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Turismo pronto a ripartire, ma scarseggiano gli stagionali per alberghi e ristoranti. Avanzo: "Con la pandemia si sono orientati verso lavori più stabili"

Dopo aver saltato la stagione invernale molti stagionali si sono trovati in difficoltà economiche, non riuscendo a sostenere le proprie famiglie. Per questo motivo si sono orientati verso professioni più stabili, creando così un problema per il turismo che ora si trova a corto di lavoratori

Di Mattia Sartori - 18 May 2021 - 09:48

TRENTO. Con le riaperture che ormai incombono bisogna creare gli staff che andranno a riempire le strutture turistiche quest’estate. Solitamente erano gli stagionali a ricoprire questi ruoli, personale qualificato proveniente da varie parti della penisola e del mondo che durante la stagione turistica, estiva o invernale, si dedicava alla cura dei vacanzieri sul nostro territorio. Quest’anno però gli stagionali mancano.

 

“Purtroppo la pandemia li ha costretti a fare scelte diverse – spiega Lamberto Avanzo, segretario della Fisascat -. Avendo saltato la stagione invernale questi lavoratori hanno fatto fatica a coprire col Naspi (indennità di disoccupazione) il periodo non lavorato e questo li ha portati a scegliere occupazioni più stabili per provvedere alla propria famiglia”.

 

Gli stagionali infatti lavorano principalmente tra giugno e agosto e tra dicembre e febbraio, fatta eccezione per la zona dell’Alto Garda che può contare su una stagione più ampia, indicativamente tra marzo e ottobre. Ovviamente se salta una stagione la disponibilità economica delle famiglie si riduce drasticamente, costringendo a considerare un cambio di posto di lavoro, se non proprio di professione. Questo è ciò che è successo quest’anno con la cancellazione della stagione invernale causa Covid.

 

Molti lavoratori sono passati al settore industriale – continua Avanzo -, soprattutto nella zona della Valle del Chiese e delle Giudicarie. Inoltre molti non torneranno più a lavorare in Trentino perché non hanno ottenuto le coperture necessarie quando ne avevano bisogno. Non si parla solo di camerieri, baristi e addetti alle pulizie, ma anche di figure molto più specializzate come cuochi e responsabili di sala, figure che sono difficili da sostituire”.

 

Il problema era già nell’aria da qualche settimana. Dalla Confcommercio Rovereto e Vallagarina ci avevano già contattati riferendoci delle difficoltà che stavano riscontrando i loro associati. Per ora non abbiamo dei numeri precisi, ma riusciremo a farci un’idea migliore nelle prossime settimane, quando le strutture avranno il permesso di riaprire. Negli anni scorsi si parlava di circa 20 mila stagionali su tutto il territorio del Trentino, vedremo quanti di questi sono rimasti o torneranno per questa stagione”.

 

“Una possibile soluzione – conclude Avanzo – sarebbe quella di destagionalizzare il turismo in Trentino, allungando le stagioni e dando quindi miglior copertura ai lavoratori. Questo ci permetterebbe di trattenere i migliori professionisti sul nostro territorio, creando delle relazioni lavorative stabili che porterebbero beneficio sia ai lavoratori che ai datori di lavoro. Il nostro obiettivo è quello di portare queste proposte al tavolo delle negoziazioni, magari insieme ad un rinnovo del Contratto integrativo provinciale sul turismo”.

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