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| 22 mar 2021 | 13:49

I driver trentini di Amazon in sciopero: “Non siamo schiavi”. Nel mirino di Sbm: “Paghe basse, troppe consegne e mezzi al limite della decenza”

I driver trentini che lavorano per Amazon scendono in sciopero e chiedono il rinnovo del contratto collettivo nazionale scaduto nel 2019: “Diciamo no al lavoro straordinario e non retribuito ma imposto ogni giorno ai lavoratori”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Questa mattina circa una trentina di driver legati al colosso Amazon si sono dati appuntamento a Spini di Gardolo per protestare contro le condizioni di lavoro: “Non siamo schiavi” e “Vogliamo i nostri diritti” due degli slogan apparsi sugli striscioni. La manifestazione, organizzata dal Sindacato di base multicategoriale, si inserisce nella giornata di sciopero nazionale indetta da tutto il comparto legato alla multinazionale statunitense. In zona Spini di Gardolo infatti, ha sede una filiale di distribuzione gestita da alcune aziende che si occupano delle consegne.

 

I driver trentini chiedono il rinnovo del contratto collettivo nazionale scaduto nel 2019 e il rispetto dei diritti acquisiti. In particolare Sbm chiama in causa le due società che si occupano delle consegne dei pacchi provenienti da Amazon: la vicentina Inbox Srl e la milanese Atoa Srl che stando a quanto afferma il sindacato fornisce il personale viaggiante alla Trasporti e Spedizioni AbaCo Srl, quest’ultima una società con sede legale in provincia di Napoli.

 

Soprattutto in tempi di pandemia le consegne sono aumentate in maniera esponenziale, di pari passi sono cresciute le pretese datoriali ma a fronte di un aumento del carico di lavoro paghe e diritti sarebbero rimasti fermi al palo. “Diciamo no al lavoro straordinario e non retribuito ma comunque imposto ogni giorno ai driver”, denuncia Sbm che contestualmente chiede una riduzione dei carichi di lavoro e del numero delle consegne da effettuare giornalmente. Nel mirino anche i mezzi di trasporto messi a disposizione per i driver considerati “al limite della decenza”.

 

Secondo le accuse mosse dal sindacato ad alcuni driver sarebbero stati trattenuti dei soldi in busta paga con la scusa di aver ricevuto multe o di aver danneggiato i mezzi: “I verbali non vengono mostrati e nemmeno i danni risultano dimostrabili”. Il nodo principale però restano gli eccessivi carichi di lavoro, in particolare le troppe consegne da effettuare e le paghe che i lavoratori non ritengono sufficienti.

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