadi 2026", queste le parole di Andrea Pugliese, presidente del Circolo di Trento di Legambiente che riprende la discussione che avviene a livello nazionale. Nel mirino dell'associazione ambientalista finiscono la ricostruzione della pista da bob di Cortina e l'intervento di copertura dell'ice rink a Baselga di Pinè. 

 

"Saranno i Giochi invernali più sostenibili e memorabili di sempre, così sono state presentate le future Olimpiadi Milano-Cortina 2026 nel dossier di candidatura (Qui articolo), ma ci sono delle criticità, tanto che il Cio da tempo chiede all'Italia di utilizzare, per queste discipline, sedi di gara non lontane, ma già strutturate per ospitare la kermesse".

 

A inizio febbraio il Cio avrebbe espresso dei dubbi sulla pianificazione originale del pattinaggio velocità. La location di Baselga di Pinè richiede un intervento di almeno 70 milioni per essere coperto. E fin qui non ci sarebbero problemi in quanto la Provincia è disposta a intervenire. Il nodo arriverebbe a kermesse conclusa: l'impianto rischierebbe di perdere tra i 570 e gli 830 mila euro all'anno. E per questo il Comitato olimpico internazionale valuterebbe di trascolare le gare a Milano.

 

I costi un po' alti riguarderebbero anche la pista da bob a Cortina. "Oggi abbiamo l'occasione di non ripetere gli errori commessi per Torino 2006 - afferma Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente -. Sulle montagne piemontesi sono rimasti in eredità almeno un paio di veri e propri ecomostri. La pista da bob, in particolare, è costata 110 milioni di euro e non è mai stata utilizzata dopo le Olimpiadi. Noi ambientalisti avevamo chiesto di gareggiare nelle strutture preesistenti della vicina Albertville e non siamo stati ascoltati. A poco sono servite le considerazioni postume sulla problematicità degli impianti da parte dell’ex sindaco Castellani. Allora non c’è stata la volontà di compiere una scelta innovativa. Chissà se ora, a venti anni di distanza e un po’ di decimi di grado in più di temperatura, si troverà il coraggio e il buon senso di utilizzare l’impianto di bob di Cesana oppure la pista di Innsbruck in Austria".

 

La richiesta dell'associazione ambientalista è quella di rivedere gli investimenti, anche alla luce del dossier "Neve diversa" che evidenzia le sfide del prossimo futuro a causa del cambiamento climatico (Qui articolo). "A Cortina - prosegue Legambiente - la storica pista da bob, che ospitò le gare iridate del 1956, abbandonata dal 2008, è totalmente inadeguata agli attuali standard del bob, slittino e skeleton. Quella che viene definita una ristrutturazione è in realtà un rifacimento vero e proprio, con aumento del consumo di suolo in un'area già fortemente antropizzata. Il costo stimato, a dossier, era di circa 50 milioni con finanziamento pubblico, già saliti a 63 milioni secondo le stime del Cio".

 

Il rischio è quello di ritrovarsi impianti in perdita, anche perché il numero delle persone che pratica queste discipline è piuttosto ridotto. "A Baselga di Piné, gli investimenti per la copertura e il rifacimento degli impianti di produzione del ghiaccio per la pista di pattinaggio erano stimati a circa 52 milioni, ma si parla già di 70 milioni. L'alternativa è ospitare le gare di pattinaggio nell'Oval Lingotto di Torino, inutilizzato dopo le Olimpiadi di Torino 2006".

 

Ma non sarebbe solo una questione di risorse. "La pista da bob e la copertura dell'ice rink sono molto in ritardo con i tempi. In base al dossier di candidatura, l'inizio dei lavori di costruzione delle due opere era previsto per giugno 2021, impensabile attualmente. Per completare le strutture la stima è che servano 40 mesi. Non c'è certezza di arrivare in tempo a ottobre 2024, per consentire lo svolgimento delle gare preolimpiche. La logica delle grandi opere in emergenza, che in Italia abbiamo visto tante volte, va superata. Per questo chiediamo di rivedere questi progetti con un’attenta valutazione: si deve dare priorità all’utilizzo di impianti esistenti, riducendo i costi economici e ambientali, tanto più in un momento di crisi e di grande incertezza come questo. Il rilancio della montagna non passa dalla costruzione di nuove cattedrali nel deserto", conclude Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.

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