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“Pressioni per mentire sulle condizioni del mezzo e se ti fermi troppo a lungo ti chiamano”, viaggio con i driver che dalle 18 si incolonnano fuori dal nuovo deposito di Amazon

Dopo le manifestazioni e gli scioperi i driver che ogni giorno consegnano centinaia di pacchi in tutta la provincia di Trento hanno ottenuto dei risultati ma soprattutto i precari subiscono ancora molte pressioni: “Se ti fermi per troppo tempo ti chiamano al telefono per sapere cosa stai facendo”

Di Tiziano Grottolo e Francesca Cristoforetti - 10 novembre 2021 - 05:01

TRENTO. “Sono centinaia i pacchi che portiamo in giro ogni giorno, ma per molti il nostro lavoro è invisibile”, a parlare è uno dei tanti corrieri, o driver (come vengono chiamati dalle loro aziende) che effettuano le consegne per conto del nuovo deposito di smistamento Amazon di Trento. Si tratta di uno spazio da oltre 4.300 metri quadrati che si trova nella zona dell’Interporto.

 

Poche settimane fa la multinazionale del commercio online annunciava in pompa magna l’apertura della nuova struttura che, veniva spiegato in un comunicato, entro il 2022 dovrebbe creare 70 posti di lavoro a tempo indeterminato. Il conteggio però, precisavano da Amazon, comprende sia gli operatori di magazzino effettivamente assunti dalla multinazionale che gli autisti delle aziende fornitrici di servizi di consegna. L’obiettivo, si legge sempre nel comunicato, è quello di “potenziare ulteriormente i processi dell’ultimo miglio sia nella gestione degli ordini che nella velocità di consegna ai clienti, in particolare nelle città di Trento, Bolzano e nelle aree limitrofe”.

 

Questo potenziamento però ha un prezzo e per conoscerlo basta ascoltare le testimonianze di alcuni driver che effettuano le consegne di Amazon per conto di alcune ditte alle quali è stato subappaltato il lavoro. Le ditte sono diverse così come sono varie le condizioni dei lavoratori, anche fra quelli impiegati all’interno di una stessa azienda. Ciò che emerge però, in maniera quasi trasversale, è il timore di parlare per paura di subire delle ritorsioni. È anche per questo motivo che i nomi dei driver che hanno scelto di prendere parola non possono essere riportati.


In genere la giornata di un autista inizia intorno alle 8e30 quando si deve recare in uno dei parcheggi nella zona dell’Interporto di Trento per prelevare le chiavi del furgone. Qui, tramite app e device forniti dall’azienda ogni driver scansiona un codice che serve per conoscere le consegne che dovranno essere effettuate. Con lo stesso codice l’autista è messo al corrente delle condizioni del mezzo. “Da quando ha aperto il centro di Amazon le condizioni dei mezzi sono migliorate”, racconta uno dei dipendenti che si occupa delle consegne. “Prima eravamo costretti a viaggiare su furgoni fatiscenti, con specchietti rotti e copertoni completamente consumati. Ora però Amazon non fa entrare nel proprio deposito mezzi danneggiati per questo adesso viaggiamo su veicoli in condizioni migliori”.

 

La questione era stata sollevata anche dal Sindacato di base multicategoriale che accusava alcune ditte coinvolte nella consegna dei pacchi di Amazon perché, con la scusa di aver ricevuto multe o di aver danneggiato i mezzi, queste ultime tratterrebbero dei soldi dalle busta paga dei dipendenti. Una circostanza ribadita anche da alcuni driver: “Anche se i mezzi non sono in buone condizioni subiamo pressioni per non segnalarlo sul device, altrimenti il furgone verrebbe bloccato dal centro di smistamento Amazon. Di fatto dobbiamo mentire con la consapevolezza di aver maggiori possibilità di rimanere coinvolti in un incidente. Peraltro ci viene contestato ogni eventuale danno”.


Ad ogni modo, una volta recuperati i mezzi, gli autisti si devono mettere in coda fuori dal deposito di smistamento Amazon dove possono entrare esclusivamente per timbrare il cartellino, caricare i pacchi e alla fine del turno verso le 18. Anche la sera infatti si trovano diversi mezzi incolonnati. “Se per caso si finisce prima non è comunque possibile rientrare per consegnare il furgone ma è necessario aspettare fino alle 18”. In questi giorni i mezzi che si trovano in colonna erano circa una ventina, ma il via vai di furgoni a partire dalle 18 è continuo. Sono oltre un centinaio i mezzi che entrano ed escono dalla struttura. La situazione potrebbe peggiorare in vista delle festività natalizie quando le consegna aumenteranno. Come se non bastasse le temperature si stanno abbassando.

 

I problemi però non finiscono qui. Anche se dopo le proteste e gli scioperi le condizioni di lavoro sono andate via via migliorando, tanto che alcuni driver hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato, nel settore c’è ancora molto precariato e fra gli ultimi arrivati serpeggia il malumore. Non a caso i mezzi peggiori vengono affidati a chi ha meno tutele. Tra gli autisti c’è addirittura chi è convinto di essere geolocalizzato: “Se ti fermi per troppo tempo ti chiamano al telefono per sapere cosa stai facendo, pure se ci si è fermati per andare in bagno”. Circostanza quest’ultima confermata anche dal sindacato Sbm che ha raccolto diverse testimonianze. 


Come già anticipato molti driver devono fare i conti con le sanzioni e per questo si sono aperte delle vertenze in tribunale. “La questione delle multe è ancora in sospeso, non abbiamo mezzi idonei a entrare in Ztl ma siamo costretti a farlo, le sanzioni però vengono scalate dalla nostra busta paga”. La pausa pranzo poi non è retribuita: “Se ci sono troppe consegne da fare in molti la saltano, la mezz’ora però non viene pagata, c’è pure chi mangia sul furgone per fare prima”.

 

Infine, secondo le accuse di alcuni autisti, certe aziende che si occupano delle consegne metterebbero in atto dei meccanismi per aumentare il numero dei pacchi consegnati. “Su ogni pacco c’è un codice, i nostri superiori ci chiedono di inviarlo perché dal sistema è possibile risalire al numero di telefono privato del cliente, tutto ciò è contro le regole ma chiamando è più facile accordarsi per la consegna. Così l’efficienza della ditta sale”.

 

Non è chiaro se Amazon sia a conoscenza di ciò che avviene appena i furgoni escono dal suo centro di smistamento. Quel che è certo però, è che le questioni sollevate dai driver dovrebbero spingere il colosso statunitense, ma anche la Provincia di Trento, a interrogarsi sulle dure condizioni di lavoro con le quali devono confrontarsi gli autisti trentini che ogni giorno consegnano migliaia di pacchi in tutta la regione. Ormai indispensabili, ma molto spesso invisibili.



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